Pagamenti digitali

Pagamenti digitali: nuova leva competitiva per le imprese

I pagamenti non sono più una funzione amministrativa. Sono infrastruttura. E chi li tratta come tale ha già un vantaggio

Una ricerca Nielsen commissionata da American Express su 800 manager italiani mette in luce un dato significativo: le aziende che crescono usano di più i pagamenti digitali. Il 63% di quelle in espansione ha aumentato il ricorso agli strumenti digitali, contro una media del 47%. Non è una coincidenza.

Non solo tecnologia ma operatività

Il punto non è adottare nuovi strumenti, ma integrarli davvero nei processi aziendali. Secondo Corrado Soda di American Express Italia, digitalizzare i pagamenti significa ridurre tempi e frizioni lungo tutta la filiera. Chi lo fa in modo strutturato guadagna velocità, controllo sulla liquidità e margine operativo. Chi invece usa gli strumenti senza integrarli resta a metà strada.

In un contesto di tassi elevati, la gestione del capitale circolante torna centrale. Strumenti come le carte aziendali permettono di estendere i tempi di pagamento fino a 58 giorni, trasformando il pagamento in una leva finanziaria concreta. Inoltre, i dati generati dai sistemi digitali non servono solo alla contabilità: aiutano a leggere il business, selezionare i fornitori, negoziare condizioni migliori.

Il gap tra chi sfrutta i pagamenti digitali e chi no

Lorenzo Facchinotti di Nielsen evidenzia un paradosso: il 60% delle imprese riconosce l’importanza della digitalizzazione, ma solo il 42% l’ha davvero implementata. Il problema non è tecnologico, è di esecuzione: mancano tempo, competenze e capacità di mettere a terra i cambiamenti.

L’85% delle aziende ha introdotto qualche forma di automazione nei pagamenti, ma poche hanno raggiunto un livello pienamente integrato. Le imprese in crescita si distinguono anche qui: mostrano tassi di automazione più alti, fino al 32% nei pagamenti ai fornitori e al 37% verso i clienti.

Scalare senza automazione è impossibile

L’imprenditore Luca La Mesa lo dice con chiarezza: quando i volumi crescono, la gestione manuale non regge. La sua esperienza diretta parla di 15.000 iscritti e 3,5 milioni di euro in tre anni, resi possibili solo da sistemi automatizzati. La conclusione è netta: l’automazione non è un’opzione, è una condizione di partenza per chi vuole crescere.

Il caso Jacob Cohën: filiera integrata

Jennifer Tommasi Bardelle, alla guida di Jacob Cohën, porta la prospettiva della manifattura di lusso. Dal 2023 l’azienda ha internalizzato l’intera produzione, puntando sul controllo dei processi. La digitalizzazione — inclusa l’intelligenza artificiale nella modelleria e nell’e-commerce — comprime i tempi e libera risorse. Anche i pagamenti rientrano in questa logica: digitalizzarli significa costruire un’esperienza omnicanale e integrare tutta la filiera, dalla materia prima al prodotto finito.

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