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Il futuro dell’auto elettrica è per chi sa guardare lontano

Il futuro dell’auto elettrica subirà un rallentamento nel breve-medio termine. Anche la transizione globale verso la mobilità a zero emissioni deve fare i conti con il Coronavirus. Emerge da una recente ricerca di Deloitte, che rileva la necessità di uno slittamento di uno-due anni degli attuali target di riduzione delle emissioni di CO2. Al fine di favorire il rilancio dell’industria automobilistica nel suo complesso.

L’analisi, dunque, prospetta difficoltà per le Case perlopiù e, in seconda battuta, la possibile difficoltà economica dei consumatori ad acquistare mezzi più costosi, in un contesto di incertezza del reddito.

A livello globale, gli analisti stimano un crollo della produzione di veicoli leggeri pari a circa 11 milioni di unità. Passando agli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni per l’anno in corso. In particolare, in Europa la diminuzione si attesterà su circa 2,9 milioni di mezzi, mentre in Nord America a 2,2 milioni.

Futuro dell’auto elettrica, nel breve termine rallenterà?

Ad uno sguardo all’indietro, i costruttori avevano preso un ritmo sostenuto. Nel Vecchio Continente, l’ultimo trimestre 2019 degli EV aveva chiuso con una progressione dell’80%. Dopodiché è avvenuto il fermo degli stabilimenti in Cina che producono oltre il 50% delle batterie a livello mondiale. Di qui la conclusione che se nel medio-lungo periodo la transizione verso la mobilità elettrica non viene messa in discussione, nell’immediato o “breve termine” Deloitte ritiene ragionevole attendersi un ritmo di crescita più lento.

I consumatori vogliono auto ecologiche

Eppure i consumatori amano i veicoli sostenibili, compresi quelli ibridi.

Sempre Deloitte nel Global Automotive Consumer Study 2020 vede crescere al 71% l’interesse di 35mila intervistati in 20 Paesi nei confronti di auto più ecologiche.

«Come direzione di fondo del settore automotive non è in discussione l’evoluzione della mobilità elettrica, anzi può essere una leva di uscita dalla crisi come questa creata dall’emergenza Coronavirus», argomenta Davide Damiani, responsabile delle relazioni pubbliche di Repower.

L’azienda svizzera nata nel 1904, con una prima centrale che alimenta lo storico trenino rosso del Bernina, evidenzia chiaramente che la domanda ha attecchito. E lo spiega nel quarto White Paper.

In Italia, a gennaio 2020, le auto elettriche pure immatricolate sono state 1.943 contro le 283 dello stesso mese 2019. La quota di mercato abbandona lo “zero virgola”  e conquista l’1,2%. E’ un piccolo salto storico.

I prossimi step dipendono molto dagli incentivi all’acquisto e all’installazione di punti di ricarica, oggi 8.200 nel Belpaese, dei quali mille di Repower che come target ha le imprese (approfondisci qui). «Nella mobilità elettrica c’è l’innovazione per intercettare una nuova domanda, ad esempio nel turismo: questa come altre crisi ci offre opportunità di liberare molto potenziale».

Ascoltalo nella video intervista a Davide Damiani, responsabile delle relazioni esterne di Repower

 

 

 

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