Ryanair governo

Caro Voli, Ryanair contro governo: chieste le dimissioni del presidente

Continua e senza sconti di vocabolario, lo scontro tra il governo italiano e la compagnia aerea Ryanair, come vi abbiamo detto anche di recente parlando di nuovi voli a Milano e Bergamo.

Un decreto definito spazzatura, oltre che illegale, lato Ryanair, un governo che non cede a ricatti dall’altro. Due lati che vedono attori Michael O’Leary e Adolfo Urso, nello specifico. Al centro i voli su Sicilia e Sardegna, che aumentano nel prezzo almeno del 20%, secondo la compagnia, ma che vedono un limite messo dal governo, dopo che qualcuno ha parlato di cifre esuberanti, a oltre 500 euro.

Ryanair non si piega al governo italiano e anzi, annuncia possibili riduzioni dei voli nazionali sulla Sicilia e sulla Sardegna. Per spostarsi su voli internazionali, con prezzi davvero più alti, sostiene O’Leary.

Anche se non sappiamo e fino al limite fissato. Più voli Ryanair per l’estero quindi. Dove non c’è il tetto. Nuove aerei da Malpensa e Orio, come scritto su Missionline.it e anche da Roma. Con nuove rotte estere dall’Italia, oltre all’aumento delle frequenze su altre rotte internazionali. A oggi il decreto caro voli è contestato da varie compagnie aeree, ma nessuna forte come Ryanair. Anzi, qualcuno come Ita Airways si allinea, mantenedo o aumentando voli per Sicilia e per Sardegna.

Insomma la fase è ancora fluida, non è detto che arrivino nuove correzioni politiche, vista la richiesta. Specialmente per i periodi di maggiore traffico aereo su certe zone dell’Italia.

Dimissioni presidente Enac Di Palma

Ultimo passo di Ryanair, compagnia aerea numero 1 in Italia, quello di chiedere oggi (14 settembre) al presidente dell’ENAC Pierluigi Di Palma di assumersi la responsabilità (per il falso rapporto prodotto dall’ENAC e presentato al Governo Italiano sul prezzo dei biglietti aerei) e di dimettersi.

Ryanair ha sottolineato i molteplici errori nel rapporto ENAC tra cui false affermazioni su biglietti aerei (inesistenti) da 1.000 euro, false affermazioni su algoritmi inesistenti relativi a telefoni cellulari, geolocalizzazioni o browser Internet e false affermazioni su regimi di oligopolio nel mercato italiano.

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