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Tesla, Ford e Volvo guidano la classifica delle supply chain più sostenibili dell’auto elettrica

La quarta Lead the Charge Auto Supply Chain Leaderboard analizza l’impegno dei costruttori tra decarbonizzazione, diritti umani e filiere responsabili.

Chi produce davvero auto elettriche sostenibili? Non basta eliminare il motore a combustione: anche la filiera che sta dietro a batterie, acciaio, alluminio e minerali critici deve rispettare criteri ambientali e sociali sempre più stringenti.

È proprio questo l’obiettivo della Lead the Charge Auto Supply Chain Leaderboard 2026. Si tratta dell classifica internazionale giunta alla sua quarta edizione che analizza l’impegno dei principali costruttori automobilistici nel costruire catene di approvvigionamento più pulite, responsabili e libere dai combustibili fossili.

La lista è realizzata dalla rete internazionale Lead the Charge, che riunisce organizzazioni impegnate su clima, diritti umani e finanza sostenibile: tra questi, Sunrise Project, Rainforest Foundation Norway, Human Rights Watch, Public Citizen e Transport & Environment. L’analisi valuta 18 costruttori globali attraverso una serie di indicatori che spaziano dalla decarbonizzazione dei materiali alla tutela dei lavoratori, fino alla protezione dei diritti delle comunità indigene.

Il sistema assegna un punteggio percentuale massimo del 100% e prende in considerazione due macro-aree: da un lato la sostenibilità ambientale della supply chain (materiali, batterie e politiche climatiche), dall’altro l’approvvigionamento responsabile e il rispetto dei diritti umani.

“La Leaderboard di quest’anno – spiega Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia – mostra che supply chain più pulite e responsabili stanno diventando la norma per l’industria dell’elettrico”. Un cambiamento che però non è affatto automatico. “Le regole green dell’UE – continua Marchetti – hanno reso la sostenibilità un requisito fondamentale e il Regolamento sulle batterie rappresenta un’opportunità globale per progredire su questa strada”.

Tesla prima nella classifica globale, Volvo guida la decarbonizzazione mentre Stellantis perde terreno

Guardando alla classifica complessiva, Tesla conquista il primo posto con il 49%, seguita da Ford (45%) e Volvo (44%). Mercedes-Benz e Volkswagen completano il gruppo dei costruttori che guidano la trasformazione della filiera elettrica. Il punteggio medio dei 18 produttori analizzati resta comunque ancora basso, fermo al 25%, e nessuna azienda supera la soglia del 50%.

La Leaderboard evidenzia come i principali gruppi automobilistici stiano iniziando a sfruttare il proprio peso industriale per ridurre l’impatto ambientale dei materiali. Volvo e Mercedes, ad esempio, hanno investito nella decarbonizzazione di acciaio e alluminio e stanno già introducendo questi materiali nei nuovi modelli elettrici. Allo stesso tempo cresce la trasparenza. Alcune aziende, come Geely, hanno iniziato a pubblicare dati più dettagliati sulle emissioni legate ai materiali utilizzati nei singoli veicoli.

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La Lead the Charge Auto Supply Chain Leaderboard 2026 – Lead the Charge®

Anche il coinvolgimento diretto dei fornitori diventa sempre più centrale. Mercedes, Volkswagen e Tesla hanno pubblicato report specifici sulle materie prime utilizzate nelle batterie. Questi ultimi descrivono le misure adottate per prevenire o mitigare impatti ambientali e sociali legati all’estrazione di litio, nichel e cobalto.

Tra i costruttori europei emerge però un segnale negativo. “Spicca l’arretramento in classifica di Stellantis, passata dal 9° al 12° posto, la peggiore performance tra le case auto europee e statunitensi”, sottolinea Marchetti. Secondo T&E, il calo è legato soprattutto a un peggioramento nella trasparenza su alcuni aspetti della filiera. Tra questi la gestione delle batterie a fine vita. “Potrebbe essere letto come un sintomo del disimpegno dell’azienda in materia di mobilità elettrica”.

Interessante anche il dinamismo dei costruttori asiatici: quest’anno sono proprio le aziende cinesi a registrare i progressi più significativi. Geely, ad esempio, ha migliorato le proprie politiche di riciclo delle batterie e tutela dei diritti umani. BYD ha invece introdotto un nuovo codice di condotta per i fornitori e un sistema di reclamo lungo la supply chain.

Normative europee e filiera elettrica: perché i progressi rischiano di rallentare

Secondo la Leaderboard, l’elettrificazione dell’auto sta già generando effetti positivi anche oltre il semplice abbattimento delle emissioni allo scarico. Le normative europee, in particolare il Regolamento UE sulle batterie, obbligano i costruttori a mappare le proprie filiere, effettuare controlli sui fornitori e aumentare il riciclo di materiali critici. Obblighi che, almeno finora, non esistevano per le auto con motore termico.

Questo quadro regolatorio ha contribuito ad accelerare la diffusione di acciaio e alluminio a basse emissioni nei veicoli elettrici. Norme che hanno spinto le aziende a migliorare la tracciabilità delle materie prime. Tuttavia proprio queste norme, che secondo gli osservatori hanno favorito il cambiamento, potrebbero ora essere indebolite o ritardate.

“Le leggi che dovrebbero guidare il miglioramento dell’industria dell’auto sono oggi a rischio”, avverte Marchetti. “L’UE ha già rinviato l’entrata in vigore delle regole sulla due diligence del Regolamento sulle batterie, anche quando molti carmaker erano pronti a rispettarle”.

Nel frattempo, aggiunge la manager di T&E, diverse aziende del settore stanno facendo pressione per rallentare alcune politiche climatiche chiave, tra cui gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni per auto e furgoni e lo stop ai motori a combustione previsto dal 2035. “I costruttori vogliono essere riconosciuti come sostenibili – conclude Marchetti – ma troppi di loro cercano di indebolire proprio le regole che rendono possibile il progresso”.

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