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Voglia di bleisure? Piace soprattutto ai più giovani

L’abitudine di allungare di alcuni giorni il proprio viaggio di lavoro, la voglia di bleisure, dedicandosi al relax e al turismo leisure, sta diventando sempre più popolare. A dirlo è un una ricerca resa nota dalla Global Business Travel Association, che in Nord America ha intervistato centinaia di business traveller sul cosiddetto bleisure.

Il dato chiave è che, nei 12 mesi passati, il 37% di essi aveva allungato di qualche giorno il soggiorno d’affari per  prendersi una vacanza nella città in cui già si trovava, magari facendosi raggiungere dalla famiglia durante il fine settimana, spesso rimanendo nello stesso hotel pagando di tasca propria il periodo aggiuntivo.

La voglia di bleisure diminuisce con l’età…

E questa abitudine diminuisce con l’aumentare dell’età, visto che se i business traveller con meno di 34 anni che allungano la permanenza sono il 48%, tale percentuale scende al 33% nella fascia 35-54 anni e del 23% per gli over 55. I ricercatori di Gbta non sono stati in grado di spiegare queste discrepanze, se non utilizzando l’intuito: i più giovani sono ancora nello stato d’animo di vedere il business travel come una cosa “esotica ed eccitante” mentre i più attempati puntano a finire il proprio lavoro e a tornare dalla famiglia, elemento non ancora presente nella vita dei Millennial. C’è poi un’altra questione: gli over 35 tendono ad avere più denaro da spendere e non devono necessariamente usufruire dei vantaggi di una tariffa alberghiera dedicata per prendersi una vacanza.

Per questo le aziende dovrebbero abbracciare il concetto di “bleisure” (leggi l’articolo in proposito) anche in ottica di risparmio, visto che i voli del venerdì – piuttosto cari – sarebbero sostituiti con quelli più economici del fine settimana, così come un soggiorno più lungo in albergo potrebbe costare meno di uno breve. Senza contare che i dipendenti viaggerebbero più volentieri e sarebbero più motivati.

“Lo studio mostra come le aziende possono migliorare la qualità del lavoro dei propri dipendenti, che potrebbero coniugare attività di lavoro con tempo libero” ha detto Monica Sanchez, direttore delle ricerche di Gbta Foundation. “Fra i modi per farlo c’è lo stabilire regole chiare per il rimborso delle spese sostenute dai non dipendenti, aiutando i traveller a capire quali siano le risorse aziendali disponibili per l’estensione del loro soggiorno, sviluppando al contempo una travel policy che indichi in maniera chiara i fornitori di viaggio preferiti e i canali di prenotazione coerenti con l’azienda”.

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