Chi lavora nel noleggio veicoli, nella gestione flotte aziendali o nell’organizzazione di viaggi ed eventi (agenzie di business travel, DMC, PCO, incentive house) sta scoprendo solo ora, in fase di domanda su un bando, un effetto collaterale della riclassificazione ATECO 2025: il codice attività che compare in visura camerale potrebbe non coincidere più con quello che l’avviso pubblico considera ammissibile.
E la verifica, nella maggior parte dei bandi, si basa sulla visura, non su ciò che l’impresa fa concretamente ogni giorno.
Cosa è cambiato, in breve nei codici ATECO
La nuova classificazione ATECO è formalmente in vigore dal gennaio 2025 ed è operativa per finalità statistiche e amministrative dall’aprile dello stesso anno. Per le imprese già iscritte al Registro Imprese, le Camere di Commercio hanno effettuato l’aggiornamento del codice in automatico, senza pratiche né costi a carico dell’impresa. Da metà aprile 2025 è comunque possibile chiedere gratuitamente la correzione, se il codice attribuito d’ufficio non rispecchia l’attività realmente svolta.
Il problema è che questa riclassificazione automatica funziona bene quando un vecchio codice corrisponde a uno nuovo in modo diretto, ma diventa un terreno scivoloso quando un codice si è “sdoppiato” in più voci nuove: in quel caso il sistema ha dovuto scegliere sulla base di criteri statistici che non conoscono il reale mix di attività dell’impresa. Ed è esattamente qui che le imprese di noleggio e i gestori di flotte rischiano di più.
Perché il settore noleggio e flotte è particolarmente esposto
Le attività di noleggio auto, noleggio a lungo termine, gestione flotte per conto terzi e fleet management si collocano spesso a cavallo tra più voci di classificazione: noleggio senza conducente, noleggio con conducente, servizi di gestione e manutenzione flotte, leasing operativo. È proprio nei settori con confini di attività meno netti che la riclassificazione automatica ha più probabilità di aver spostato l’impresa in una divisione diversa da quella attesa, o di aver lasciato come “secondaria” un’attività che in realtà genera la quota di fatturato più rilevante.
Impatti su BT e MICE dei Codici ATECO per i bandi
Sul fronte MICE (meeting, incentive, congressi, eventi) accade qualcosa di simile: agenzie di viaggio d’affari, organizzatori di eventi e incentive house lavorano spesso con codici multipli — organizzazione fiere e congressi, agenzia di viaggio, servizi di supporto alle imprese — e un bando che elenca i codici ammessi in modo tassativo può escludere proprio l’attività che, nella pratica, è il cuore del business.
Il punto critico, in entrambi i casi, è lo stesso: gli avvisi pubblici indicano gli elenchi dei codici ammessi in modo rigido, e in questa fase di transizione convivono bandi scritti ancora con la vecchia classificazione 2007 e bandi già aggiornati alla 2025. L’impresa che presenta domanda deve orientarsi tra due sistemi che, sulla carta, dovrebbero coincidere ma che nella pratica amministrativa non sempre lo fanno.
I tre motivi più frequenti di esclusione
Il codice giusto c’è, ma non è quello primario
Molti bandi richiedono che l’attività ammissibile risulti come attività prevalente in visura, non semplicemente presente tra le secondarie. Per un’impresa che gestisce sia il noleggio flotte sia servizi accessori (manutenzione, gestione sinistri, car sharing aziendale), può bastare un codice secondario “nel posto sbagliato” per far cadere l’intera domanda, anche quando l’attività è reale e sostanziale.
Il codice è stato riclassificato in una divisione diversa
La conversione automatica può aver spostato l’attività in un raggruppamento che l’allegato tecnico del bando non contempla. L’impresa continua a fare esattamente le stesse cose di prima, ma il codice attuale non compare nell’elenco ammesso.
Il codice è troppo recente
Diversi avvisi richiedono un’anzianità minima di iscrizione del codice attività. Aprire o correggere il codice giusto a ridosso della scadenza del bando è un’operazione che l’istruttoria intercetta facilmente, guardando la data di iscrizione in visura.
L’effetto collaterale da considerare: INPS, INAIL e CCNL
Qui arriva un punto che, per le imprese e i gestori, pesa più del bando stesso. Il codice ATECO non è solo la chiave d’accesso ai bandi: è anche il perno su cui si costruisce l’inquadramento previdenziale e assicurativo dell’impresa.
Modificarlo per rientrare nei requisiti di un avviso significa muovere, insieme, anche questi elementi:
| Ambito | Cosa cambia | Perché conta per flotte e noleggio |
|---|---|---|
| Inquadramento INPS | Codice statistico contributivo e settore di appartenenza | Può incidere su aliquote e fondo previdenziale di riferimento |
| Tasso INAIL | Voce di tariffa sulla posizione assicurativa | Il settore noleggio/manutenzione flotte ha voci di tariffa molto diverse tra loro: pochi punti percentuali spostano cifre importanti sul premio annuo |
| Contratto collettivo applicato | Coerenza tra attività dichiarata e CCNL applicato | Un disallineamento tra CCNL e attività reale è tra le prime cose verificate in un accesso ispettivo |
Per dare un ordine di grandezza: un’impresa con 300.000 euro di retribuzioni imponibili INAIL che, cambiando codice, passasse da una voce di tariffa al 25 per mille a una al 40 per mille, vedrebbe il premio annuo salire da circa 7.500 a circa 12.000 euro. Se la variazione fosse fatta solo per accedere a un contributo una tantum da 40.000 euro, il maggior costo assorbirebbe il vantaggio in poco più di otto anni.
La linea guida, quindi, è semplice ma va rispettata con disciplina: se il codice attribuito d’ufficio non descrive davvero l’attività prevalente, la correzione va fatta comunque, indipendentemente dai bandi, perché è un dato che deve essere veritiero. Se invece si sta valutando una variazione solo per rientrare in un avviso, l’impatto previdenziale e assicurativo va calcolato prima di depositare la pratica — non dopo.
La verifica da fare prima di ogni domanda per i codici ATECO nei bandi
Un controllo di dieci minuti, da ripetere per ogni bando, sulla visura scaricata lo stesso giorno:
- Con quale classificazione è scritto l’avviso — ATECO 2007 o 2025 — e se serve la tavola di raccordo tra le due versioni.
- Se il codice primario attuale compare nell’elenco dei codici ammessi dal bando.
- Se le attività secondarie sono accettate dall’avviso o se conta solo la prevalente.
- Da quando risulta iscritto il codice, rispetto all’anzianità minima eventualmente richiesta.
- A quale sede è riferito il codice, se l’impresa ha più unità locali e il bando finanzia un investimento in una sede specifica.
Quest’ultimo punto riguarda in modo particolare i gestori di flotte con più sedi operative o depositi: il codice ammissibile deve essere associato alla sede in cui si realizza l’investimento, non solo alla sede legale.
Se il bando scade in pochi giorni
La variazione del codice al Registro Imprese produce effetti dalla data di iscrizione, non retroattivamente. Se il bando richiede il possesso del requisito alla data di presentazione della domanda, una correzione depositata in tempo utile può bastare. Se invece richiede il possesso alla data di pubblicazione dell’avviso, o un’anzianità minima già maturata, non c’è margine di recupero: meglio orientarsi su una misura diversa piuttosto che presentare una domanda destinata all’esclusione.
In sintesi
Per le imprese di noleggio, i gestori di flotte e gli operatori del business travel/MICE, la riclassificazione ATECO 2025 non è un adempimento a costo zero come è stata presentata: è un requisito soggettivo che va verificato bando per bando, e un’eventuale correzione del codice va valutata guardando insieme due piani — quello dell’accesso al contributo e quello, spesso più costoso nel tempo, di INPS, INAIL e contratto collettivo applicato.
Fonte: Incentivimpresa.it sulla riclassificazione ATECO 2025 e i bandi












