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Il cammino internazionale di una Tmc italiana: intervista a Giorgio Garcea di CTI

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La sigla CTI gradualmente è divenuta elemento noto, nel mondo del Business Travel internazionale. A parlare chiaro basterebbe la sede newyorkese sulla 5th avenue, ma oltre l’orgoglio di vedere quella lettera C che sta per Cisalpina, dietro a un’azienda che lavora con un metodo base tricolore su mercati anche lontani, ci sono tanti tasselli da far quadrare, da evolvere per avere successo.

A svelare qualche curiosità su elementi come la AI, il ruolo dei mercati esteri e del travel manager, per chi i Viaggi d’Affari li vive pensando al 2026 e ai molti quesiti che ci si può porre, anche fuori Europa, è il chief commercial & operations officer di CTI – Cisalpina Tours International, Giorgio Garcea.

AI, quanta, per cosa e con che riscontri?

Partiamo dai dati verificabili: il primo riscontro misurabile è la soddisfazione dei clienti, che
segnalano tempi di risposta più rapidi e una maggiore coerenza nelle informazioni ricevute. È un indice concreto, non ancora esaustivo, ma sufficiente per confermare che l’automazione intelligente sta già incidendo sulla qualità del servizio.

Per quanto riguarda il “per cosa”, la novità principale è GRACE – Global Reservation & Corporate Efficiency, la piattaforma proprietaria di nuova generazione che diventerà l’ecosistema unico per prenotazioni, gestione, data optimization e operations internazionali.

Il rilascio è previsto entro la fine del 2026 e GRACE rappresenterà il cuore tecnologico dell’espansione globale di CTI. L’architettura si basa su due pilastri: Grace è multi-source, integra fonti di contenuto differenti per ampliare le opzioni disponibili e garantire piena visibilità sulle offerte di mercato.

È multi-countries: la sua struttura permette di operare nei singoli mercati in cui CTI è presente e consolidando un modello standardizzato, ma adattabile alle specificità locali. Non tutto può essere svelato ora, perché il progetto è in fase avanzata ma ancora in evoluzione. È però già chiaro che si tratti di un ecosistema unico, concepito per sostenere la crescita futura.

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Giorgio Garcea – Chief commercial & operations officer di CTI – Cisalpina Tours International

L’estero che cresce, cosa vi “insegna” o cosa “apprende” maggiormente?

L’internazionalizzazione ci insegna che un network funziona davvero quando ogni Paese non è
solo un presidio commerciale, ma un luogo di competenze da mettere a fattor comune. Dai dati
condivisi durante la Convention 2025 emerge chiaramente che le nostre sedi non si limitano a
replicare un modello: lo arricchiscono, lo correggono, lo mettono alla prova con esperienze
settoriali diverse.

È un processo virtuoso, ma non automatico: richiede coordinamento, fiducia e la volontà di trasformare specializzazioni locali in valore globale. Ad esempio, Cipro rafforza il know-how nei settori maritime e oil&gas, gestendo crew changes (equipaggi) complessi e puntando a
diventare un hub per le navi cargo (oltre 700 unità).

Il Brasile ha maturato esperienza di global account management su clienti oil&gas, ampliando al contempo i servizi verso aziende del gruppo MSC, nel comparto del caffè e negli eventi corporate.

La sede in Turchia, che fino a oggi aveva un business prettamente leisure, oggi è protagonista nel business travel, con 30 persone in team, ed è riuscita ad acquisire rapidamente competenze anche nel settore farmaceutico.

L’internazionalizzazione ci permette di condividere know how tra i Paesi: avendo un team globale
che collabora quotidianamente, le peculiarità locali vengono messe fattor comune con finalità di
una crescita aziendale sinergica.

I travel manager su cosa vi mettono maggiormente in difficoltà, o pressione, attualmente?

Sicurezza, risk management, duty of care: sono questi i temi ricorrenti con i quali le aziende si
confrontano con gli account manager di CTI. I clienti si aspettano aggiornamenti continui, motivo
per cui strategicamente selezioniamo partner (Ambimed è solo l’esempio più recente) in grado di
fornirci adeguati strumenti.

Quanto contano certi “premi” o eventi, per la visibilità internazionale?

Gli Awards hanno certamente un ruolo nella visibilità, soprattutto perché offrono spazi di incontro
informale nei quali si rafforzano le relazioni e si aprono attività di networking. Inoltre, sono
conferme delle nostre eccellenze. Il numero degli eventi sta crescendo e sarà importante per noi
partecipare soprattutto in contesti internazionali, selezionandoli strategicamente.

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