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Infrastrutture e mobilità elettrica, a che punto siamo?

Infrastrutture e mobilità elettrica, a che punto siamo? Non è un mistero che gli operatori del settore della mobilità stiano guardando con sempre maggiore interesse alle auto elettriche, che secondo molti rappresentano il futuro dell’automotive. Tuttavia, affinché la mobilità elettrica si affermi come fenomeno di massa, è necessario provvedere alla messa a punto di infrastrutture adeguate e su questo fronte sembrano esserci ancora delle difficoltà.
“Sul mercato si nota una maggiore attenzione a investire in strutture di ricarica” spiega a MissionFleet Riccardo Fornaro, Responsabile soluzioni di energia sostenibile di A2A Energy Solutions, società del Gruppo A2A che si propone come fornitore di soluzioni energetiche per clienti business, condomini, pubblica amministrazione e cittadini, in termini di risparmio energetico, sostenibilità e comfort. Che precisa: “La percezione è che si tratti di un settore in rapida crescita e che da parte delle aziende ci sia l’intenzione di presidiarlo fin dall’inizio. In generale, si nota la tendenza a fornire non solo l’infrastruttura, ma anche i servizi ad essa collegati”.
Infrastrutture e mobilità elettrica, sono 2800 le colonnine di ricarica pubblica in Italia
Infrastrutture e mobilità elettrica ancora arretrate, come sottolineano i dati resi noti dal Politecnico di Milano, che sottolinea come a fine 2017 le colonnine di ricarica pubblica erano pari a 2.800 unità e le auto elettriche a quota 2.000.

Franco Barbieri, socio fondatore Evway

Secondo Franco Barbieri, socio fondatore di Evway, “lo sviluppo delle infrastrutture per la mobilità elettrica sta avendo una progressione importante che permette l’adozione delle vetture elettriche senza la cosiddetta ‘range anxiety‘” (leggi qui).

“La crescita è del 100% ogni anno e sicuramente lo sviluppo delle auto ibride plug-in ha aiutato a creare una maggiore cultura in quest’ambito. In Italia tuttavia purtroppo manca una politica industriale e non c’è un progetto strutturato, dunque molto spesso sono le aziende a darsi degli obiettivi – fa notare Fabio Bocchiola, Ad Repower Italia, società che fornisce energia elettrica, gas, servizi di efficienza energetica e soluzioni per la mobilità elettrica alle piccole e medie imprese – . Oltre alle colonnine di ricarica pubbliche, in Italia contiamo 800 strumenti privati ad accesso pubblico. In questo caso il servizio per il driver viene erogato in uno spazio privato aperto al pubblico, perché l’host decide di renderlo disponibile anche per i non clienti” (leggi qui).
Sia le flotte che i privati approcciano l’elettrico con cautela. “Per ogni azienda va costruito un piano ad hoc, tenendo conto delle esigenze specifiche – sottolinea Fornaro – . Ad esempio, bisogna considerare che esistono tre sistemi di ricarica: lenta, quick, fast. Le colonnine per la ricarica lenta (3,5 kw) sono adatte alle flotte aziendali ma anche alle abitazioni, e consentono di provvedere alla ricarica del veicolo in 7-8 ore; con quelle quick (22 kw) sono necessarie circa due ore, quelle fast (50 kw), utili nelle aree pubbliche, permettono di ricaricare l’80% in meno di un’ora. In genere, una buona strategia per un’azienda che utilizza le auto durante il giorno è prevedere più punti di ricarica lenta e qualcuno di ricarica veloce”.

Fabio Bocchiola, Ad Repower Italia

Anche per Bocchiola per le infrastrutture e mobilità elettrica il problema è in primis culturale. “Quello che ruota intorno al driver elettrico è un vero e proprio ecosistema, costruito su tre pilastri fondamentali: cultura, digitalizzazione, fruibilità. La diffidenza spesso nasce dal fatto che non c’è abbastanza cultura sul tema e che non si conosce in modo approfondito la tecnologia. In questo senso gli operatori elettrici hanno la giusta autorevolezza per farsi promotori di una maggiore consapevolezza e conoscenza. Per questo motivo Repower pubblicherà a febbraio 2019 la terza edizione del White Paper sulla mobilità elettrica, con informazioni utili per tutti coloro che vogliono avvicinarsi all’argomento”.

Per Barbieri “il tema importante della piena interoperabilità fra i diversi network resta ancora all’ordine del giorno”. “A questo proposito EnelX e evway hanno firmato, nel settembre 2018, un accordo per permettere l’accesso aperto alle rispettive reti – spiega il manager – mentre, ad esempio, aree come Milano, il lago di Garda e alcune aree del centro Italia restano ancorate ad un loro modello di ‘silos’.
Una completa adozione delle disposizioni della normativa europea di riferimento faciliterebbe ancor di più la soddisfazione e la più piena tranquillità dell’utente elettrico. Per questo motivo noi abbiamo introdotto, primi in Italia, il concetto di interoperabilità già dal 2015, quando altri operatori hanno invece iniziato ad operare con ‘silos’ e sistemi chiusi monobrand e monocircuito. La nostra rete oggi conta oltre 200 punti aperti al pubblico sul suolo italiano: in questo siamo uno dei principali operatori”.
Tornando a Repower, ultima novità è l’accordo con DCS (Digital Charge Souce), società partecipata da BMW che sviluppa una piattaforma utile a segnalare i punti di ricarica presenti sul territorio. Il servizio, che per BMW si chiama ChargeNow, ha debuttato il 3 dicembre in Italia, ed è rivolto per ora al driver straniero che si reca in Italia, ma verrà presto esteso anche agli italiani.
“Il software verrà impiegato anche da tutti i modelli elettrici Audi e Mercedes-Benz, quindi su tutte le auto di queste case automobilistiche sarà possibile essere informati in merito ai punti di ricarica presenti sul territorio direttamente attraverso il navigatore integrato nella vettura”, spiega Bocchiola a Mission Fleet.
Evway, dopo aver passato la fase critica di sviluppo della startup, ha registrato negli ultimi due anni crescite pari al +300% ed è ora impegnata su internazionalizzazione e consolidamento del posizionamento competitivo.
Leggi sul numero in distribuzione di MissionFleet l’intero articolo sulle infrastrutture e mobilità elettrica.

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