Il mondo automotive europeo si è trovato di fronte a un “cambio di rotta” a livello di regolamentazione per i target emissioni che ha fatto fin troppo parlare, nelle ultime settimane 2025 e prime del 2026.
Andando nel dettaglio delle flotte, che tanto pesano per il mercato del nuovo e soprattutto delle osservazioni possibili, leggendo i moltissimi dati dei veicoli in strada, abbiamo raccolto le considerazioni di un attore principale come è Geotab: ecco le risposte alle nostre domande da parte di Franco Viganò, AVP EMEA & Italy Country Manager dell’azienda americana.
Cosa pensa Geotab di questi passi, in riferimento al mondo flotte e per i vari segmenti delle stesse, potendo?
La revisione dell’obiettivo UE di riduzione delle emissioni di CO₂ (dal -100% al -90% a partire dal 2035) conferma una realtà che i fleet manager conoscono bene: la politica può essere volatile, i dati no.
Per le flotte, il punto non è “EV no, termico sì”, ma raggiungere quella che possiamo definire “sostenibilità pragmatica”, ovvero sfruttare i dati dei veicoli connessi per ridurre costi ed emissioni già oggi, indipendentemente dall’iter normativo.
Le nostre analisi mostrano che il 75% dei veicoli leggeri opera entro il raggio giornaliero dei veicoli elettrici moderni, e che il 49% delle flotte europee è già economicamente adatto all’elettrificazione: ignorare questa evidenza significa rinunciare a risparmi economici immediati e rinviare benefici tangibili in termini di costo totale di proprietà (TCO) e CO₂.
Per le flotte leggere (field service, sales, utility), la priorità è identificare i casi d’uso a basso rischio e sostituire i veicoli che hanno profili di emissione compatibili con l’autonomia reale, ottimizzando ricarica e pianificazione.
Per la logistica, la telematica può guidare un mix energetico ottimale: elettrico su tratte urbane o a corto raggio, con riduzione immediata delle soste a motore acceso; termico o ibrido su percorsi a medio-lungo raggio, caratterizzati da percorsi inefficienti e stili di guida energivori.
Nelle flotte pubbliche, invece, la continuità operativa impone cicli di transizione misurati: veicoli elettrici su servizi a bassa variabilità, analisi di tempi di minimo e consumi di carburante per abbattere gli sprechi fin da subito.
Inoltre, va considerato che per le flotte miste (EV/ibrido/ICE), l’errore è tornare al diesel “per praticità” sul lungo periodo: la semplicità apparente costa più di un mix ottimizzato guidato dai dati.
In sintesi, il reset normativo non cambia l’obiettivo finale, né il business case dell’efficienza. Il nostro invito è quello di continuare a modernizzare, misurando, confrontando i dati, per infine agire. Aspettare certezze normative è una strategia di stagnazione: l’efficienza richiede azione oggi.

Cosa possiamo attenderci lato fornitori in generale?
La flessibilità normativa spingerà gli OEM verso strategie che prevedano un portafoglio ibrido: più varianti powertrain (EV, PHEV, mild hybrid, ICE ad alta efficienza), cicli di prodotto adattivi al 2030/2032 e un’attenzione crescente al TCO reale.
Ci aspettiamo un’accelerazione sull’utilizzo dei dati e sui servizi digitali (come telematica nativa, API aperte, data analytics, ecosistemi marketplace), così come soluzioni volte a ridurre i tempi di minimo e a favorire allo stesso tempo la manutenzione predittiva, l’ottimizzazione dei percorsi e il coaching dei conducenti.
Analogamente, è auspicabile l’introduzione di modelli di ricarica integrati per rendere i veicoli elettrici operativi anche nel day-to-day, insieme a offerte finanziarie flessibili (leasing e pay-per-use basati sui profili di emissione) che riflettono la realtà di flotte miste.
Nel breve periodo, le nuove normative aumenteranno l’attenzione ai costi. Gli OEM si orienteranno verso KPI condivisi con gli utenti finali e basati su risultati misurabili (€/km, kWh/missione, emissioni evitate). Allo stesso tempo, il mercato si orienterà verso l’interoperabilità, aprendo la strada a flotte multi-brand e multi-fuel, con sicurezza e privacy di livello enterprise.
Per le aziende, questo significa una filiera più complessa, ma anche più ricca di opzioni, che le metterà di fronte alla necessità di selezionare partner affidabili e scalabili per l’analisi dei dati.
Cosa si dovrebbe fare, lato fleet manager, per essere il più complementari possibile non solo alle regole, ma alle esigenze di ciascuno, in azienda?
Per i fleet manager, la strategia dovrebbe basarsi su tre parole chiave: misurare, ottimizzare, decidere.
In termini di misurazione, è necessario mappare i cicli di emissione reali, basati su parametri come i km percorsi ogni giorno, le soste a motore acceso, i profili di carico, oltre agli ambienti operativi. Laddove i veicoli elettrici si rivelino adatti, si potrà pianificare la sostituzione, altrimenti sarà necessario fissare obiettivi di riduzione degli sprechi.
Dal punto di vista dell’ottimizzazione, le azioni concrete che coniugano esigenze normative ed economiche includono il coaching dei conducenti, la pianificazione intelligente dei percorsi, la gestione efficiente dell’energia (integrando la ricarica smart laddove possibile) e dei tempi di fermo a motore acceso.
Infine, è consigliato scegliere un mix energetico dinamico, con veicoli elettrici laddove TCO e operatività lo permettano, veicoli ICE efficienti o ibridi qualora il livello di emissioni lo richieda, con KPI rivisti su base trimestrale tramite le dashboard di telematica.













