Sembrerebbe quasi dovuto, che i viaggi d’affari negli Stati Uniti stiano cambiando pelle con l’era Trump. Ma in che modo? Non si misurano solo i volumi, ma i risultati concreti. Le aziende continuano a investire nei viaggi, ma con una logica più selettiva: si vola se c’è un ritorno commerciale chiaro, altrimenti no.
I numeri del BT americano oggi
I numeri danno ragione a questa impostazione. Secondo uno studio GBTA recente, ogni dollaro speso in business travel genera 14,60 dollari di margine operativo netto — una leva di crescita potente, non una voce di costo da tagliare. E c’è ancora molto spazio di recupero: la spesa reale per viaggi e trasferte aziendali negli USA si trova ancora 66 miliardi di dollari al di sotto dei livelli pre-pandemia del 2019.
L’ottimismo regge anche guardando avanti: il 59% dei professionisti del settore si è detto fiducioso per il 2026, e la maggior parte delle aziende prevede budget stabili o in crescita.
L’onda d’urto del Medio Oriente sul BT americano
Il conflitto esploso il 28 febbraio 2026 ha però rimescolato le carte. In soli dieci giorni, secondo IATA, il 73% dei posti disponibili sulle rotte da e verso il Medio Oriente è stato cancellato — un colpo durissimo per la connettività globale, considerando che il 10% dei passeggeri internazionali transita normalmente per gli hub della regione. Le rotte tra Asia-Pacifico ed Europa sono state tra le più colpite.
Per le aziende americane l’impatto è soprattutto indiretto: rotte più lunghe, capacità ridotta su certi corridoi e pressione sui prezzi del carburante. Lo Stretto di Hormuz — da cui passa normalmente il 20% del petrolio mondiale — ha visto crollare il traffico di petroliere, spingendo al rialzo i costi operativi delle compagnie aeree.
Il sistema Business Travel 2026 regge
Nonostante questo, il mercato non è in caduta libera. Le previsioni 2026 GBTA indicano che i prezzi medi dei biglietti aerei, dopo un calo nel 2025, dovrebbero risalire solo leggermente nel 2026. Anche il settore alberghiero guarda con ottimismo al nuovo anno. I travel manager, dal canto loro, non stanno bloccando le trasferte: stanno negoziando meglio e chiedendo ai dipendenti di dimostrare il valore di ogni viaggio.
La nuova normalità nei viaggi d’affari
Il messaggio finale è chiaro: il business travel americano continua a crescere, ma la crescita appartiene alle aziende più mature nella gestione delle trasferte — quelle capaci di distinguere i viaggi indispensabili da quelli evitabili, di centralizzare le prenotazioni, di gestire la sicurezza dei dipendenti in aree instabili e di trattare ogni trasferta come un investimento misurabile.
La disruption geopolitica non ha prodotto una ritirata delle aziende. Ha prodotto una selezione più rigorosa. E questo, in fondo, è ancora crescita.
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