Da un lato se ne parla in occasione dello sciopero taxi che quando avviene, come oggi per inizio anno 2026, mette in crisi molti viaggiatori, anche d’affari, sulle vie d’Italia. Dall’altro il tema è di lunga data, anche politico, in lenta evoluzione per questioni di regole, mercato e sostanzualmente opportunità di lavoro, per tassisti ed NCC in Italia.
Sciopero taxi 2026: date, orari e motivi della protesta
Lo sciopero taxi dei in programma per martedì 13 gennaio 2026, dalle ore 8:00 alle 22:00, in diverse città italiane tra cui Roma, Milano, Napoli e Torino.
I tassisti incroceranno le braccia aderendo a una mobilitazione nazionale organizzata dalle principali sigle sindacali come Uiltrasporti, Filt Cgil e Faisa Confail. Durante queste fasce orarie, i servizi di taxi regolari saranno sospesi, con disagi per pendolari, turisti e utenti dell’aeroporto. Si consiglia di verificare aggiornamenti in tempo reale sui siti di Atac, Atm o app dedicate ai trasporti pubblici.
I tassisti protestano principalmente contro la concorrenza a loro detta sleale delle piattaforme di ride-hailing come Uber e Bolt, che operano senza le stesse restrizioni licenziate e tariffe regolamentate. Tra i motivi principali: l’aumento dei costi operativi (carburante, assicurazioni e manutenzione veicoli), la mancanza di incentivi per i taxi elettrici e le nuove normative europee che favoriscono i servizi digitali.
“Vogliamo regole uguali per tutti, o chiuderemo le licenze”, dichiarano i sindacati, chiedendo al governo interventi urgenti per tutelare un settore tradizionale con migliaia di famiglie coinvolte.

Uber “ruba lavoro” ai taxi tradizionali?
Uber rappresenta il principale bersaglio della rabbia dei tassisti, accusata di “rubare lavoro” grazie a un modello low-cost che aggira le licenze comunali e le tariffe minime. Con oltre 5 milioni di corse annue solo in Italia, la piattaforma americana erode quote di mercato offrendo prezzi fino al 30% inferiori, attirando soprattutto giovani e turisti.
I tassisti denunciano condizioni di lavoro precarie per i driver Uber (spesso autonomi senza ferie o tutele) e un impatto sull’occupazione locale, ma Uber ribatte promuovendo innovazione e mobilità sostenibile. Questo scontro riflette un dibattito più ampio tra tradizione e digitalizzazione nel trasporto urbano.
Nei palazzi del governo, a Roma, se ne discute e a breve potrebbero essere annunciate novità regolamentari.













