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Alix Partners rivede l’Automotive Outlook 2021: pieno recupero nel 2025

  

Alix Partners rivede il Global Automotive Outlook 2021 alla luce dell’esorbitante rincaro delle materie prime e della crisi dei semiconduttori. La brutta notizia è che il pieno recupero delle vendite non si avrà prima del 2024-2025. Infatti, la fase di rimbalzo del 2021-22 è frenata dal chip crunch e dai costi di logistica schizzati alle stelle. E’ noto che i noleggi dei grandi container in entrata nel Mediterraneo oggi si pagano 12mila dollari contro i 2mila del settembre 2020. Perciò «il ritorno a 90 milioni di veicoli si avrà non prima di 3-4 anni e quest’anno il mercato chiuderà a 80 milioni di cui 17 in Europa, solo nel 2023 supererà i 90 milioni di cui 20 in EU», argomenta Dario Duse, managing partner della società di consulenza specializzata nell’automotive.

In questo scenario, l’Italia si attesterà a 1,7 milioni di immatricolazioni nel 2021, un +20% sul precedente ma ancora lontano dai due milioni dell’esercizio pre-pandemia.

Duse: «In particolare, la crisi dei semiconduttori fa perdere 7,7 milioni di veicoli, riduce lo stock di vetture su mercati, il che è particolarmente grave su piazze fortemente demanding come Cina e nord America».

Confronta con l’Outlook di metà anno.

Alix Partners rivede l’automotive Outlook 2021

Gli analisti definiscono preoccupante la congiuntura, che colpisce l’industria delle auto più duramente di altre.

Duse: «I costi delle materie prime saliti in veicolo medio pesano oggi 2.600 dollari contro i 1.400 della norma, ma la carenza dei materiali incrementerà e per novembre e dicembre stimiamo che anche il magnesio scarseggerà». Perché?

Il magnesio serve a produrre le leghe di alluminio, un metallo molto utilizzato nell’automotive. L’Europa lo imposta dalla Cina, che vive una grave criticità energetica (estrema carenza di elettricità a causa dell’impennata dei prezzi del carbone) e ha ridotto l’estrazione di magnesio. In tutto questo, l’industria dell’auto è la prima a subire il rincaro delle materie prime e presto i costruttori accuseranno l’impatto.

Duse: «Attualmente il colpo è ancora in pancia ai fornitori e gli Oem (Original equipment manufacturer) non li vedranno fino all’ultimo trimestre oppure nel primo dell’esercizio 2022, tuttavia non avranno molte opportunità di “coprirsi” da questi costi aggiuntivi che non si abbasseranno nel breve termine».

Quando i surplus delle materie prime arriveranno ai conti dei produttori di auto, le tariffe aumenteranno fino al 34%. Parallelamente, i margini delle case si ridurranno del 30%.

Auto elettriche: italiani euforici

Intanto, la produzione di auto elettriche ha ingranato una marcia sostenuta: gli esperti dicono che Fit For 55 darà un ulteriore impulso. Anche in questo caso, Alix Partners ha rivisto le stime dell’Outlook Automotive 2021.

In Europa, le vetture Bev (battery vehicles) cresceranno del 35% e negli Stati Uniti alla stregua, mentre in Cina del 50%. Un andamento quest’ultimo comprovato da un sondaggio che la società ha condotto su 8mila persone, di cui un migliaio in Italia.

Ed è proprio il Belpaese che mostra l’entusiasmo maggiore nei confronti dell’acquisto di un’auto a batteria. Se nel vecchio Continente il 25% del campione intervistato asserisce che la prossima vettura acquistata sarà elettrica, da noi è il 38% ad affermarlo. Gli italiani risultano secondi solo alla Cina, dove il 50% è favorevole a comprare un EV.

La barriera del prezzo

E se una Bev costasse uguale a quelle a motore termico? A livello globale, addirittura l’83% degli intervistati ne approfitterebbe.

«La capacità dei costruttori di ridurre il prezzo genererà un aumento proporzionale di potenziali clienti – sottolinea Duse -, inoltre si dovrebbero concentrare sul pareggiare la tariffa rispetto alle auto tradizionali invece di considerarlo sul total cost of ownership (Tco)».

Dalla survey emerge anche che il primo sistema di ricarica è domestico, in tutti i Paesi. Il secondo “canale” è nella sede lavorativa. Dunque, il 40-60% dei rifornimenti di elettroni avverrà in ristoranti, negozi e spazi pubblici. Il restante tra casa e ufficio, per sintetizzare.

Da notare che la ricarica pubblica è considerata un fattore abilitante per il 70-90% degli acquirenti di auto elettriche. Ed è interessante scoprire che negli Stati Uniti i consumatori ritengono le Case responsabili di doverla allestire, mentre in Italia solo la metà dei partecipanti all’inchiesta gli assegnano questo ruolo.

Quali fattori aumentano l’interesse per un’auto elettrica?

Come vediamo, l’Italia emerge come bene intenzionata a prodotti elettrici nell’automotive. Assunzione dimostrata anche dal fatto che il 15% è disposto a pagare il 25% in più.

Cosa sprona a considerare un acquisto?

I 2 elementi più incisivi sono la ricchezza dell’offerta nel 2021 da somare a una generale percezione che i prezzi siano diminuiti. Tuttavia, questa è pura sensazione collegata ad un ampliamento dei modelli anche in segmenti più bassi (utilitarie), perciò le tariffe sembrano più convenienti.

Approfondisci sulla crisi dei semiconduttori (in inglese) con le previsioni di Alix Partners.

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