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Flotte elettriche, da costo a risorsa: come cambia il ruolo dell’energia secondo Spirii

Dalla ricarica intelligente al V2X, le flotte aziendali possono diventare un asset strategico per la rete elettrica

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La transizione verso la mobilità elettrica non riguarda più soltanto i veicoli, ma l’intero sistema energetico che li sostiene. In questo scenario, le flotte aziendali stanno assumendo un ruolo sempre più strategico: non solo come leva per ridurre le emissioni, ma come potenziale elemento attivo nel bilanciamento delle reti elettriche.

Un cambio di paradigma che si inserisce nel solco delle politiche europee più recenti e che apre nuove prospettive operative ed economiche per fleet manager e aziende. Con il Pacchetto Automotive presentato dalla Commissione Europea a dicembre 2025, l’UE ha confermato obiettivi di lungo periodo sulle emissioni di auto e veicoli commerciali leggeri, introducendo al tempo stesso maggiore flessibilità nei percorsi per raggiungerli.

Un segnale chiaro per un settore che pesa in modo determinante sul mercato: oggi circa il 60% delle nuove immatricolazioni in Europa è legato alle flotte aziendali. Un dato che rende evidente come proprio queste realtà siano destinate a diventare protagoniste della transizione elettrica.

Un rebus chiamato “flotte elettrificate”

L’elettrificazione, però, porta con sé nuove complessità. La concentrazione di veicoli elettrici che si ricaricano negli stessi orari rischia di mettere sotto pressione le infrastrutture energetiche esistenti. Secondo Lisa Calearo, Senior R&D Engineer di Spirii, azienda danese parte del gruppo Edenred, attiva all’intersezione tra infrastrutture di ricarica, software e sistemi energetici, il problema va però ribaltato.

“Con batterie di grande capacità e profili di ricarica prevedibili – osserva – le flotte non devono essere viste come un carico per la rete, ma come risorse energetiche flessibili“. In altre parole, un potenziale ancora in larga parte inutilizzato. Guardando ai numeri, il concetto diventa ancora più chiaro. Le flotte comprendono veicoli molto diversi tra loro: dalle auto aziendali con batterie da 50 a 120 kWh fino a van, mezzi pesanti e autobus che possono arrivare a 400 o addirittura 700 kWh.

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Lisa Calearo, Senior R&D Engineer di Spirii

Una quantità di energia accumulata enorme, soprattutto se si considera che molti di questi veicoli restano fermi per diverse ore al giorno, seguendo cicli operativi ben definiti. “Quando il comportamento di ricarica è prevedibile – spiega Calearo – i veicoli parcheggiati possono trasformarsi da carichi passivi a risorse energetiche controllabili“. Su larga scala, questo approccio ha il potenziale di cambiare radicalmente il modo in cui le reti elettriche vengono gestite e bilanciate.

Alcuni esempi concreti arrivano già dal Nord Europa, dove i veicoli elettrici contribuiscono attivamente alla stabilità della rete. In caso di calo della frequenza, dovuto a una domanda superiore alla produzione, è possibile ridurre in tempo reale la potenza assorbita dagli EV per aiutare il sistema a riequilibrarsi.

Una funzione resa possibile anche dai caricatori unidirezionali oggi disponibili sul mercato e che, secondo Spirii, potrebbe essere implementata anche in Paesi come l’Italia. Tuttavia, perché questi servizi funzionino su larga scala, servono basi tecnologiche solide.

Un sistema di ricarica che si autoalimenta

Un punto chiave è rappresentato dagli standard di comunicazione. “Per fornire servizi di rete affidabili e scalabili – sottolinea Calearo – le flotte hanno bisogno di sistemi di ricarica in grado di gestire direttamente un gran numero di colonnine tramite OCPP”.

L’uso di protocolli aperti come l’Open Charge Point Protocol, che permette alle stazioni di ricarica per veicoli elettrici (EV) di dialogare con i sistemi di gestione centralizzati (CSMS), indipendentemente dal produttore, consente di evitare passaggi intermedi che possono introdurre ritardi o malfunzionamenti, garantendo al tempo stesso maggiore flessibilità futura. La scelta dell’infrastruttura, quindi, diventa una decisione strategica e non solo operativa.

Lo sguardo, però, è già rivolto oltre. Accanto alla gestione intelligente della ricarica, la tecnologia Vehicle-to-X (V2X) promette di ampliare ulteriormente il ruolo dei veicoli elettrici. Grazie a questa tecnologia, i veicoli non si limitano a prelevare energia dalla rete, ma possono anche restituirla: per alimentare piccoli carichi, edifici o, in prospettiva, la rete stessa. “Questo permette ai veicoli parcheggiati di agire come piccoli generatori distribuiti – osserva Calearo -aprendo la strada a nuovi modelli di utilizzo dell’energia”.

I benefici non sono solo ambientali. Integrare flotte capaci di supportare la flessibilità della rete può tradursi in vantaggi economici concreti, come la riduzione del Total Cost of Ownership e un ritorno sull’investimento più rapido. Tuttavia, la diffusione del V2X su larga scala deve ancora superare diversi ostacoli: la disponibilità limitata di veicoli e infrastrutture compatibili, modelli di business non ancora pienamente maturi e un quadro normativo frammentato a livello europeo. “L’accesso ai mercati dell’energia varia molto da Paese a Paese – evidenzia Calearo – creando incertezza e rallentando l’adozione”.

Qual è la strada da seguire?

Per affrontare queste sfide è necessaria una collaborazione stretta tra tutti gli attori coinvolti: fornitori tecnologici, decisori politici, operatori di rete e fleet manager. È proprio in questo spazio che si inserisce il lavoro di Spirii. Attraverso la partecipazione a progetti europei come FLOW e AHEAD, l’azienda danese contribuisce a trasformare la ricerca in soluzioni pronte per il mercato, ottenendo una visione anticipata sull’evoluzione della flessibilità della rete e delle tecnologie V2X.

Un vantaggio competitivo che, secondo Calearo, può aiutare le flotte a compiere un salto di qualità: “Guidare le aziende verso un ruolo attivo nel sistema energetico significa costruire un modello più resiliente e sostenibile, sbloccando al tempo stesso nuove opportunità di valore“. Un’evoluzione che va oltre la semplice elettrificazione e che potrebbe ridefinire il rapporto tra mobilità, energia e impresa.

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