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Il Business Travel più lontano da Olta e metasearch

Le Olta e metasearch apparsi circa vent’anni fa sul panorama distributivo turistico nel mondo hanno rivoluzionato il modo di comprare e vendere turismo e il business travel, e di questo se ne è parlato a Digital Mice a Milano, in corso anche oggi. Il panel che ha disquisito di Olta presentava un titolo ben chiaro: “Ota, seo e business travel: vantaggi e pericoli della disintermediazione”, anche se, come ha sottolineato Davide Rosi, managing director di Bcd Travel per l’Italia, “si è parlato soprattutto di meccanismi legati al leisure, visto che nel corporate non si usano i metasearch che ho qui insieme a me sul palco; per il BT abbiamo più negoziazioni dirette con catene, consolidatori e anche hotel individuali. Ad esempio abbiamo gestito ben 22 mila camere per il giro d’Italia, nessuna presa con i metasearch” sottolinea Rosi, che continua commentando come: “Le Olta fanno una intermediazione nuova, non fanno disintermediazione. E ormai fanno parte del travel system, in un iter che vede i produttori, i to, i consolidatori e i distributori, di cui noi Tmc facciamo parte. Ma ora dobbiamo tenere da conto anche di altre realtà, come Facebook o Google, che si stanno inserendo nel sistema”.

Il Business Travel più lontano da Olta e metasearch che, però, dominano nel leisure

Nel mondo del travel Olta e metasearch sono sempre più utilizzati dal leisure, anche ora che non esiste più la clausola della parity rate, che dovrebbe portare più prenotazioni dirette sui siti degli alberghi, “ma è già così per il prezzo, visto che già oggi solo il 20/25% delle tariffe migliori si trovano su questi siti. Quindi il consumatore finale non cerca solo e unicamente il prezzo, ma anche servizi aggiuntivi. Che, per il corporate soprattutto, potrebbero essere, ad esempio, una maggior flessibilità” spiega Nicola Seghi, business evangelist CNT Simple Booking.

Le Olta e metasearch sono invece fenomenali strumenti di marketing per gli hotel “grazie a noi anche un albergatore singolo oggi può fare marketing online, con i nostri strumenti gratuiti che possiamo integrare con altri a pagamento. Noi portiamo loro dei veri big data ben profilati, con oltre 1,2 miliardi di accesso ogni anno, e il potere di una comunicazione mirata” dice Giulia Eremita, hotel relations e industry management Italy di Trivago, a cui fa eco  Massimo Del Giacco, senior sales manager hotels di Skyscanner:  “gli albergatori devono essere sui metasearch, non solo per incrementare le vendite ma anche per migliorare la brand awarness“.

Che si cura anche, e soprattutto, su Tripadavisor, “abbiamo portato nel mondo del travel online grazie alla nostra forza (sono state di recente toccate le 500 milioni di recensioni, ndr) due momenti di disruption; quando ci siamo integrati con Facebook, perché le recensioni degli amici e degli amici degli amici sono sempre meglio di quelle di persone a noi sconosciute, e, quest’anno, che abbiamo cambiato il layout”  sottolinea Gianluca Laterza, territory manager South Europe dell’azienda statunitense, dando sempre più peso ai metamotori, “perché il 2018 sarà l’anno dei metasearch” commenta Laterza.

Seghi ricorda che, oltre alla mera tariffa, i grandi distributori giocano anche sul cambio e sulle tariffe nette, dominando le ricerche online: “le prenotazioni dirette sono cresciute nel 2016 e anche quest’anno grazie alle grandi campagne fatte dalle catene alberghiere ma rimangono il 21% del totale (dato del 2016 di Hmsai Foundation, ndr), contro il 79% delle Olta”. E vedremo ora cosa cambierà con la fine delle parity rate, “ma importante è la coerenza tariffaria per gli albergatori, meglio benefit e offerte, non sconti”. Perché come ha detto un esponente di Booking.com a un hotel nel portfolio di Seghi: “anche sena parity noi dobbiamo averebbe la miglior tariffa, almeno pari agli altri, perchè noi portiamo traffico e facciamo marketing. Il tuo sito non è concorrente per me”. ma è veramente così?

 

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