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Addio alle carte carburanti. E’ caos con l’e-fattura?

Addio alle carte carburanti, è  caos con l’e-fattura? La soluzione migliore sarebbe certamente quella di utilizzare una carta aziendale per i pagamenti anche per il rifornimento; tipo Soldo (vedila qui), Air Plus (leggi qui), quelle classiche (leggi qui) o le nuove soluzioni dei petrolieri, dalla nuova app Eni Station (leggi qui) alla RecardQ8, soluzione di pagamento dedicata alle imprese e ai professionisti titolari di P.IVA, disponibile in due versioni, RecardQ8 business e RecardQ8 coupon (leggi qui) o a Uta Edenred (scoprila qui). E altre soluzioni. Perché altre sistemi di pagamenti non tracciabili, almeno al momento, visto i problemi di sistema della Fattura elettronica, potrebbero comportare caos e mancanza recupero dell’IVA da parte delle aziende.

Addio alle carte carburanti. E’ caos con l’e-fattura? Sistemi centrali a parte, il problema potrebbe avvenire se non si utilizzano app o codici per riconoscere il driver

Oltre ai mezzi di pagamento validi di cui abbiamo detto sopra, ovvero  le carte che vengono rilasciate agli operatori Iva dalla compagnia petrolifera a seguito di specifici contratti di netting che consentono il pagamento in un momento diverso rispetto alla cessione e le carte (ricaricabili o meno) e i buoni, che permettono alle imprese e ai professionisti di acquistare esclusivamente i carburanti e lubrificanti, il provvedimento del 4 aprile 2018, considera idonei anche i seguenti mezzi di pagamento: gli assegni, bancari e postali, circolari e non, nonché i vaglia cambiari e postali, quelli elettronici previsti all’articolo 5, D.Lgs. 82/2005, secondo le linee guida emanate dall’Agenzia per l’Italia Digitale quali addebito diretto, bonifico bancario o postale, bollettino postale o le varie carte che consentano anche l’addebito in conto corrente. Sperando poi in un corretta riconciliazione delle spese nelle varie amministrazioni delle aziende.  Il distributore – o la società petrolifera – è, infatti, obbligato a certificare l’acquisito con l’emissione dell’e-fattura verso gli acquirenti soggetti passivi d’imposta. Ma sono pronti?

Per velocizzare la procedura dal benzinaio oltre alle app per smartphone esistenti, Eni ma non solo, che collegano i dati del driver ad un QRCode da utilizzare alla fine del rifornimento, anche la possibilità di digitare nell’app il codice che compare sullo scontrino per scaricare la relativa e-fattura, anche per la modalità self-service. Senza questi sistemi, l’unica è comunicare i  dati aziendali al gestore dell’area di servizio, che dovrà poi inserirli manualmente nel sistema. “Per noi il problema  è rappresentato da quei casi nei quali i clienti con partita Iva devono comunicare i loro dati per intero, costringendo i gestori all’inserimento manuale. Per adesso c’è solo qualche piccolo intoppo che, però, alla piena ripresa delle attività questa settimana già potrebbe assumere proporzioni più rilevanti” commenta il presidente di Faib, Martino Landi.

Due i problemi pratici:
– garantire il rimborso al dipendente, se il documento fiscale non sarà allegato alla nota spese;
– individuare ed eventualmente contabilizzare automaticamente la fattura legata alla trasferta, nel flusso di fatture in arrivo dal Sistema di Interscambio.
Per quanto riguarda il primo tema, parrebbe che l’orientamento prevalente sia di garantire il rimborso immediato al dipendente solo nel caso in cui l’esercente abbia rilasciato un documento di cortesia, ossia una copia cartacea della fattura priva di valore fiscale. L’agenzia delle entrate con provvedimento del direttore Prot. n. 89757/2018  del 30.4.18  prevede: “Comunque, il cedente/prestatore consegna direttamente al cliente consumatore finale una copia informatica o analogica della fattura elettronica, comunicando contestualmente che il documento è messo a sua disposizione dal SdI nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate”.

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