MISSION FLEET 2 - 2012
24/05/2012
Fleet manager a confronto
In
tempi di downsizing, non è facile la
vita dei fleet manager. Sempre più spesso sono impegnati a coniugare le pressanti esigenze di saving dell’azienda
con i desideri dei driver. E per riuscire a contenere i costi sono chiamati,
ancor più che nel passato, a vigilare sulle performance dei propri fornitori e mantenersi
aggiornati sulle tendenze del mercato. Il tutto, senza dimenticare l’attenzione
verso l’ambiente e l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2.
Per
comprendere come si sta evolvendo il ruolo del fleet manager, di quali
competenze deve disporre e quali nuove sfide è chiamato a fronteggiare, abbiamo
intervistato sei responsabili del parco auto di medie e grandi aziende con sede
in Italia. Ecco cosa ci hanno raccontato.
Qual è il suo inquadramento
nell’organigramma aziendale?
Davide Balestra, Fincantieri - Servizi
Generali e, in quest’ambito, mi occupo anche di autovetture aziendali. La
nostra flotta è composta da circa 250 vetture.
Marco De Fini, Gilead Sciences - Facilities.
Dal mio arrivo in azienda il dipartimento è stato inserito all’interno di un’organizzazione
internazionale e la gestione della flotta si è completamente trasformata, mentre
il parco auto è notevolmente aumentato, a seguito di due riorganizzazioni, e oggi
disponiamo di circa 100 veicoli a noleggio.
Patrizia Falcetta, Exiros.it - Acquisto
di servizi alle persone (Exiros.it è la società di procurement del gruppo
Tenaris). Da nove anni seguo l’acquisizione dei veicoli del parco auto. A
seguito della crisi economica il mio ruolo ha assunto un crescente rilievo:
sono stata chiamata a ridurre i costi di gestione della flotta, nonché a
interagire con il nostro ufficio HR, responsabile della car policy, per proporre soluzioni in linea con il
mercato.
Sarah Massoli, Mitsubishi Electric
Europe - Direzione risorse umane, che mi vede impegnata in
più ambiti, tra cui la gestione della car policy e del parco auto aziendale. L’obiettivo
principale verso i nostri collaboratori è mantenere un alto livello di
sicurezza, confort e prestazioni, visto che alcuni veicoli percorrono anche
60.000 chilometri in un anno.
Flavio Pittana, Oracle - Facility
coordinator nella divisione Real Estate and Facility di Oracle, preposta alla gestione
dei fabbricati e dei servizi alle persone. Riporto all’Area Facility manager
Italia, Grecia, Croazia, Malta, Cipro e collaboro con il nostro Emea Car Fleet
Manager. In questi ultimi anni è cresciuta l’attenzione ai costi totali
(compresi quelli assicurativi) ed è sempre più difficile conciliare le esigenze
della società con quelle dei singoli dipendenti. Nella gestione del parco auto,
le linee guida vengono definite dalla casa madre e adattate al contesto locale
da HR.
Luciano Filippini Battistelli,
Isagro - Responsabile dei Servizi Generali: nell’ambito di
questo ruolo rientra la gestione dei parchi auto delle quattro società del Gruppo
Isagro. In totale disponiamo di 110 automezzi a noleggio, ma regolamentati da quattro
distinte car policy, molto diverse l’una dall’altra.
Quali sono le caratteristiche più
importanti che un fleet manager deve avere?
Davide Balestra - Deve
essere sempre informato sull’andamento del mercato automobilistico ed essere
propositivo nei confronti dei propri capi.
Marco De Fini - Purtroppo
a volte i fleet manager sono un po’ incompresi. Ad essi tocca l’onere di
coniugare il rispetto per le regole della car policy con la flessibilità verso
i colleghi. Spesso nella sua prima versione la car policy è redatta da persone
con una ridotta conoscenza del fleet management: il responsabile del parco
auto, dunque, deve innovare i processi affinché questo documento sia sempre un
“progetto in divenire” e non uno strumento obsoleto. L’obiettivo deve essere
facilitare l’operatività, anziché burocratizzarla o appesantirla. Inoltre,
ritengo che un moderno fleet manager dovrebbe essere “eco-orientato”: è
importante dirigere la scelta su veicoli a ridotto impatto ambientale.
Patrizia Falcetta - È
indispensabile una buona conoscenza e capacità di gestione della flotta
aziendale, unita al continuo aggiornamento e confronto con il mercato, alla
capacità di intuire in che direzione il settore sta andando. Inoltre, bisogna
essere orientati al servizio verso il cliente interno, disporre di una discreta
capacità di comunicare e saper portare avanti accordi in partnership con
noleggiatori e case costruttrici. Infine, è importante riuscire a trovare un
punto di incontro tra le esigenze di driver, azienda e mercato.
Sarah Massoli - Il
fleet manager deve saper anticipare i tempi, cogliere velocemente i cambiamenti
del mercato e trasformarli in opportunità per la propria azienda.
Flavio Pittana - Il
fleet manager indossa un doppio cappello: da un lato deve saper ascoltare con
attenzione le esigenze dei driver, dall’altro deve interpretare al meglio le
esigenze di saving dell’azienda. Questo compito in genere è arduo, ma devo ammettere
che io sono facilitato dal fatto che Oracle, come molte imprese del settore IT,
non adotta una car policy particolarmente restrittiva e concede ai dipendenti
ampia scelta in fatto di veicoli. Da noi l’auto è intesa come benefit a tutti
gli effetti, una componente rilevante della retribuzione.
Luciano Filippini Battistelli - Ritengo
che un buon fleet manager debba conoscere in maniera approfondita il “clima”
aziendale e le esigenze dei propri colleghi. L’auto infatti è considerata un
ottimo biglietto da visita e rappresenta una discreta parte della retribuzione.
La parola d’ordine deve essere “flessibilità”: bisogna adattare un unico
vestito, la car policy, a persone diverse, con differenti necessità. Il tutto
con equità e senza generare insoddisfazione. Per me è un motivo di orgoglio quando
i dipendenti mi contattano per chiedermi un consiglio sulla scelta del veicolo.
È un riconoscimento delle mie competenze e la riprova che la mia figura è ben
percepita all’interno dell’azienda. Infine, penso che per fare il fleet manager
sia indispensabile una discreta dose di “creatività” con i fornitori.
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