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Il Gruppo Uvet al 2030: così Luca Patané disegna il prossimo decennio

Il Gruppo Uvet proiettato al 2030: qual è il disegno di Luca Patané?  Il presidente della società milanese da 2,9 miliardi di giro d’affari prova a tracciare la fisionomia dell’azienda fra dieci anni, anticipando da subito che “è un orizzonte troppo lontano– esordisce -: pensiamo al 2009 e a come è cambiato il sistema di regole, della distribuzione e dei comportamenti di acquisto dei viaggiatori, infine come sono cambiate le strutture aziendali. Ad esempio, non avrei mai pensato a una compagnia aerea dieci anni fa”. Ma non è una questione di ridurre la timeline, per il Patané “designer” che sta per assestare un’altra acquisizione nel business travel, è piuttosto la capacità di “trovare un equilibrio tra istinto animalesco e l’arte del cuoco”. Nel senso che il tocco dell’imprenditore esperto dà la forma al colpo di genio o di fortuna.

Più facile immaginare il 2025?

“E’ che c’è una bella differenza tra sognare e creare piani: se facevo un piano aziendale e non sognavo, non avrei mai comprato Blue Panorama. Il sogno resta, e non lo dimentichi. Se si manifesta il potenziale, lo realizzi”.

Come sarà, dunque, Uvet nel 2030?

“Dovrà essere più europea anzitutto. E uno dei grandi player mondiali. Ma la domanda da porsi è se sarò io a guidarla. La continuità aziendale è importante. La Uvet è nata con mio papà e da 40 è passata a 2mila persone impiegate. Domani?”. Il figlio Francesco è già ‘arruolato’, mentre Chiara sta facendo esperienza in una startup innovativa.

Accelerazione: digital, AI, e-payments, big data sono i fattori che fanno cambiare velocemente gli scenari di mercato. Siamo pronti?

“Ci stiamo lavorando, non è facile. Abbiamo troppe basi di dati, non c’è interoperabilità. Poi dobbiamo porre la domanda giusta ai sistemi, individuando con chiarezza cosa vogliamo conoscere. Infine, dare l’input per farlo realizzare alle macchine. Con il “Superindice” (sistema previsionale nel turismo realizzato da Confturismo/Confcomemrcio, descritto in questo comunicato) stiamo cercando di farlo, occorre poi saperlo sfruttare”.

Voi avete l’Uvet Travel Index, riuscite a prevedere l’andamento, quanto vi aiuta?

“La base di dati è storica ed è previsionale: oggi, a marzo, vediamo l’estate e dal mix tra i comportamenti leisure e business riusciamo ad essere piuttosto precisi. A settembre del 2018 avevamo previsto che i viaggi d’affari avrebbero avuto una battuta d’arresto. E’ durata fino a tutto gennaio e in parte febbraio 2019: in questi mesi le aziende hanno tagliato le trasferte. Lo abbiamo detto proprio al Biztravel Forum (a novembre, ndr)”.

Blue Panorama: sta andando come aveva previsto?

“Apriamo la base in Polonia, a Katowice, per fare lungo raggio e breve da questo 2019. E’ un mercato che progredisce in maniera significativa e lo abbiamo cercato per crescere, per sostenere quello interno che invece è statico. In Italia ampliamo le rotte dei clienti (tour operator) già in portafoglio. Il ritorno dell’Egitto è un gran sollievo”. Acquisita con un fatturato di 240 milioni, la compagnia aerea Blue Panorama ha chiuso il 2018 a 290 (ci si aspettava 250 mln) e l’obiettivo è di raggiungere 335 milioni quest’anno. “I margini sono bassi e c’è ancora molto da fare, fin qui abbiamo portato a casa l’essenziale per il segmento tra leisure e linea. Ora possiamo avere aerei belli e dobbiamo fare utili”.

In questo articolo i risultati di gruppo del 2018. Tra le acquisizioni del 2019, Sardatur Holidays Limited, tour operator di prodotto luxury con sede a Richmond nel Regno Unito, e Staff Italia che entrerà dal primo aprile, per andare a rinforzare il Mice per cui si prevedono 100 milioni di fatturato (eventi, education, Pharma).

Cosa manca al disegno del gruppo integrato?

“C’è tutto: a novembre il tema del Biztravel Forum era ‘Bigger or Faster’, oggi dobbiamo trovare altri argomenti visto che siamo più grandi. Quali scelte per rimanere veloci? Prendo dall’esterno o cresco internamente? Incorporo startup o creo? Io mi vedo artigiano/imprenditore, anzi designer. E cerco le prede, non mi piace attendere. Ora che abbiamo un quadro completo, dobbiamo fare crescere le componenti di una filiera integrata. Anche la più storica di Uvet, cioè il business travel, dove siamo leader in Italia”.

Per questo occorre attendere ancora qualche mese per sciogliere le riserve. Intanto, basti che “la recessione è finita: le imprese hanno risparmiato fino a un mese fa, hanno constatato che il sistema non è crollato e ora riprendono a viaggiare. Anche perché il 20% delle aziende italiane esporta e sono più ricche di prima, essendosi andate a cercare il business fuori dal Paese”. Il che non può che stimolare i viaggi d’affari.

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