Negli ultimi anni le maniglie elettriche a scomparsa sono diventate molto diffuse, utili al design dei veicoli elettrici di nuova generazione. Linee pulite, migliore aerodinamica e un’immagine high-tech, però…. Però ora le autorità cinesi hanno deciso di intervenire, introducendo nuovi requisiti di sicurezza che ne limitano l’uso.
Perchè vietare maniglie a scomparsa e non solo sulle Bev
Il punto non è estetico, ma ingegneristico e normativo. Le maniglie a scomparsa con attuazione esclusivamente elettrica dipendono da una catena complessa di componenti: alimentazione a bassa tensione, centraline, attuatori e software. In scenari di incidente severo – incendio della batteria, danneggiamento dell’impianto elettrico, perdita della linea 12V – questa dipendenza diventa un fattore di rischio.
Le autorità cinesi hanno evidenziato come, in tali situazioni, le portiere possano non essere apribili immediatamente, rallentando l’uscita degli occupanti e l’intervento dei soccorsi. Da qui la decisione di imporre che ogni veicolo disponga di sistemi di apertura meccanici di emergenza, indipendenti dall’elettronica, chiaramente identificabili e utilizzabili anche in assenza totale di alimentazione.
Alcuni marchi hanno sempre le maniglie a scomparsa, ma ora con sblocco meccanico
Il provvedimento coinvolge i principali protagonisti del mercato elettrico. Tesla, ad esempio, utilizza maniglie a scomparsa su diversi modelli. Il costruttore americano ha previsto aperture meccaniche di emergenza in abitacolo, ma l’esperienza sul campo ha mostrato come queste soluzioni non siano sempre immediatamente intuitive, soprattutto per utenti occasionali o per i soccorritori. Le nuove regole puntano a colmare questo gap, spingendo verso una maggiore standardizzazione e visibilità dei comandi di emergenza.
Sul fronte interno, BYD rappresenta un caso interessante. Pur adottando maniglie retrattili su vari modelli, il gruppo cinese ha spesso mantenuto architetture ibride, dove la componente meccanica resta parte integrante del sistema. Questa scelta, meno estrema dal punto di vista del design, si traduce oggi in un vantaggio competitivo, riducendo l’impatto degli adeguamenti normativi rispetto ad altri.
Dal punto di vista industriale, l’effetto è tutt’altro che marginale. Le nuove prescrizioni costringono i costruttori a rivedere il progetto delle portiere, intervenire su piattaforme già omologate e affrontare costi aggiuntivi di riprogettazione e certificazione, se non già pronti a soddisfare i requisiti 2027 della Cina (e si prevede poi del resto del mondo).
La meccanica prima del software in caso di emergenza
Il segnale lanciato dal regolatore cinese va oltre il singolo componente: nella fase di maturazione del mercato smart-car (anche ibrida, non solo elettrica), la sicurezza funzionale e il fail-safe tornano centrali, anche a scapito dello stile: ogni funzione critica del veicolo deve restare operativa nello scenario peggiore, quando software ed elettronica non possono più agire. Un principio classico dell’ingegneria automobilistica che, nell’era dell’auto software-defined, la Cina ha ribadito, forse prima di altri, o forse solo con eco maggiore.














