La Commissione europea, mettendo mano al pacchetto Automotive, ha deciso di ridimensionare uno dei pilastri del Green Deal: gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ per auto e furgoni. Una correzione di rotta che introduce maggiore flessibilità nel percorso verso il 2035, senza rinunciare – almeno nelle intenzioni di Bruxelles – agli obiettivi climatici di lungo periodo.
Tra neutralità tecnologica, meccanismi di compensazione delle emissioni e nuovi target per le flotte aziendali, il nuovo impianto normativo solleva però interrogativi concreti sul suo impatto economico e operativo, in particolare per il mondo del noleggio e delle grandi aziende. Proprio le flotte vengono infatti individuate dalla Commissione come leva strategica per accelerare la transizione, attraverso quote obbligatorie di elettrificazione definite a livello nazionale.
Su questi temi si inserisce la posizione di ANIASA, che guarda con favore a un approccio più flessibile rispetto al passato, ma esprime forti perplessità sull’introduzione di obblighi anticipati all’elettrico e su target imposti “dall’alto”. Dubbi che abbiamo avuto modo di approfondire insieme a Pietro Teofilatto, Direttore area fisco ed economia dell’associazione, per capire quali potrebbero essere le conseguenze concrete per flotte, noleggio e aziende italiane, e quali correttivi ANIASA ritiene necessari per evitare distorsioni di mercato e frenate involontarie alla transizione.
L’intervista a Pietro Teofilatto di ANIASA
Cosa pensate di questi passi, in riferimento al mondo flotte, dei noleggi e in dettaglio se cambiano le cose nei vari segmenti?
Le linee guida varate alla Commissione Europea a fine dicembre scorso evidenziano quanto la decarbonizzazione delle flotte aziendali sia diventata per Bruxelles un obiettivo cruciale per la transizione ecologica. La proposta passerà adesso alla valutazione del Parlamento UE e poi arriverà nei singoli Paesi membri.
Questa maggiore flessibilità rappresenta davvero un cambio di approccio rispetto al passato?
Rispetto alle ipotesi iniziali, la Commissione sollecitata anche dalla posizione comune assunta di Italia e Germania, contrarie a regolamentazioni rigide e penalizzanti, si è portata verso un approccio più flessibile e tecnologicamente neutrale, cercando di evitare l’imposizione di soluzioni unilaterali, come l’obbligo di utilizzare solo veicoli elettrici, e promuovendo comunque una varietà di tecnologie, inclusi biocarburanti e idrogeno.
Sono previste quote obbligatorie per i singoli Paesi. Qual è la posizione di ANIASA?
La scelta di introdurre obiettivi nazionali vincolanti per ciascuno Stato membro, sembra tuttavia ancora ancorata alle precedenti motivazioni ideologiche. Per l’Italia il dato è chiaro: entro il 2030 almeno il 45% delle nuove auto aziendali dovrà essere elettrico, mentre la quota complessiva di veicoli a zero e basse emissioni dovrà raggiungere il 69%. Obiettivi che diventeranno più stringenti nel 2035, mirando dall’alto ad una svolta strutturale della mobilità delle aziende. ANIASA ha espresso in più sedi la totale contrarietà nei confronti di una simile misura.
Il motivo di questa opposizione?
Costringendo ad acquisire obbligatoriamente vetture elettriche, non si favorirebbe la transizione ecologica, né la riduzione delle emissioni di CO₂, ma si spingerebbero aziende e privati a mantenere più a lungo le proprie auto, rallentando l’immissione sul mercato di mezzi più sostenibili e sicuri. Un obbligo anticipato all’elettrico per il settore delle flotte creerebbe una grave distorsione sul mercato tra soggetti privati e aziendali, con il rischio di un radicale cambiamento nelle modalità di approvvigionamento dei veicoli.
Quale sarà l’impatto per le aziende italiane?
Vero è che i target non si applicano a tutte le imprese, ma esclusivamente alle grandi aziende, così come definite dalla normativa europea. Per quanto riguarda i tentativi di imporre target specifici ad alcune categorie – flotte aziendali o noleggio – siamo profondamente contrari: creerebbero ulteriori torsioni di mercato, con effetti nel medio-lungo periodo difficilmente prevedibili e differenziati per ciascuna tipologia di acquirente. La decarbonizzazione delle flotte rappresenta una sfida significativa, ma anche un’opportunità per promuovere l’innovazione e la sostenibilità nel settore dei trasporti. Un approccio equilibrato e flessibile sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici senza compromettere la competitività industriale.
In questo scenario, quale ruolo avranno le politiche fiscali nazionali?
È evidente che il maggior rischio di dotarsi di flotte elettriche (basti pensare alle incertezze sui valori residui) dovrà essere bilanciato da strumenti finanziari e specialmente tributari che supportino la domanda, che dovrà essere volontaria e non diretta dall’alto. Di fronte ad atti e passaggi a livello europeo in tema fiscale, sorge la necessità di risposte da parte del Governo italiano. Sul tema, ANIASA e le altre associazioni automotive intendono presentare un documento organico, che riveda anche le normative sulla deducibilità dei costi e la detraibilità dell’IVA per le autovetture a zero e basso impatto ambientale. Risposte che dovranno essere sagge e lungimiranti, compresa anche una revisione ponderata della disciplina del fringe benefit.
E i fleet manager?
I dati del 2025 lo confermano e lo viviamo quotidianamente, come l’offerta di veicoli elettrici non soddisfi pienamente la domanda di mobilità. Nel mercato nazionale, tra alti e bassi, l’elettrico continua ad essere minoritario rispetto alle altre realtà europee (circa il 6%, quando la media è del 16%). I fleet manager saranno via via chiamati ad affrontare una transizione energetica più concreta, con particolare attenzione al mix di veicoli elettrici, ibridi e termici efficienti. Le scelte saranno basate su dati e analisi operative di missione, infrastrutture e costi complessivi, considerando con particolare attenzione anche l’impatto fiscale, che continua a essere penalizzante per le flotte aziendali.
Che ruolo potrà giocare la tecnologia?
Crescerà l’uso di strumenti digitali integrati per raccogliere e correlare dati di percorrenza, consumo e manutenzione, con l’obiettivo di passare da una gestione amministrativa a una visione più strategica e predittiva. È poi da considerare che la transizione verso flotte a basse o zero emissioni non riguarda solo il prodotto finale, ma richiede anche una trasformazione profonda dei processi produttivi e delle infrastrutture. L’innovazione e la digitalizzazione sono essenziali per guidare questo cambiamento, con un focus su tecnologie avanzate e infrastrutture di ricarica adeguate.














