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Rc auto, quali sono le novità del Dlgs 184/2023 (spiegato bene)

Aree private, veicoli fermi, deroghe e correttivi: una guida semplice alla nuova assicurazione obbligatoria.

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Il decreto legislativo 22 novembre 2023, n. 184 ha cambiato in profondità le regole dell’assicurazione Rc auto in Italia. Recependo la direttiva Ue 2021/2118, il provvedimento ha esteso l’obbligo assicurativo anche a veicoli che non circolano su strade pubbliche, includendo aree private e persino situazioni di “rischio statico”, cioè quando il mezzo è fermo ma potenzialmente in grado di causare danni.

Una riforma pensata per rafforzare la tutela dei terzi danneggiati e allineare le regole italiane a quelle europee, ma che – nella sua applicazione concreta – ha aperto numerosi dubbi interpretativi. Proprio per questo, a fine 2025 il Governo ha trasmesso al Parlamento uno schema di Dlgs correttivo, con l’obiettivo di chiarire e, in parte, ridimensionare l’impatto della riforma.

Vediamo quindi che cosa prevede oggi il Dlgs 184/2023, che cosa potrebbe cambiare con il correttivo e quali nodi restano ancora irrisolti.

Il nuovo Dlgs 184/2023 spiegato bene: cosa cambia davvero per l’assicurazione Rc auto

Il cuore dell’intervento correttivo riguarda l’articolo 122-bis del Codice delle assicurazioni, che elenca i casi di esclusione dall’obbligo Rc auto. Il punto più delicato è quello dei veicoli “non idonei all’uso come mezzo di trasporto”. Secondo la relazione illustrativa, la deroga dovrebbe valere solo per i mezzi definitivamente inutilizzabili, perché privi di parti essenziali. Non rientrerebbero invece:

  • veicoli temporaneamente guasti
  • quelli senza carburante
  • quelli con componenti facilmente reinstallabili (ruote, batteria, volante)

Il problema è che il testo normativo, così come formulato, non è altrettanto netto e rischia di lasciare spazio a nuove interpretazioni.

Tra le novità più rilevanti c’è poi l’introduzione di polizze obbligatorie stagionali, demandate a un decreto del Mimit e del Mit, sentito l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS), ovvero l’utorità che vigila sul mercato assicurativo, proteggendo i consumatori e garantendo la stabilità del settore..

L’obiettivo è evitare coperture annuali per mezzi utilizzati solo in certi periodi dell’anno, come:

  • veicoli del noleggio stagionale;

  • natanti e motoscafi fermi in secca per mesi.

Una misura sì di buon senso ma che dovrà coordinarsi con l’istituto già previsto della sospensione volontaria della polizza.

Il correttivo introduce anche soluzioni più flessibili per:

  • veicoli storici e da collezione, che potranno essere assicurati con schemi alternativi alla Rc tradizionale, distinguendo il rischio da circolazione da quello da semplice stazionamento;

  • automobilismo sportivo, consentendo di coprire gare e prove anche con polizze di responsabilità civile generale stipulate dagli organizzatori, come avveniva prima del Dlgs 184.

Le zone d’ombra che restano aperte

Nonostante il decreto correttivo, alcune delle questioni più spinose restano irrisolte o vengono affrontate in modo frammentario.

Un esempio emblematico è quello di carrelli elevatori, mezzi portuali, aeroportuali e macchine agricole non immatricolate: l’esclusione dall’obbligo Rc auto è stata inserita non nel correttivo, ma nel Ddl annuale sulle Pmi, attualmente in esame presso la Camera. Una scelta che rende il quadro normativo meno coerente e più difficile da leggere per operatori e imprese.

Restano poi aperti altri nodi operativi, tra cui:

  • il regime assicurativo dei veicoli acquistati per la rivendita (le cosiddette “minivolture”)
  • la gestione delle flotte in leasing e renting, spesso utilizzate in modo discontinuo
  • la compatibilità delle nuove regole con le polizze a libro matricola già diffuse nella prassi

In sintesi, il correttivo chiarisce alcune storture evidenti, ma non riesce ancora a fornire una risposta sistematica a tutti i problemi generati dalla riforma.

Fare squadra con il DDL Rottamazione per avere meno veicoli “fantasma” (e obblighi inutili)

Il Dlgs 184/2023 e il recente DDL Rottamazione si muovono, seppur su binari diversi, nella stessa direzione: ripulire il sistema da veicoli che esistono solo sulla carta.

L’estensione dell’obbligo Rc auto anche ai veicoli fermi o inutilizzati ha infatti riportato al centro dell’attenzione milioni di auto abbandonate, non marcianti o ridotte a rottami, ma ancora formalmente iscritte al PRA. Mezzi che, secondo una lettura rigida della norma, potrebbero teoricamente richiedere una copertura assicurativa pur non avendo alcuna funzione di trasporto.

Il DDL Rottamazione interviene proprio su questo corto circuito, consentendo la demolizione e la cancellazione dal PRA dei veicoli fuori uso anche se gravati da fermo amministrativo, separando finalmente il tema del debito fiscale da quello ambientale e della sicurezza urbana.

In questo senso, la riforma della Rc auto e la rottamazione dei veicoli abbandonati sono due facce della stessa medaglia: meno finzioni burocratiche e più aderenza alla realtà dei fatti. Un passaggio fondamentale per evitare che obblighi assicurativi pensati per tutelare i cittadini finiscano per colpire beni che, di fatto, non dovrebbero più nemmeno essere considerati veicoli.

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