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Tempo libero, bonus e compensi, quali sono i diritti dei viaggiatori d’affari?

Tempo libero, bonus e compensi, quali sono i diritti dei viaggiatori d’affari? Mentre le grandi aziende sono consapevoli e controllano i rischi e i vincoli associati ai viaggi d’affari, spesso è più difficile per le piccole aziende navigare in un mondo in cui tutto è regolamentato. Per avere un quadro più chiaro, con l’aiuto di Jakub Kusmierczak, l’esperto di diritto dei passeggeri di AirHelp, ecco una raccolta di cose essenziali da sapere prima di partire per un viaggio d’affari.

Tempo libero, bonus e compensi. Quali sono i diritti dei viaggiatori d’affari secondo Air Help

Tempo libero, bonus e compensi, quali sono i diritti dei viaggiatori d’affari? Ecco i diritti dei viaggiatori d’affari.

  • Più si viaggia, più si possono guadagnare “miglia” grazie ai programmi frequent flyer delle compagnie aeree. Ma questi bonus possono essere utilizzati a proprio vantaggio? Pur non esistendo una giurisprudenza in questo settore, la prassi abituale è quella di permettere ai dipendenti di beneficiare delle miglia guadagnate. Tuttavia, la distribuzione di miglia o punti bonus può anche essere regolata da contratti di lavoro. È quindi probabilmente utile discuterne con il datore di lavoro prima del viaggio. E perciò sempre più vettori lanciano programmi frequent flyer che promettono  il guadagno di miglia aziendali ma anche personali (vedi ad esempio BlueBiz). E vedi qui i programmi di fedeltà delle catene alberghiere.
  • Le politiche tariffarie dei vettori differiscono da una compagnia all’altra, in particolare per quanto riguarda il numero di bagagli consentiti. La buona notizia è che nessuna azienda può costringervi a viaggiare solo con il bagaglio a mano. La cattiva notizia è che il datore di lavoro non è tenuto a pagare i costi aggiuntivi per il bagaglio registrato. Suggerimento? Si può sempre cercare di reclamare questa spesa sotto forma di un “resoconto spese”, al ritorno dal viaggio.
  • È comune, durante un viaggio, trovarsi di fronte ad un ritardo del volo o addirittura ad una cancellazione. In questo caso, il viaggiatore d’affari ha diritto ad un risarcimento, anche se il datore di lavoro ha pagato il biglietto. La legge europea EC261 è stata creata per proteggere i viaggiatori dalle difficoltà che incontrano durante gravi interruzioni dei voli, non per rimborsare le compagnie aeree. Di conseguenza, il risarcimento dovuto appartiene sempre al viaggiatore, anche se è stata la sua compagnia a pagare il biglietto. Il dipendente che viaggia ha diritto a un risarcimento per i ritardi, perché è lui che ne ha subito le conseguenze, non l’azienda che lo impiega.
  • Infine, molti viaggiatori d’affari apprezzano l’opportunità di prolungare il loro soggiorno durante il viaggio, il cosiddetto Bleisure. In questo caso, chi dovrebbe pagare per il volo di ritorno? Non ci sono regole severe a questo proposito: può dipendere dalla vostra direzione o dai regolamenti dell’azienda. Spesso si applica la regola del 90%: per 10 giorni di viaggio d’affari, il dipendente può beneficiare di un giorno supplementare in loco. In tutti i casi, la questione deve essere chiarita con il datore di lavoro, in particolare per garantire che la parte commerciale sia chiaramente separata dalla parte leisure del viaggio.

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