Lanciare una monetina ed esprimere un desiderio resterà possibile. Ma avvicinarsi alla Fontana di Trevi non sarà più gratis. Dal 1° febbraio 2026, uno dei monumenti più iconici al mondo introdurrà un biglietto d’ingresso da 2 euro per i turisti che vorranno accedere all’area frontale del bacino.
La decisione, annunciata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, segna un passaggio storico: la Capitale sceglie di affrontare l’overtourism non più solo con appelli al buon senso, ma con strumenti economici e di gestione dei flussi, seguendo una tendenza ormai globale.
Non solo Trevi: cosa cambia dal 2026
La Fontana di Trevi non sarà un caso isolato. Dal 2026 diventeranno a pagamento anche:
- Villa di Massenzio
- Museo Napoleonico
- Museo Carlo Baracco
- Museo Pilotti
- Museo Canonica
Resta però un principio chiave: accesso gratuito per i residenti di Roma e della Città Metropolitana, oltre a esenzioni per bambini sotto i 5 anni, persone con disabilità e accompagnatori. Una distinzione netta tra chi vive la città e chi la consuma per poche ore.
30 mila visitatori al giorno: il peso del successo
La Fontana di Trevi attira circa 30.000 visitatori al giorno. Numeri che spiegano perché l’area sia diventata uno dei luoghi più congestionati d’Europa: selfie, assembramenti, borseggiatori, comportamenti irrispettosi e continui interventi di pulizia e sicurezza.
Dopo i restauri del 2025, il Comune aveva già introdotto un limite di 400 persone alla volta e un sistema di code per evitare calche permanenti. Il biglietto è il passo successivo: meno folla, più controllo, più rispetto.
Pagare per entrare (e per comportarsi meglio)
Il ticket non è solo una leva economica. È anche un messaggio culturale. Come accade in molti altri siti colpiti dall’overtourism, l’obiettivo è regolare i comportamenti oltre che i numeri: niente tuffi in stile La Dolce Vita (oggi puniti con multe fino a 500 euro), niente rifiuti, niente spettacolarizzazione di un monumento fragile.
Secondo le stime, il solo accesso alla Fontana di Trevi potrebbe generare oltre 6 milioni di euro l’anno, fondi che il Comune intende reinvestire in manutenzione, sicurezza e gestione dei visitatori.
Roma segue una tendenza globale
La Capitale arriva dopo altri esempi internazionali:
- Venezia, con il contributo di accesso da 5 a 10 euro;
- Parigi, dove il Louvre gestisce i flussi con fasce orarie e prezzi differenziati;
- Machu Picchu, Taj Mahal, Serengeti, dove i turisti stranieri pagano molto più dei residenti;
- Nuova Zelanda, che introdurrà un ticket per Milford Sound dal 2027.
Sempre più città e siti adottano biglietti, quote, prenotazioni obbligatorie e prezzi differenziati per difendersi dal turismo di massa.
Esperienza o “attrazione a pagamento”?
Le critiche non mancano. C’è chi teme che Roma stia trasformando i suoi monumenti in un parco a tema, alterando il naturale flusso urbano. Ma il dato di fondo resta: 50 milioni di pernottamenti nel solo 2023 hanno dimostrato che il modello precedente non regge più.
Sempre più esperti suggeriscono soluzioni come il dynamic pricing: prezzi più alti nei periodi di punta, più bassi fuori stagione. Un’idea che incontra anche il favore dei viaggiatori, secondo diversi sondaggi internazionali.
La monetina resta, il paradigma cambia
Gettare una moneta nella Fontana di Trevi continuerà a finanziare opere benefiche. Ma da febbraio 2026, entrare davvero in contatto con il monumento avrà un costo.
Non è la fine della gratuità culturale, ma l’inizio di una nuova fase: quella in cui il turismo non è più solo un diritto implicito, ma un equilibrio da gestire. Roma, simbolo eterno dell’accoglienza, lo ha capito. E ora chiede ai visitatori qualcosa in più: rispetto, pianificazione e, sì, anche due euro.













