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Air Berlin e aeroporto di Berlino, due disastri Made in Germany

Non sarà stata certamente una delle principali ragioni per la debacle di Air Berlin sempre di più vicina Lufthansa, almeno per i voli lungo raggio, mentre per quelli leisure vi è in lizza all’altra tedesca Condor e per quelli a breve raggio se li disputano la stessa Lufthansa con Eurowings ed easyJet, ma certamente i continui ritardi nell’apertura del nuovo aeroporto Willy Brandt di Berlino Brandeburgo (leggi qui la cronistoria insieme ai problemi arrivati dal dieselgate) dove il vettore in amministrazione straordinaria avrebbe messo il suo principale hub, hanno contribuito al disastro della compagnia. E pare proprio che l’odissea dello scalo non si ancora finita. Il terzo hub tedesco, il maggior aeroporto della capitale tedesca,  avrebbe dovuto aprire nel 2012, poi ritardi su ritardi, di progettazione, hanno spostato la data al 2018. Ed oggi all’autunno 2019… Lo ha rilevato il quotidiano Tagesspiegel.

Air Berlin e aeroporto di Berlino, due storie poco edificanti Made in Germany

Al momento, i due scali operativi della capitale tedesca sono quelli risalenti alla Guerra Fredda ovvero il Tegel, scalo dell’Ovest, e lo Schoenefeld, dell’Est, dopo la conversione in parco pubblico del Templehof, ex city airport e del regime nazista della capitale tedesca. Ora il nuovo scalo, se mai aprirà non avrà un vettore di riferimento, ovvero Air Berlin, o, forse, vi sbarcherà Eurowings della famiglai Lufthansa che, però, continua a investire sui suoi due principali hub di Francoforte e Monaco di Baviera.

Ogni mese che passa le azionisti dello scalo, la città, il Land del Brandeburgo e il governo federale, fanno uscire dai loro forzieri 17-18 milioni di euro in spese di mantenimento. Se, e quando, aprirà, i costi si innalzeranno ulteriormente. O sarebbe meglio fare un secondo parco pubblico come il Templehof?

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