Secondo l’ultima indagine della Global Business Travel Association (GBTA) condotta su 571 professionisti del settore in 40 paesi, l’industria dei viaggi d’affari globali mostra segnali contrastanti per il 2026, con aspettative positive temperate da preoccupazioni concrete.
Outlook generale e trend finanziari dei viaggi d’affari
Il 59% degli operatori del settore – tra buyer aziendali, fornitori e travel management company (TMC) – si dichiara ottimista per l’anno in corso, mentre un terzo (31%) mantiene una posizione neutrale. Tuttavia, l’ottimismo è in calo di 12 punti percentuali rispetto all’inizio del 2025, segnalando l’impatto delle incertezze economiche e commerciali.
Sul fronte della spesa, l’84% delle aziende prevede budget di viaggio stabili (40%) o in crescita (44%), con un aumento medio previsto del 12%. Solo il 13% si aspetta una diminuzione. Per quanto riguarda il volume dei viaggi, il 35% dei travel manager prevede un aumento nel numero di trasferte (con una crescita media del 14%), mentre il 47% si aspetta livelli stabili rispetto al 2025.
Anche il numero di dipendenti che viaggeranno è destinato a crescere: il 42% delle aziende prevede un aumento, mentre il 38% si aspetta numeri stabili. Sul fronte dei ricavi, il 47% di fornitori e TMC anticipa aumenti medi del 15%, con il 39% che prevede stabilità.
Le tre sfide del 2026 per il BT
- Affordability: il 70% dei buyer è preoccupato per i costi crescenti dei viaggi d’affari. Il 59% cita come sfida principale bilanciare il controllo dei costi con la soddisfazione dei viaggiatori, mentre il 58% teme che i prezzi superino il budget disponibile.
- Mobilità transfrontaliera e visti: il 65% è preoccupato per le difficoltà nell’ottenere permessi di entrata/uscita e visti, con particolare attenzione agli Stati Uniti.
- Sicurezza dei dipendenti: il 56% dei buyer cita la sicurezza dei viaggiatori come preoccupazione principale.
Il caso ESTA: la questione USA
Le proposte di requisiti più stringenti per il sistema ESTA (che regola i viaggi negli USA da 42 paesi attualmente senza obbligo di visto) stanno creando forte allarme. I nuovi requisiti includerebbero: divulgazione obbligatoria di account social media, informazioni su contatti e familiari, selfie biometrici e processo esclusivamente tramite app mobile.
Tra chi invia frequentemente dipendenti negli USA, il 78% si dichiara molto o abbastanza preoccupato. Le principali preoccupazioni riguardano: gestione dei viaggi negli USA (65%), maggiori difficoltà nell’invio di personale (64%), costi operativi (63%) e disponibilità dei dipendenti a viaggiare negli USA (61%).
I professionisti europei sono particolarmente critici sulla privacy: il 67% afferma che i dipendenti preferirebbero non viaggiare negli USA piuttosto che fornire tali informazioni personali.
Come conseguenza, il 43% delle aziende valuta di tenere più meeting fuori dagli USA, il 29% di ridurre i viaggi a breve termine, il 25% di diminuirli nel lungo periodo e il 19% di modificare le policy aziendali per limitare le trasferte americane.
Intelligenza artificiale e innovazione
Per il 2026, l’interesse principale nell’AI riguarda l’ottimizzazione dei prezzi (65%) e le analisi predittive (64%). Attualmente, i buyer vedono l’impatto dell’AI principalmente nel miglioramento dell’analisi dati (45%) e nell’automazione di report e analytics (42%). Guardando ai prossimi cinque anni, il 56% si aspetta miglioramenti moderati nell’automazione, mentre solo il 27% prevede una trasformazione significativa del settore.
–> Sul tema leggi qui tutto dalla ultima mega-convention della GBTA in Europa, ad Hamburg














