ARTICOLO
MISSION FLEET 2 - 2012 
24/05/2012

Professione fleet manager: Roberta Confalonieri, Carl Zeiss

Una vita da… fleet manager. Giocando sul titolo di una celebre canzone di Ligabue, presentiamo Roberta Confalonieri, fleet manager di Carl Zeiss S.p.A. (la ragione sociale completa è necessaria in questo caso, spiegheremo più avanti perché). «Ho trascorso tutta la mia carriera in Carl Zeiss, fin da giovanissima, con il ruolo di assistente al direttore amministrativo, funzione che ricopro tuttora, e in questa veste mi sono sempre occupata della gestione del parco auto, oltre che di crediti, assicurazioni aziendali, reportistica e della tenuta dei libri sociali: come altri esempi che spesso citate nella rivista, anch’io devo conciliare il ruolo di fleet manager, con altre responsabilità aziendali, in questa caso di tipo amministrativo» spiega Roberta. E precisa che la gestione della flotta è un servizio che la direzione del personale ha delegato a quella amministrativa.

Zeiss in Italia

Il gruppo tedesco, che richiama subito alla mente di tutti l’eccezionale qualità dei suoi prodotti ottici, si è insediato in Italia fin dal 1948. Carl Zeiss S.p.A., con sede legale a Milano e sede operativa ad Arese, è una società che commercializza strumenti ottici di precisione per clienti quali ospedali e università (per esempio microscopi operatori, per analisi e ricerca) e strumenti di misura (tra i clienti anche Fiat). La divisione oftalmica, invece, è stata scorporata nel 2006 ed è andata a confluire in un’altra società, Carl Zeiss Vision, con sede a Castiglione Olona: fa sempre parte del gruppo, ma è una società diversa da Carl Zeiss S.p.A. Data l’attività dell’azienda, gli assegnatari delle 74 auto aziendali sono per la maggior parte tecnici (del service o applicativi, perché tutti questi strumenti sono ormai dotati di software molto evoluti), venditori e product manager. L’auto aziendale, anche se ad uso promiscuo, viene scelta, acquisita e gestita dando assoluta priorità alla componente lavorativa e di servizio e, conseguentemente, la car policy è stata modellata con quest’ottica. Fanno eccezione, naturalmente, la vetture “di benefit” per l’amministratore delegato ed i suoi diretti riporti, ma si tratta di poche unità.

Scelte di acquisizione
«Per scegliere i modelli più adatti alle nostre esigenze e mantenerli sempre attuali ricorriamo ad una selezione periodica» illustra la fleet manager. «Il segmento a cui ci rivolgiamo è quello della station wagon medie e grandi, che devono essere molto capienti se l’assegnatario ha necessità di trasportare anche parti di hardware. Quando “serve spazio” possiamo anche superare il budget predefinito a andare a scegliere nella categoria superiore, per esempio ordinando una Ford Mondeo al posto di una Focus. In questo caso non possiamo parlare di vero e proprio “upgrade” a favore del dipendente, perché l’assegnazione di un’auto di livello superiore è determinata da ragioni esclusivamente professionali e viene decisa dall’azienda», precisa. Il metodo di acquisizione utilizzato da Zeiss è il classico noleggio a lungo termine. La competizione tra noleggiatori viene creata con un sistema che giudichiamo molto efficace: ogni sei mesi, la fleet manager richiede a un numero sufficiente di possibili fornitori le offerte (che devono avere sei mesi di validità) su specifici modelli che andranno a comporre la griglia di policy dei mesi successivi; inoltre i noleggiatori possono proporre modelli alternativi, ma simili a quelli richiesti, qualora ritengano di poter disporre di prodotti interessanti per l’azienda a costi convenienti. «Grazie alle proposte alternative, abbiamo inserito nel recente passato un modello come la Seat Altea, alla quale inizialmente non avevamo pensato, ma che si è rivelata un’ottima combinazione tra qualità e prezzo» rivela Roberta «anche se attualmente i nostri modelli di riferimento, anzi gli unici consentiti salvo eccezioni approvate laddove serva un modello di categoria superiore, sono la Ford Focus e la Opel Astra, tutte diesel Euro 5, naturalmente, e con un occhio alle emissioni di gas nocivi, dotate di fendinebbia, radio/CD, clima, bracciolo laterale e bluetooth, solo recentemente autorizzato perché in passato era quasi sempre incluso in pacchetti piuttosto cari». L’assegnatario può aggiungere degli optional a pagamento, ma si deve impegnare a pagarli direttamente al noleggiatore per il loro intero valore e alla consegna della vettura. Per quanto riguarda i rapporti con la casa-madre tedesca, la car policy locale gode di un’ampia libertà, con l’unica, ma importante eccezione, di rientrare all’interno di alcuni “paletti” stabiliti in Germania, che vietano l’uso di suv, coupé, crossover e altri modelli “meno sobri” delle politically correct berline e station wagon.
contratti e fornitori
La scelta di convergere su due modelli “obbligatori” è stata presa dopo un periodo nel quale l’azienda aveva sperimentato il sistema “user chooser” (l’assegnatario ha ampia scelta di modelli entro un limite di budget prefissato). Un esperimento che, a detta della fleet manager, ha portato caos gestionale e irragionevole aumento dell’attività di gestione, nonché delle aspettative dei driver: «abbiamo deciso di puntare sull’efficienza dopo aver concesso forse troppa libertà». Perciò, questa modalità di scelta è ora limitata ai pochi alti dirigenti, che normalmente concentrano le loro preferenza sul classico trio tedesco Audi– BMW-Mercedes. Per quanto riguarda i noleggiatori, al momento Carl Zeiss sta utilizzando soprattutto Leaseplan e Arval, ma nel recente passato si è avvalsa anche di BBVA, Athlon Car Lease e ALD Automotive. I contratti “standard” sono a 36 mesi con 110.000 chilometri inclusi (e una franchigia di 10.000 sul ricalcolo chilometrico a fine rent): «E’ una durata che utilizziamo soprattutto per uniformare i confronti di canone tra modelli diversi, ma dove ci sembra opportuno stipuliamo anche contratti a 48 mesi, con il vantaggio di mantenere il canone, spesso minore rispetto a quello con 36 mesi, invariato per un altro anno» spiega la fleet manager. Che esprime la sua insoddisfazione per i tempi di consegna «superiori ai tre mesi (cioè maggiori di quelli dei concessionari) che ci costringono a pagare per parecchio tempo delle auto in pre-assegnazione a tariffe altissime rispetto ai canoni normali».
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