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Business traveller: gioia e dolori di chi viaggia in uno studio anglo-svedese

Dalle stelle alle stalle: questo il destino di chi viaggia spesso per lavoro, in base alla ricerca Il lato oscuro del business travel effettuata da accademici dell’Università del Surrey  insieme a colleghi dell’ateneo svedese Lund University, che hanno studiato l’impatto che le frequenti trasferte possono avere sui business traveller.

Lo studio accademico si basa anche sui dati ottenuti da un precedente sondaggio online e sui report dei business traveller in cui emerge che chi viaggi frequentemente per lavoro può avere ripercussioni negative sulla salute o sui rapporti sociali e familiari.

Viaggiare fa bene o male ai Business traveller?

Ma cosa hanno rilevato i ricercatori britannici e svedesi? Che i viaggiatori abituali tendono o a rifiorire professionalmente e individualmente oppure – all’opposto – tendono a barcamenarsi per non affondare. E le loro carriere seguono di pari passo.

Nel primo caso, i business traveller vedono i frequenti viaggi come una parte integrante della propria felicità e della propria identità mentre i secondi li vivono “come fonte di infelicità che mina la salute e il benessere psico-sociale”.

Lo studio mostra anche che la maggior parte di chi è costretto a tuffarsi nel business travel vorrebbe ridurre la quantità di tempo che passa in viaggio. In realtà, queste persone non fanno nulla per diminuire tali spostamenti di lavoro anche perché non ritengono sia una cosa su cui abbiano controllo. Secondo il report, dovrebbero essere le stesse aziende a sviluppare politiche volte a ridurre “il lato oscuro del business travel”.

Scott Cohen, il professore dell’Università del Surrey che ha condotto lo studio, ha detto che “Con l’aumentare del numero dei dipendenti cui è richiesto di viaggiare per affari, l’impatto sociale del business travel è in aumento e richiede delle contromisure. Nei prossimi 10 o 15 anni è probabile che crescano le cause legali intentate dai business traveller verso le aziende per cui lavorano e che non prendono provvedimenti per ridurre tali impegni fuori sede. L’unica speranza è l’intervento dei responsabili delle risorse umane, che attuino una strategia volta a garantire il benessere dei corporate traveller.

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