AutoGreenSguardo sul futuro

Model X provata per voi. Con effetto Wow

Con la Tesla Model X l’effetto Wow è assicurato. Sia per il driver, abituato a guidare auto “normali”, anche le più performanti e di livello, sia per i passanti, che ti assaltano con richieste quando ti vedono parcheggiare questa astronave con le ruote. Perché la Tesla Model X è si un’auto, ma non proprio classica. E non per nulla il suo creatore, il vulcanico imprenditore sudafricano impiantato in California e inventore di Paypal Elon Musk, ha fondato anche una società per i voli spaziali, la Space X. X come il Suv che abbiamo guidato con sommo stupore.  A partire dall’accensione e dal motore…. che non ci sono. A stupire anche… lo “strumento” che serve  per aprire e far partire l’auto; una macchinina che sembra un portachiavi modello perfetto della Model X, che serve come telecomando per aprire e chiudere portellone e portiere, basta cliccare sulle parti che interessano. E fare tanto altro. Prima di metterselo in tasca, avvicinarsi all’auto che ci riconosce subito, aprire la portiera e, dopo essersi posizionato sull’avvolgente sedile del guidatore, partire mettendo il selettore sulla D di drive nell’assoluto silenzio schiacciando l’acceleratore…

Model X, i dati tecnici e le perfomance

Magari però prima di partire si resta rapiti dal maxi tablet da 17″ posto in mezzo alla plancia che fa praticamente di tutto, dicendoti anche dove fermarsi per ricaricare la tua Tesla per non aver problemi di autonomia e recependo gli aggiornamenti dalla casa madre per la gestione dell’auto,  dall’impianto hi-fi al telefono, dal sofisticato navigatore all’agenda, dalla connessione internet grazie alla quale si possono leggere le ultime news e vedere cosa riprendono le telecamere e variare la rigidità dello sterzo e soprattutto impostare l’altezza da terra, con ben cinque posizioni: very high, high, standard, low, very low , che fanno alzare e abbassare sensibilmente il mezzo. Tra le gestioni possibili anche quelle di auto-pilot di cui si è tanto parlato. Ma che funziona. Veramente. Anche se non è possibile utilizzarlo sulle strade italiane.
Altro wow viene dal parabrezza ampissimo che si collega con il tettuccio in vetro che, ai lati, arriva anche ai posti posteriori. Che possono essere due, nella versione a sei posti (quella che abbiamo guidato noi) o a tre, nelle versioni a cinque o a sette posti. I due finali a scomparsa. Che non diminuiscono lo spazio del bagagliaio posteriore. A cui si devono aggiungere i 187 litri di capacità dello spazio anteriore.
L’ultimo wow ancora prima di partire solo le portiere posteriori con apertura ad “ala di falco” che, grazie a un doppio cardine, servono appena 30 cm di spazio libero di lato per poterle aprire. Tanto scenografiche quanto complesse, con sensori di tutti i tipi per non farle sbattere neppure sul soffitto dei garage.
I wow quando si guida arrivano tutti dal “motore”, che come detto non c’è.  Il modello che abbiamo guidato è la 100D, con trazione integrale di serie e una batteria da 100 kWh con 565 chilometri di autonomia, che permette una ripresa bruciante, con una accelerazione da 3,1 secondi per arrivare da 0 a 100 km/h, con una velocità autolimitata a 250 km/h. Nella gamma anche la “base” 75D, potenza di 333 CV e batterie da 75 kW per un’autonomia dichiarata di 417 km, per arrivare alla P100D, forte di oltre 600 CV e grazie al pacco batterie di 100 kW con ben 565 km di percorrenza e un’accelerazione-monstre di 3,1 secondi per raggiungere i 100 km/h partendo da zero.

Dopo la Model X, arriva anche un secondo suv, contrassegnato con la lettera Y

Dopo la roadster, la prima Tesla, la S, la berlina sportiva che ha iniziato a far conoscere il brand di Musk al mondo, la X, appunto, ecco in arrivo la “popolare” 3 (leggi qui) e il nuovo crossover di medie-picole dimensioni, la Y, appena presentata (leggi qui). Ma nel “mondo” Musk ecco anche gli investimenti nella factory per la costruzione delle batterie, a partire dalla Gigafactory del Nevada, realizzata in collaborazione con Panasonic. Energia che tesla distribuisce anche con la sua rete di supercharger, le sole che utilizzano i 120 kW per la ricarica veloce: ce ne sono oltre 800 in Europa a cui si affiancano i destination charger disseminati un po’ dovunque, soprattutto in garage e presso di versi hotel (vedili qui).

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