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Case automobilistiche: vento dell’est

Da un po’ di tempo si sente molto parlare dei “marchi” dell’est. Abbiamo voluto, quindi, indagare più in profondità sui migliori performer in Europa, per poi passare ad analizzare in dettaglio la situazione in Italia. La rosa di nomi che abbiamo considerato include HyundaiKiaDaciaSsangYongTataGreat Wall e Mahindra. Per questi costruttori utilizzeremo il dato di immatricolato del nuovo di vetture e veicoli commerciali leggeri fino a 3,5 tonnellate e il perimetro geografico dell’analisi riguarderà Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, e Regno Unito e, successivamente, esaminerà i dati del mercato italiano. La raccolta dei dati e la loro analisi sono stati curati da Dataforce Italia.

I protagonisti dell’indagine
Ma cominciamo col dare alcuni brevi cenni su ciascuno di questi marchi, che magari non sono noti a tutti. Hyundai Motor Company prende forma nel 1967 come assemblatore di un modello Ford e nel 1974 lancia la Pony, la prima vera Hyundai, disegnata dalla matita di Giugiaro. Acquista la Kia nel 1998 e nel 2009 il gruppo Hyundai-Kia diventa il quarto costruttore mondiale con più di 5 milioni di modelli venduti. Nel 2008 nasce la filiale italiana, la Hyundai Motor Company Italy. Anche la Kia fu fondata alla fine della seconda guerra mondiale nella Corea del Sud per costruire biciclette, poi moto, infine automobili. Prima di essere acquistata dal suo più acerrimo concorrente, la Hyundai appunto, ha avuto fra i suoi partner commerciali Mazda e Ford. Dacia nasce nel 1966 in Romania per l’esigenza delle autorità del tempo di produrre una vettura con licenza di un costruttore straniero, allo scopo di ridurre tempi e costi di un progetto di tale portata. Fu la Renault ad aggiudicarsi la fornitura e nel 1968 uscì la prima vettura dagli stabilimenti rumeni. Nel 1999 la Renault acquistò il 51% dell’azienda e da quel momento è cominciata una storia di grande successo.
Fondata nel 1954 nella Corea del Sud col nome di Hadonghwan Motor Company per costruire le Jeep da fornire all’esercito americano, SsangYong produce la “sua” prima vettura solo nel 1976. Cambia nome nel 1957 in Dong-A Motor e viene acquistata nel 1988 dalla finanziaria SsangYong che la porta a diventare un costruttore automobilistico su larga scala. Collabora con la Daimler- Benz negli anni Novanta dando vita a nuovi motori e modelli e viene acquistata nel 1997 dalla connazionale Daewoo che però la rivende nel 2000 per gravi problemi finanziari. Nel 2004 la casa cinese Saic acquista il 51% delle azioni, finendo poi al centro di una battaglia legale con i coreani sulla proprietà della tecnologia ibrida. Nel 2010 la SsangYong viene rimessa in vendita e nel febbraio del 2011 la Mahindra perfeziona l’acquisto del 70% della quota di controllo. Oggi la SsangYong è leader del mercato coreano dei fuoristrada.
Mahindra nasce nel 1945 in India commerciando acciaio con la Gran Bretagna e con gli Stati Uniti. Incomincia subito la sua storia “automobilistica” assemblando le Willys Jeep e, più tardi, allarga la sua produzione ai veicoli commerciali leggeri e ai trattori agricoli. Dal 2005 è il più grande produttore di suv in India e nel 2007 ha fatto il suo ingresso sul mercato delle vetture con la Logan a seguito della joint venture con Renault. Nel 2011 acquista la coreana SsangYong.
Tata, invece, è il più grande gruppo industriale indiano in termini di capitale e fatturato. Nasce nel 1868 e oggi è costituito da 93 società in sette settori di attività che impiegano circa 395.000 dipendenti. Tata Motors a sua volta è il più grande costruttore automobilistico indiano. È proprietario di Land Rover e Jaguar e ha inoltre una jointventure con Fiat in India e in Argentina. Nel 2009 ha lanciato la Tata Nano in India a un prezzo equivalente a 1700 euro ed entro fine anno si prepara alle prime esportazioni in Thailandia, Sri Lanka e alcuni Paesi africani, anche se sembra allontanarsi il debutto europeo in quanto la vettura è lontana dai nostri standard in fatto di sicurezza, emissioni e consumi.
Fondata nel 1976 nei pressi di Pechino, Great Wall Motors è la più grande produttrice privata di fuoristrada, suv e pick-up in Cina, vende autovetture in 60 Paesi e la sua produzione è basata al 70% su veicoli commerciali e fuoristrada, mentre il 30% restante sono utilitarie e piccole berline.

I dati europei
Abbiamo diviso i risultati in due grandi blocchi: il primo costituito da Hyundai, Kia e Dacia che a fine anno raggiungeranno il tetto delle 800.000 unità immatricolate in Europa, e il secondo con SsangYong, Tata, Great Wall e Mahindra che si attesteranno su un totale di 12/13.000 veicoli. Il grafico 1 e il grafico 2 mostrano i risultati a livello europeo ottenuti da questi marchi con la previsione di chiusura per il 2011, ricavata proiettando il trend dai dati di aprile 2011 fino a fine dicembre. Per quasi tutti ciò che stupisce è come, in questi anni di forti difficoltà di mercato, Hyundai, Kia e Dacia siano passate in cinque anni da 500 a 800.000 immatricolazioni e come Great Wall e Mahindra siano riuscite a moltiplicare per più di cinque i loro risultati!

Tata, nonostante il buon risultato del 2009, in questi ultimi due anni è in deciso calo, mentre è SsangYong che ha subito la recessione più netta e solo da quest’anno sta cominciando a dare segnali di ripresa. Sempre guardando ai volumi dei Paesi europei coinvolti nell’analisi (grafico 3), il caso di successo in Europa è Dacia Duster che, se rispetterà l’andamento dei primi quattro mesi dell’anno, chiuderà il 2011 con un risultato che farà sorridere molti nel gruppo Renault e preoccupare più di un concorrente. Va anche notato che sia Dacia che Hyundai supereranno sicuramente le 200.000 immatricolazioni a fine 2011, ma questo risultato Dacia lo fa con tre modelli mentre Hyundai con circa il doppio. Per quanto riguarda la quota di penetrazione nel mercato flotte europeo dei marchi oggetto dell’analisi, la stessa è pari a circa il 40% del totale immatricolato, contrariamente a quanto avviene in Italia dove viene superato di pochissimo il 20%.

La situazione italiana
In Italia, Hyundai e Dacia possiedono i trend di crescita più importanti (grafico 4). In particolare, Hyundai ha reagito in maniera ottimale agli scarsi risultati del 2008, mentre perdurano le difficoltà per Kia nel tentativo di non perdere quota di mercato rispetto al suo anno migliore, il 2007. Nel caso degli altri quattro marchi (grafico 5), SsangYong ricalca il trend europeo: dopo una discesa in picchiata che l’ha portata dal 2006 al 2010 a perdere l’87% del suo immatricolato, le previsioni finalmente si orientano verso un segno positivo alla chiusura del 2011, non riuscendo però a superare le performance di Great Wall, in costante ascesa. Mahindra, pur in crescita, ha la quota più bassa fra questi marchi, mentre Tata sembra non avere un futuro roseo nei prossimi tempi. Per sintetizzare, dal 2006, mentre SsangYong ha perso tre quarti dei suoi volumi e Tata si sta avviando a farne la metà, Mahindra immatricola tre volte tanto e Great Wall ha invece moltiplicato per 66 i suoi risultati! In termini di modelli che, alla chiusura del 2011, dovrebbero immatricolare almeno 1000 unità (grafico 6), anche in Italia l’exploit di Dacia Duster è sotto gli occhi di tutti, ma è notevolissima anche la performance del marchio Hyundai che piazza le sue quattro stelle di gamma nelle posizioni successive in classifica. Una cosa risulta evidente: il grande successo dei suv. Sia Duster che IX35 sono veicoli trasversali, multiuso, con un look dinamico che esprime personalità e che alla fine trovano adepti ovunque, dal single alla famiglia, dagli uomini alle donne. Ed è significativo che sia SsangYong che Great Wall riescano a fare i loro migliori risultati con due altri suv, rispettivamente Korando e Hover. La battaglia fra Duster e IX35 si sta combattendo anche col prezzo: la gamma Duster va da 12 a 18.000 euro mentre la IX35 va da 19.600 a 32.000. Merito anche delle sinergie con Renault e i suoi motori, ottimo lavoro di dowsizing e armonizzazione fatto da Dacia che monta due sole cilindrate, un benzina da 1600 cc e un diesel da 1461 cc, con tre livelli di potenza che accontentano molte esigenze, mentre la IX35 utilizza diverse unità, con cilindrate e potenza maggiori che però devono tener conto della giusta attenzione ai consumi e all’ambiente che gli automobilisti moderni hanno deciso di sposare a tutti gli effetti. E anche la massa di questi veicoli gioca un ruolo importantissimo: Duster va da 1.160 a 1.294 kg mentre IX35 parte da 1.305 kg per arrivare ai 1.525 del suo modello più pesante.

Le flotte in Italia
Analizziamo adesso nel grafico 7 e nel grafico 8 cosa accade nel comparto delle flotte in Italia. I tre marchi principali sono molto sbilanciati sul canale privato rispetto a quanto succede in Europa e solo Hyundai riesce a realizzare il 26% del suo immatricolato sulle partite Iva. Dacia e Kia si fermano rispettivamente all’8% e 10%. Diversi, invece, i casi di Great Wall, Tata e SsangYong, che vedono una consistente percentuale d’immatricolazioni nel mercato delle flotte (dai due terzi della prima casa fino a scendere a un terzo dell’ultima citata), e di Mahindra che addirittura immatricola praticamente quasi tutte le sue vetture in questo mercato: ha tre veicoli a listino, Bolero, Goa e Thar, ma i risultati migliori li ottiene comunque col suv Goa, rispettando in pieno le nuove tendenze di mercato anche in questo canale. Chiudiamo la nostra analisi con i modelli più performanti nel canale flotte in Italia (grafico 9), sempre secondo le nostre previsioni di chiusura del 2011. Qui la situazione dei primi cinque posti in classifica si ribalta rispetto a quella del mercato totale: Hyundai ai primi quattro posti e Dacia Duster quinta. Segue il suv Hover della Great Wall, Dacia Logan nelle sue varie versioni, station wagon, van e pick-up, Great Wall Wingle, in Italia commercializzata come Steed (è un pick-up) e Tata Xenon (anch’essa un pick-up), Infine tre suv a chiudere la classifica dei modelli al di sopra delle 500 immatricolazioni: la nuova Kia Sportage, Hyundai IX35 e SsangYong Korando.

Quest’analisi, però, non ha considerato un modello molto importante appena introdotto sul mercato: la Hyundai i40CW, una station wagon da cui ci si attende molto e adattissima anche al segmento delleflotte: difficile prevedere oggi il risultato a fine anno, ma siamo convinti che parleremo di cifre a tre zeri. Per quanto riguarda invece l’utilizzo di carburanti alternativi, dimenticandoci la spinta data dagli incentivi che, per esempio, ha permesso a Dacia, Hyundai e Kia di vendere questo tipo di veicoli in una percentuale superiore al 70% di quota sul loro totale immatricolato nel 2009 e sopra il 35% nel 2010, oggi ci troviamo a percentuali che oscillano dal 2% al 5%. Conferma questa, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la gente si rivolge ai carburanti alternativi se trova una reale convenienza economica sul prezzo di acquisto piuttosto che per ragioni puramente ecologiche. Per sintetizzare, l’evoluzione negli ultimi anni di questi costruttori, sia a livello di design che tecnico, ha portato a una sensibile modifica degli equilibri preesistenti. La spinta innovativa unita alla forte competitività commerciale non smetteranno di riservarci sorprese e aspettiamo con ansia l’ingresso nelle ibride e nell’elettrico o in chissà quali nuove tecnologie alternative da parte di questi importanti costruttori.

 

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