La revisione del pacchetto Automotive da parte della Commissione europea segna un passaggio chiave nel percorso di attuazione del Green Deal. Pur introducendo maggiore flessibilità sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ per auto e furgoni, Bruxelles conferma una traiettoria chiara verso l’elettrificazione, individuata come tecnologia centrale per il futuro della mobilità e della competitività industriale europea.
Un equilibrio di certo non semplice, che riapre il dibattito su politiche industriali, sostegno alle filiere e ruolo delle flotte aziendali come motore di diffusione delle nuove tecnologie. In questo contesto si colloca la posizione di MOTUS-E, che pur accogliendo positivamente il superamento di alcune rigidità del passato, richiama l’urgenza di passare da una logica fatta solo di target a una vera strategia industriale europea.
Ne abbiamo parlato con Francesco Naso, Segretario generale di MOTUS-E, per capire quali opportunità e criticità emergono dal nuovo impianto normativo, quale impatto potrà avere sulla mobilità aziendale e quali strumenti siano necessari per accompagnare imprese, costruttori e fleet manager nella transizione verso l’elettrico.
L’intervista a Francesco Naso di MOTUS-E
Cosa ne pensate della revisione in corso della normativa UE sul pacchetto Automotive?
La revisione del pacchetto Automotive proposta dalla Commissione europea si muove in una direzione corretta, pur non senza criticità. Sicuramente è positivo il fatto che si stia finalmente superando il mero dibattito sulla data del 2035, che per molti ha rappresentato una sorta di alibi, tenendo però di fatto la barra dritta sulla mobilità elettrica, che rappresenterà inevitabilmente la tecnologia chiave del futuro dei trasporti, in cui bisognerà essere competitivi per preservare industria e posti di lavoro.
Quali sfide ci attendono nei prossimi anni?
È fondamentale però che l’Europa non si limiti a introdurre una maggiore flessibilità sui target, ma che cambi completamente approccio, passando da una politica fatta di obiettivi a una vera politica industriale, che accompagni fattivamente le filiere interessate verso il futuro. Le sfide davanti a noi non sono solo tecnologiche, ma anche sociali ed economiche, e per vincerle è essenziale un supporto forte e coordinato da parte della politica. Ne va della competitività futura di un settore al cuore della nostra economia e della nostra società.
Che impatto avrà questa revisione sulla mobilità aziendale e sulle filiere che la servono (noleggi, servizi, ecc.)?
Il pacchetto proposto dalla Commissione, con target vincolanti per l’elettrificazione delle flotte aziendali, avrebbe un impatto molto significativo sul mercato, perché si tratta di un canale sempre più importante. La prospettiva di questi obiettivi non può che riaccendere il faro sull’annoso tema della fiscalità italiana delle flotte aziendali, la cui revisione ormai non è più procrastinabile. In questo senso, da anni sosteniamo l’importanza di supportare adeguatamente le imprese per l’elettrificazione del proprio parco auto.
Come dovrebbe intervenire la fiscalità per sostenere la transizione?
La nostra proposta prevede in particolare un incremento delle percentuali di deducibilità dei costi di acquisto, di leasing finanziario e di noleggio, così come l’innalzamento dell’attuale costo massimo fiscalmente riconosciuto per ogni modalità di acquisizione. Questa misura, che avrebbe un costo estremamente contenuto, comporterebbe grandi benefici, stimolando la diffusione della mobilità elettrica e premiando le imprese e i lavoratori che decidono di adottare questa tecnologia. Tutto ciò alimenterebbe anche il mercato dei veicoli elettrici di seconda mano, rendendo questa tecnologia sempre più accessibile.
Cosa possiamo aspettarci nel prossimo periodo dal punto di vista dei produttori?
Come accennato, la proposta di revisione della normativa UE ha sicuramente concesso maggiore flessibilità ai costruttori, ma ha anche confermato una direzione chiara verso l’elettrico. In ogni caso, indipendentemente dai target UE, i costruttori dovranno orientarsi in questa direzione per preservare la propria competitività su scala globale, in particolare su mercati strategici come quello cinese, dove la mobilità elettrica è già una realtà consolidata. L’elettrificazione dell’auto non è un tema ambientale, ma un tema di competitività industriale. È fondamentale però che l’Europa non si limiti più a fissare target e obblighi, ma passi a un supporto concreto alle aziende che affrontano questo processo di trasformazione. Inoltre, è essenziale che l’Unione metta a disposizione strumenti incentivanti e di sostegno chiari e accessibili, rivolti all’intera filiera della mobilità. Solo in questo modo sarà possibile garantire un futuro solido all’industria del Continente.
I fleet manager stanno affrontando bene questa transizione o servono strumenti e informazioni in più?
I fleet manager rappresentano un soggetto assolutamente centrale in questa fase di transizione della mobilità, perché le flotte aziendali sono oggi un canale di mercato sempre più decisivo per il rinnovo del parco veicoli. Nel complesso vediamo una crescente attenzione e una maggiore consapevolezza, ma è naturale che una simile transizione richieda un cambio di approccio che non può essere affrontato con successo senza strumenti adeguati. Nel caso della mobilità elettrica, infatti, non si parla più solo di veicoli, ma di un vero e proprio ecosistema: il mezzo, l’infrastruttura di ricarica in azienda, quella a casa dei dipendenti, la gestione dei consumi e dei dati. È quindi fondamentale mettere i fleet manager nelle condizioni di governare questa complessità attraverso strumenti di gestione sempre più evoluti e informazioni chiare.
Qual è il rapporto di MOTUS-E con il mondo delle flotte aziendali?
Come MOTUS-E, collaboriamo da tempo in modo molto proficuo con il mondo delle flotte aziendali e proprio per questo ci siamo impegnati a supportare concretamente i fleet manager, mettendo a punto una guida dedicata all’elettrificazione delle flotte aziendali, che risponde in modo pratico alle domande più ricorrenti su tecnologia, infrastrutture, modelli di utilizzo e gestione operativa. L’obiettivo è accompagnare i fleet manager italiani in questa fase di trasformazione, valorizzando il ruolo strategico che le flotte possono avere nello sviluppo della mobilità elettrica nel nostro Paese.














