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E dopo lo scandalo Volkswagen, ecco quello del nuovo scalo di Berlino

L’efficienza, e l’esser ligi alle regole a tutti i costi (Disziplin in tedesco), di teutonica memoria, messi a dura prova dagli ultimi accadimenti. Dopo la “frode”, perché altro non è, del gruppo Volkswagen ai danni delle autorità di controllo statunitensi sulle emissioni delle loro auto diesel, e quindi ai consumatori (leggi Volkswagen ahi, ahi, ahi) ecco la notizia, l’ennesima in questi anni, di un possibile ulteriore rinvio nell’apertura del nuovo aeroporto di Berlino, dedicato a Willy Brandt, che originariamente avrebbe dovuto inaugurarsi nell’ormai lontano 2012. Uno smacco al sistema-paese tedesco, portato sempre come esempio in questi anni di marosi come l’unico capace di poter risollevare le sorti della derelitta Europa. Un sistema rigido ma che poi, nei fatti, così tanto rigido non è.

Le autorità di sorveglianza che vigilano sulla sicurezza di tutti i cantieri edili tedeschi hanno infatti ordinato l’immediata sospensione dei lavori di riparazione e risanamento dell’edificio dell’aerostazione dell’ Hauptstadtflughafen BER, il nuovo scalo berlinese, in quanto pericolante. Un pericolo per i futuri passeggeri, ma anche per chi ora nel cantiere, infinito, ci sta lavorando. Un altro colpo alla grandeur berlinese, che vede probabilmente slittare oltre il 2017 la data di apertura del suo nuovo aeroporto, che andrebbe a sostituire i due scali della città eredità del passato, fatta di divisioni, ovvero il Tegel, scalo dell’Ovest, e lo Schoenefeld, dell’Est, dopo la conversione in parco pubblico del Templehof, ex city airport della capitale tedesca.

Un errore quello del nuovo scalo di Berlino Brandeburgo, si legge sui media tedeschi, progettuale: sul soffitto dell’aerostazione sono stati infatti montati ventilatori troppo pesanti, ben il doppio del consentito. E dopo l’imbarazzo di ieri del ceo del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, ecco quello del capo cantiere e del progetto Karsten Muehlenfeld, che, a mezza voce, ha ammesso che le date teutonicamente previste per l’inaugurazione nel 2017 probabilmente non saranno rispettate. E quando vedrà le luce, il Willy Brandt probabilmente nascerà già piccolo rispetto alle esigenze di traffico dei berlinesi e di chi giornalmente si reca nella capitale tedesca, visto che da progetto ci sarebbero circa una quarantina di check-in desk in meno rispetto alla somma di quelli che offrono oggi il Tegel e lo Schoenefeld. Lasciando così ancor lo scettro dei principali hub della Germania, e di Lufthansa, a Francoforte e Monaco.

Due esempi di come non sempre il Made in Germany vuol dire efficienza e scrupolosità nel seguire le regole. E noi ci occupiamo solo di Travel e di Auto, perché potremmo chiedere anche notizie, ad esempio, del sistema bancario tedesco a quei pochi che sono riusciti a entrarci, e di quanta polvere hanno trovato sotto i tappeti una volta preso possesso delle stanze del potere…

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