Decreto incentivi auto 2022

Decreto incentivi auto 2022: pochi Pro e molti contro

L’attesa è stata spasmodica e lunga un intero inverno. Il decreto incentivi auto 2022 torna a rappresentare un supporto economico fondamentale per gli italiani che vogliono acquistare un’auto. Un’auto a basse o nulle emissioni, come peraltro viene specificato nel Dpcm attuativo del DL Energia.

Erano mesi che imprese, rivenditori e consumatori attendevano questa misura, così come diversi esponenti del governo avevano annunciato nelle ultime settimane del 2021. Rispetto al passato, però, quanto il governo ha messo sul tavolo non è solo un incentivo per acquisto di vetture poco inquinanti quanto per l’acquisto di auto in generale.

Nel frattempo, il mercato dell’auto ha segnato ancora una volta numeri preoccupanti, per certi versi aggravato dall’attesa di questo decreto incentivi auto 2022. Un iter sfribrante sul cui sfondo i numeri parlano da soli: 109.000 vetture immatricolate in meno rispetto allo stesso periodo del 2021. Che a sua volta già era di quasi 90.000 unità sotto il livello pre-Covid.

Chi si avvantaggia del Decreto incentivi auto 2022

Se il decreto incentivi auto 2022 accontenta (e scontenta) un po’ tutti i costruttori (scopri qui i dettagli del provvedimento), da Unrae arrivano alcune valutazioni importanti. Primo: per l’effettiva entrata in vigore del Decreto potrebbero volerci ancora alcune settimane.

Questo vuol dire che dovrebbe diventare pienamente operativo solo a maggio.

«Con un ritardo del genere si rischia ormai di non apportare alcun risultato effettivo sulle vendite per l’anno in corso», spiega una nota dell’Unione nazionale dei rappresentanti di autoveicoli esteri in Italia.

Tuttavia non tutto è da buttare, come evidenzia l’associazione che da 5 anni esatti è guidata da Michele Crisci. «È comunque positivo che il Governo abbia dato agli incentivi un orizzonte triennale per supportare la domanda di mercato. Incentivi indispensabili a fronte di una trasformazione epocale e di lungo periodo».

Unrae accoglie anche con favore l’introduzione di un sostegno all’acquisto dei veicoli commerciali leggeri a zero emissioni. Benché con un limitante obbligo di rottamazione.

Tuttavia, a fronte di un investimento pubblico così rilevante, sarebbe stato necessario quanto meno tenere in considerazione gli aspetti sollevati a più riprese da Unrae e non solo.

Le riserve Unrae sul Decreto incentivi auto 2022

Quali sono queste riserve?

Primo: l’esclusione delle persone giuridiche dagli incentivi con la sola eccezione del car sharing. In pratica, tutto il noleggio – incluso quello ai privati – e tutti i veicoli aziendali.

Unrae: «Un grave errore strategico, che avrà inevitabili conseguenze negative, rallentando il processo della transizione energetica».

Secondo l’associazione, infatti, sono penalizzati proprio i canali che negli ultimi anni hanno garantito maggiormente l’acquisto di veicoli a zero e a basse emissioni. In altre parole: i canali che hanno portato un più celere ricambio del parco circolante.

A questo va aggiunto che il Governo ha chiesto all’UE – per i veicoli aziendali in uso promiscuo – l’ennesima proroga per il regime transitorio. «Che da decenni ci rende l’unico Paese in Europa a non riconoscerne la detraibilità dell’Iva al 100%».

La seconda riserva: l’abbassamento dei tetti ai prezzi di listino

Secondo: la drastica riduzione – da € 50.000 a € 35.000 – dei tetti ai prezzi di listino per la fascia 0-20 g/Km di CO2 rispetto al sistema incentivante 2019-2021. Una scelta che Unrae definisce «opinabile e non omogenea rispetto alle altre fasce di emissione, che tra l’altro non apporta alcun vantaggio complessivo al mercato».

L’unico effetto appare quello di orientare la domanda sull’acquisto di alcuni brand specifici con un’inevitabile distorsione della concorrenza.

L’associazione rimarca anche che questo decreto incentivi auto 2022 «penalizza molti player del mercato, in particolare quelli esteri. La conseguenza è una riduzione della possibilità di scelta da parte dei consumatori».

Paradossalmente, con l’intento dichiarato di favorire la filiera italiana attraverso alcune forzature, viene penalizzata nel lungo periodo la stessa componentistica italiana, tanto importante per le Case costruttrici estere escluse dagli incentivi.

Unrae ritiene che il sostegno alla filiera automotive italiana vada focalizzato sulla riconversione industriale, favorendo la competitività e la qualità del sistema industriale del Paese. Quindi senza introdurre manovre distorsive del mercato, che rischiano di avere efficacia solo nel breve periodo distogliendo l’attenzione dai necessari investimenti in ricerca/sviluppo e produttività.

[Leggi l’analisi Unrae sul mercato flotte]

Terzo punto: i tempi tra prenotazione bonus e immatricolazioni

Unrae punta anche il dito sulla scelta del governo di non prolungare da 180 a 360 giorni i termini che intercorrono dalla prenotazione del bonus all’effettiva immatricolazione del veicolo.

«Ci auguriamo che ogni anno il Governo intenda rivedere lo schema incentivante adottato, così da traghettare con pragmatismo ed equità il nostro Paese verso la nuova mobilità a zero emissioni».

Intanto, nella sua analisi statistica del mercato autoveicoli in Italia pubblicata dall’Unrae nel Book 2021 emergono alcuni dati. Questi i numeri principali.

  • A fine 2021, in Italia circolavano 38,8 milioni di auto, con età media di 11,8 anni (rispetto ai 7,9 anni del 2009). Questo significa che il 26,2% delle vetture circolanti è ante Euro 4.
  • 1 auto su 4 ha più di 15 anni
  • Nel 2021 persi altri 6,3 miliardi di fatturato e 1 miliardo di Iva sul 2019.
  • Le auto elettriche sono passare dalle 17.185 del 2019 alle 136.311 del 2021. Pur raggiungendo quota 9,4% del totale delle immatricolazioni, restano indietro rispetto al 26% della Germania, al 18,6% del Regno Unito e al 18,3% della Francia.
  • Si segnala la crescita nel 2021 anche delle auto aziendali. Un canale che negli altri 4 maggiori mercati europei è maggioritario rispetto alle vendite ai privati, ben sopra il 50% con il picco del 65,4% in Germania. In Italia è fermo al 37,5%. La differenza è dovuta al diverso trattamento fiscale, che fissa al 20% la quota ammortizzabile e una detraibilità Iva del 40% in Italia rispetto a quote del 100% degli altri Paesi.

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