Nel cuore della strategia europea volta a recidere la dipendenza asiatica nella produzione di accumulatori per la mobilità elettrica, emerge a sorpresa un nuovo polo di eccellenza: l’Austria. Mentre i grandi progetti industriali in Svezia e Germania vacillano e le ambizioni italiane restano sospese, il Paese alpino sta silenziosamente consolidando una fitta rete di ricerca e impresa, posizionandosi come attore chiave nella catena del valore delle batterie.
L’ascesa silenziosa di Graz per le batteria in Austria
Nella quinta edizione dei Battery Innovation Days, l’evento ha riunito il gotha dell’industria, della ricerca e delle istituzioni europee, Graz è emersa come vero e proprio hub del paese che vanta oggi oltre 100 aziende e startup lungo l’intera filiera delle batterie: dalla ricerca sui materiali, alla componentistica, all’integrazione di sistemi fino al cruciale riciclo.
Secondo i dati dell’Austrian Business Agency, questo ecosistema è supportato da più di 100 progetti di R&S e centri di competenza (COMET) dedicati a materiali avanzati, sicurezza ed efficienza energetica. Nomi noti dell’industria internazionale, come Samsung SDI, AVL, Miba e Varta Micro Innovation, operano attivamente sul territorio, contribuendo con expertise che spaziano dall’elettrochimica pura all’ingegneria di sistema. La regione della Stiria, in particolare, con centri come l’AVL Battery Innovation Center e la TU Graz, si conferma epicentro di questa specializzazione.
L’Europa tra crisi e rilanci
Il panorama europeo, intanto, è segnato da forti criticità che stanno ridefinendo gli equilibri. In Svezia, ad esempio, il polo di Skellefteå, costruito attorno alla gigafactory di Northvolt, è passato da modello a caso di studio: le difficoltà finanziarie della società hanno portato, nel 2025, alla presentazione di istanza di fallimento e alla chiusura degli impianti principali, lasciando un vuoto occupazionale e d’investimenti. In Germania il progetto di uno stabilimento in Schleswig-Holstein, inizialmente legato a Northvolt, è ora in fase di revisione a causa delle difficoltà del partner e del ripensamento degli incentivi pubblici. Diversamente, In Francia, dove la gigafactory di Verkor – sostenuta da fondi europei e nazionali – oggi punta a una capacità produttiva di 16 GWh nel 2025 e oltre 50 GWh entro il 2030, consolidando il Paese tra i leader produttivi.
L’Italia, dalle Gigafactory al Testing
Nel frattempo, l’Italia non riesce a concretizzare le ambizioni di produzione su larga scala. I progetti italiani di gigafactory sono in stand-by o ridimensionati: il piano di Automotive Cells Company (Stellantis, Mercedes e TotalEnergies) per lo stabilimento di Termoli è stato di fatto accantonato a favore della produzione di cambi per veicoli ibridi, sfruttando il sostegno pubblico come leva per non perdere terreno proprio nel momento più delicato della trasformazione. Per quanto riguarda Mirafiori, l’impianto torinese opera come polo di test e sviluppo per pacchi batteria e software di gestione concentrandosi maggiormente su ricerca, testing e componentistica. Un posizionamento che, seppur valido, la esclude dalla pole position della produzione di celle: i costi elevati, la concorrenza internazionale e una domanda ancora volatile continuano a condizionarne le prospettive industriali.












