La conference call su Zoom diventa immersiva, attenti alla Zoom fatigue

Le conference call su Zoom diventano più coinvolgenti: la società californiana di servizi di teleconferenza lancia Immersive View. Si tratta dell’opzione che rende realistiche le videochiamate. L’organizzatore può, infatti, inserire sino a 25 partecipanti all’interno di veri e propri ambienti virtuali. Si possono scegliere sfondi ottimizzati da Zoom, ma anche personalizzati. Per esempio, anche la sala riunioni aziendale può diventare uno sfondo.

Infine, chi convoca il meeting può spostare i partecipanti all’interno della scena. E ridimensionare l’immagine di uno di essi.

Conference call su Zoom: lo stress da videochiamata

Una donna stressata dalle conference call su Zoom

Foto di Jeshoots.Com su Unsplash

Nonostante l’impegno di Zoom per renderle meno “asettiche”, le videoconferenze sono diventate per molti fonte di stress. Lavorando in smart working, l’utilizzo, o meglio, l’abuso delle conference call su Zoom e su altre piattaforme provoca stanchezza e un serio affaticamento.

Il fenomeno si chiama Zoom fatigue ed è stato analizzato dai ricercatori della californiana Stanford University, guidati da Jeremy Bailenson, fondatore del laboratorio di studio dell’interazione umana e virtuale.

Zoom fatigue: cos’è e come evitarla

Le conference call su Zoom: una schermata di video call

Foto di Chris Montgomery su Unsplash

La Zoom fatigue è causata principalmente da 4 elementi.

1) Quantità eccessive di contatto visivo ravvicinato
Nelle chat video il contatto visivo e le dimensioni dei volti sugli schermi sono innaturali. In una riunione normale, infatti, le persone osservano l’oratore, prendono appunti o guardano altrove. Durante le conference call su Zoom, invece, tutti guardano tutti. E per tutto il tempo.

Un’altra fonte di stress è che i volti degli utenti possono apparire troppo grandi. Come, cioè, se fossero fisicamente vicini.

Nella vita reale, però, quando il volto di qualcuno è così vicino, il nostro il cervello lo interpreta come una situazione intensa e, quindi, iper eccitante. Per ovviare a questa fonte di stress, Bailenson consiglia di togliere l’opzione a schermo intero. E ridurre le dimensioni della finestra Zoom rispetto al monitor.

2) Vedere costantemente la propria immagine
Il secondo elemento che provoca la stanchezza da Zoom è che la maggior parte delle piattaforme video mostra a ciascun utente la propria immagine. Ma vedere sempre la propria figura è innaturale e spinge gli individui a criticare il proprio aspetto. Non per nulla sono in aumento gli interventi di chirurgia estetica al volto.

La soluzione è utilizzare il pulsante “nascondi auto-visualizzazione“.

Totale mancanza di spontaneità: il problema delle video call

3) Riduzione drastica della mobilità abituale
Atro elemento critico è che le conversazioni telefoniche consentono di spostarsi e muoversi. Nelle videoconferenze, invece, la maggior parte delle telecamere ha un campo visivo impostato. La conseguenza  è che una persona deve generalmente rimanere nello stesso punto.

Per rimediare, Bailenson suggerisce di utilizzare una fotocamera esterna più lontana dallo schermo. Questo accorgimento permette infatti di camminare e muoversi pur partecipando alla call.

4) Il carico cognitivo alto
Nella normale interazione faccia a faccia, la comunicazione non verbale è spontanea. Ciascuno compie e interpreta naturalmente i segnali non verbali. Nelle chat video, invece, è necessario impegnarsi di più per inviare e ricevere segnali. E non mancano possibili fraintendimenti.

Lo sguardo in tralice rivolto al proprio bambino che si avvicina alla postazione di lavoro durante una call è di rimprovero. Ma può essere letto da un partecipante come segnale di disinteresse alla conversazione.

Il rimedio: concedersi ogni tanto una pausa “visiva”. Spegnere cioè la telecamera e lasciare acceso solo l’audio.

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