L’Italia è “low cost”

Le compagnie aeree low cost rappresentano ormai una percentuale importante del traffico aereo globale. Gli ultimi dati pubblicati da Oag, società internazionale di consulenza nel settore turistico, rivelano ad esempio che nel giugno 2006 la quota dei voli operati da questi vettori ammontava a circa il 13% sul totale mondiale (vedi grafico 2), contro il 12% del giugno 2005 e il 6% del giugno 2001. Nell’ultimo anno la crescita più significativa ha riguardato l’Europa e la regione Asia Pacifico, dove a giugno sono stati effettuati 16mila voli in più rispetto al corrispondente mese del 2005. Nell’America centrale e meridionale si sono registrati 7000 voli in più, mentrenegli Stati Uniti, il fenomeno delle “no frills” sta attraversando una battuta d’arresto, dopo la crescita costante dell’ultimo ventennio (6000 voli in meno rispetto a giugno 2005).

Il successo delle compagnie a basso costo trova conferma nei dati di Eurocontrol, European Organisation for the Safety of Air Navigation: a maggio 2006 le compagnie low cost hanno raggiunto un market share del 16,3% sul totale dei voli europei, con un incremento di 2,4 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2005. Il mercato più saldo è quello britannico, con una quota del 32%. Attualmente sono presenti nel Vecchio Continente 50 compagnie low cost (circa il 2% in meno rispetto ai 12 mesi precedenti) che operano da 22 Paesi. Il numero dei voli effettuati da queste compagnie è cresciuto del 23%, raggiungendo nei primi cinque mesi di quest’anno un picco di 3700 frequenze al giorno. Lo scalo europeo maggiormente utilizzato èLondra Stansted, seguito da Londra Gatwick, Dublino, Londra Luton e Colonia/Bonn.

Low cost e low fare

Le prime compagnie low cost, negli anni Novanta, hanno introdotto nel mondo del trasporto aereo un modello di business assolutamente innovativo. La chiave di questa “rivoluzione” era l’adozione di una struttura di costi molto più snella rispetto a quella dei vettori tradizionali: per ridurre le spese di handling aeroportuale le low cost “pure” operano da aeroporti regionali, con cui spesso stipulano accordi che prevedono attività di marketing congiunto. Inoltre, adottano flotte monotipo al fine di ottimizzare i costi di manutenzione e sfruttano al meglio i propri aeromobili,riducendo al minimo il turn-around (il tempo di permanenza a terra del velivolo) tra una frequenza e l’altra. Oltre a ciò, le no frills riducono all’osso il servizio a bordo (ad esempio, non effettuano la preassegnazione dei posti e servono ai passeggeri solo catering a pagamento) e affidano la vendita dei biglietti esclusivamente ai propri siti Internet, con un evidente risparmio sui costi di distribuzione.

Per molti anni questa formula ha permesso alle low cost di registrare tassi di crescita a due cifre, mentre le compagnie di linea lottavano per la sopravvivenza e cercavano affannosamente di far quadrare i bilanci. Per reggere la competizione, molti vettori tradizionali hanno parzialmente modificato le proprie strutture tariffarie, ridimensionando i servizi a bordo e introducendo le cosiddette “low fare”. Tariffe che, in alcuni casi, sono addirittura più vantaggiose di quelle proposte dalle low cost.

I vettori a basso costo, dal canto loro, hanno cominciato a mutuare alcune modalità di gestione dalle compagnie tradizionali: alcuni di essi, ad esempio, consentono di effettuare le prenotazioni tramite gds (Hapag Lloyd Express, SkyEurope ecc.), offrono programmi e convenzioni ad hoc per la clientela corporate e propongono una gamma più ampia di servizi, sia a bordo sia a terra. Basti pensare a SkyEurope, che permette ai propri clienti business di accedere gratuitamente alla Vip Lounge dell’aeroporto di Milano Orio.

Le differenze si attenuano

Insomma, la linea di demarcazione tra le “no frills” e i vettori tradizionali oggi è molto più sfumata di un tempo. Se da un lato continuano a esistere le compagnie a basso costo “pure” (ne è un esempio Ryanair, che non ha mai tradito il proprio modello di business originario), dall’altro operano sotto l’etichetta “low cost” carrier di svariate tipologie: vettori di bandiera “convertiti” al modello “no frills” (è il caso di Aer Lingus), ex compagnie charter (ad esempio Condor), compagnie tradizionali che offrono tariffe scontate. Tutti questi operatori sono accomunati dal fatto di operare collegamenti point-to-point, a breve e medio raggio, a tariffe estremamente convenienti.

Il panorama italiano

Anche in Italia le low cost, negli ultimi anni, hanno registrato una crescita sostenuta. Attualmente sono presenti nella penisola 37 compagnie definite a basso costo (vedi tabella 1). Di queste, 27 effettuano collegamenti dagli aeroporti milanesi: 15 da Bergamo Orio Al Serio, 11 da Malpensa e sei da Linate. Inoltre, 28 vettori a basso costo propongono voli dagli scali romani di Fiumicino e Ciampino, 15 dall’Aeroporto Marco Polo di Venezia, otto da Verona Villafranca e Brescia Montichiari, 12 dallo scalo Marconi di Bologna e dieci da Napoli Capodichino. Tra gli altri scali a forte presenza low cost, spiccano Catania, con 12 compagnie, Palermo (9 vettori), Olbia (10) e Lamezia Terme (7).

Una delle fonti più aggiornate sull’andamento del settore low cost in Italia è l’Osservatorio Volagratis (www.volagratis.it). Dai dati raccolti emerge che nel 2005 circa 10 milioni dei nostri connazionali hanno volato low cost: una quota che è pari all’11% del totale del volato italiano e al 6% dell’intero valore del mercato. Grazie al prezzo medio dei biglietti a basso costo, più basso del 50% rispetto alle tariffe dei voli tradizionali, gli italiani hanno risparmiato circa 500 milioni di euro. Inoltre, l’Osservatorio ha evidenziato che il passeggero “tipo” delle compagnie “no frills” ha un’età compresa tra 31 e 50 anni (53% dei passeggeri), è donna (54%), risiede nel nord Italia (60%) e acquista biglietti per vacanza (70%).

Ulteriori spunti di riflessione ci giungono dalla rilevazione effettuata nel maggio di quest’anno, secondo la quale la leadership nel settore dei voli a basso costo spetta a Ryanair, con un market share del 28%. A seguire si posizionano Windjet con il 16%, Alpieagles con il 12%, easyJet con l’11%, Meridiana con il 9% e MyAir con il 7% (vedi grafico 1). Questi vettori detengono, complessivamente, quasi il 90% della quota di mercato delle low cost nella penisola. «Il mercato italiano ha una peculiarità rispetto ad altri mercati europei: vi operano molte piccole compagnie, mentre altri paesi (ad esempio l’Inghilterra) sono in mano a pochi, grandi player, del calibro di easyJet o Ryanair – spiega Fabio Cannavale, presidente di Viaggiare, la società di Volagratis -. Questi piccoli vettori stanno ottenendo ottimi risultati in termini di traffico, ma dispongono di flotte di modeste dimensioni e, dunque, di una capacità limitata.

Sempre secondo l’Osservatorio, lo scorso maggio il prezzo medio dei biglietti low cost si è attestato a 73 euro, contro i 64 euro di aprile e i 57 di marzo. Le compagnie più care sono state Meridiana (91 euro), Volareweb (88 euro) e Alpieagles (84 euro), mentre la più conveniente è stata Ryanair, con 55 euro. Osservando le variazioni del prezzo medio nel periodo compreso tra giugno 2005 e maggio 2006, si rileva un progressivo incremento nei mesi estivi, con un calo in autunno e durante i mesi invernali (vedi tabella 2). Anche nel periodo di alta stagione, comunque, le tariffe sono decisamente più convenienti rispetto a quelle proposte dai vettori tradizionali.

Oltre a incidere fortemente sul piano tariffario, il mercato low cost ha avuto positive ripercussioni anche sul fronte dei collegamenti. «La scelta dei vettori a basso costo di operare dagli scali regionali – sottolinea Cannavale – ha comportato un considerevole ampliamento delle rotte e unincremento notevole nel numero dei voli diretti, operati anche da piccoli centri. Un notevole vantaggio per i business traveller con poco tempo a disposizione».

A questi vantaggi si aggiunge il fatto che gli scali regionali, proprio grazie alla partnership con le compagnie a basso costo, negli ultimi anni hanno moltiplicato gli investimenti in infrastrutture e servizi, riscattandosi dalla fama di “aeroporti scomodi”. «Le aerostazioni minori sono quasi sempre funzionali e ben servite, facili da raggiungere e comodissime per alcuni bacini di utenza – commenta Cannavale -. Solo Ryanair, talvolta, propone aeroporti davvero “scomodi”, come quello di Girona per raggiungere Barcellona. Le tariffe di questo vettore, però, sono considerevolmente più basse della media delle low cost. Il viaggiatore, dunque, ha la possibilità di soppesare i pro e i contro e di fare liberamente la propria scelta».

La conquista del segmento corporate

Resta da capire quanto le tariffe low cost siano in grado di attrarre la clientela corporate. «Rispetto ad altri mercati europei, le compagnie a basso costo in Italia tendono a differenziare maggiormente il prodotto a seconda dei target di clientela e si rivolgono alle aziende con iniziative mirate – dichiara Fabio Cannavale -. In Inghilterra, uno dei mercati principe del “no frills”, la percentuale di passeggeri “a basso costo” è elevatissima, e altrettanto elevata è quella dei viaggiatori d’affari che scelgono di utilizzare i vettori low cost. Ciononostante, compagnie come Ryanair e easyJet non propongono alcuna iniziativa ad hoc per questo segmento. In Italia, invece, così come anche sul mercato tedesco, le compagnie dimostrano maggiore interesse e flessibilità nei confronti delle imprese, nonostante il ricorso delle aziende alle low cost sia ancora modesto. Ciò comporta, ovviamente, maggiori costi per le “no frills” e una “deviazione” dal modello di business originario».

Tra i programmi per le aziende messi a punto dalle low cost spicca Corporate Flex, inaugurato la scorsa estate da Germanwings. Rivolta ad aziende con un volume minimo di biglietteria di 7000 euro, l’iniziativa consente di prenotare in rete (tramite apposita password) tariffe nette a partire da 49 euro, senza vincoli tariffari.

Hapag Lloyd Express, invece, propone tariffe flat a partire da 99 euro, tasse e oneri inclusi, su tutte le sue rotte business (e su richiesta anche su altre tratte). Siglando un contratto con la compagnia, le aziende ricevono una password con la quale effettuare online le prenotazioni, anche tramite la propria agenzia di viaggio. Anche in questo caso le tariffe sono estremamente flessibili, poiché consentono la modifica e cancellazione delle prenotazioni fino a due ore prima della partenza, senza versare alcuna fee.

Anche SkyEurope, vettore che opera collegamenti nell’Europa centro-orientale, propone alle aziende i pacchetti SkyAbo, che consentono la scelta di voli a tariffe competitive e con priorità nella prenotazione. La compagnia abbina a queste offerte una serie di vantaggi, tra cui la possibilità di accedere gratuitamente alla Vip Lounge dell’aeroporto di Orio al Serio.

Attratte da questi programmi, le aziende si mostrano sempre più sensibili alle opportunità di risparmio offerte dalle compagnie low cost. A prenotare i voli a basso costo oggi non sono soltanto le piccole e medie imprese, che spesso non dispongono di un’agenzia di viaggi partner e si industriano per spendere meno, ma anche le grandi aziende e multinazionali in cerca di opportunità per abbattere le spese di viaggio.

La crescita di interesse da parte del segmento corporate è emersa chiaramente nel corso diMission in Tour, manifestazione in quattro tappe (dal 4 al 7 luglio a Bergamo, Bologna, Roma e Napoli) organizzata da Newsteca per far incontrare le principali aziende italiane con le low cost operanti nella penisola. Quasi tutti i travel manager presenti, infatti, hanno riconosciuto i vantaggi tariffari offerti dalle compagnie a basso costo. Inoltre, hanno sottolineato che le “no frills” hanno ampliato la rete di collegamenti point-to-point, proponendo tratte minori che i vettori di linea non riescono a coprire.

Per scaricare le tabelle e i grafici di questo articolo in formato PDF, cliccate qui

Mission N. 6, settembre 2006 – Testo di Arianna De Nittis

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