L’Ungheria consolida la propria attrattività sul mercato italiano e guarda al futuro con una strategia che punta a superare il tradizionale city break nella capitale. Accanto a Budapest, destinazione che continua a rappresentare il principale punto di accesso al Paese, Visit Hungary vuole valorizzare territori, esperienze e proposte capaci di prolungare il soggiorno, distribuire i flussi durante l’anno e intercettare nuovi segmenti di domanda.
I primi dati del 2026 confermano il trend positivo: tra gennaio e agosto gli arrivi italiani sono cresciuti dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i pernottamenti hanno registrato un incremento del 4%. Parallelamente, prosegue il lavoro sul comparto MICE, attraverso collaborazioni con gli operatori, iniziative di co-marketing e investimenti nelle infrastrutture ricettive e congressuali.
A delineare le priorità della destinazione è Mate Terjék, direttore di Visit Hungary, che individua nella diversificazione dell’offerta, nella connettività e nella personalizzazione delle esperienze le principali leve per consolidare la presenza italiana e sviluppare nuove opportunità nel 2027.
Qual è il bilancio aggiornato del mercato italiano e quali sono le prospettive per il 2027?
«Facciamo riferimento al periodo gennaio-agosto 2026, confrontato con gli stessi mesi del 2025. Il mercato italiano registra risultati molto positivi, con 381 mila arrivi, in crescita dell’11%, e 895 mila pernottamenti, il 4% in più rispetto all’anno precedente.
Un elemento particolarmente interessante riguarda la stagionalità. Negli ultimi due anni abbiamo osservato un rafforzamento della domanda nei mesi tradizionalmente meno frequentati, un andamento confermato anche nel 2026. A gennaio gli arrivi italiani sono aumentati del 27%, a febbraio del 34% e a marzo del 19%. In alcuni casi, questi mesi hanno registrato risultati persino superiori a quelli di giugno.
È un segnale importante, perché riflette anche il lavoro che stiamo portando avanti per intercettare segmenti di pubblico interessati a scoprire il Paese in periodi diversi dall’alta stagione.
Sul fronte B2B, vogliamo concentrarci sempre più sulle nicchie di mercato e sulla costruzione di partnership con operatori disposti a proporre un’Ungheria che vada oltre Budapest, includendo anche i territori circostanti. L’obiettivo è favorire itinerari di cinque giorni, anziché il classico fine settimana. Nel 2027 continueremo su questa strada, rafforzando ulteriormente l’impegno».
Come intendete sostenere gli operatori italiani e favorire la creazione di nuovi pacchetti?
«Vogliamo sviluppare partnership commerciali attraverso campagne di e-marketing e iniziative di co-marketing, capaci di sostenere la comunicazione degli operatori e la creazione di nuovi pacchetti, ma anche di valorizzare quelli già esistenti.
L’intenzione è supportare chi lavora con l’Ungheria e ha già dimostrato interesse verso la destinazione, consolidando relazioni che possano tradursi in proposte concrete per il mercato italiano».
La connettività aerea resta una leva decisiva. Qual è oggi la situazione dei collegamenti tra Italia e Ungheria?
«Stiamo attraversando una fase molto positiva. Il mercato italiano può contare su collegamenti diretti da 20 aeroporti verso l’Ungheria, con 17 città collegate quotidianamente a Budapest. È un livello di connettività particolarmente significativo per la nostra destinazione.
Stiamo inoltre lavorando per mantenere e rafforzare i collegamenti intercontinentali recentemente ripristinati, tra cui quelli con Filadelfia e Toronto, che proseguiranno anche il prossimo anno.
Per quanto riguarda l’Italia, stiamo valutando possibili sviluppi, ma siamo ancora in una fase iniziale. L’attivazione di nuove rotte dipende da diversi fattori, tra cui le strategie delle compagnie aeree e il ruolo degli aeroporti e degli altri soggetti coinvolti nell’incentivare i collegamenti.
Il nostro contributo interviene soprattutto sul piano della promozione: quando si avvia una nuova collaborazione, possiamo sostenere la rotta attraverso campagne di marketing congiunte con la compagnia aerea».
Quali opportunità offre oggi l’Ungheria al mercato MICE, anche alla luce degli investimenti nelle infrastrutture?
«Negli ultimi anni Budapest ha conosciuto una significativa evoluzione delle proprie infrastrutture e dell’offerta alberghiera. Tra le novità previste, nel 2027 è attesa l’apertura del Mandarin Oriental presso lo storico complesso termale Gellért, mentre nel 2028 dovrebbe arrivare il primo hotel del brand Indigo in Ungheria.
Sono investimenti che testimoniano la fiducia nel potenziale della destinazione. Il rapporto qualità-prezzo resta un punto di forza, insieme alla qualità dei servizi e alla capacità di adattare l’offerta alle esigenze dei diversi clienti.
Budapest è una destinazione particolarmente versatile per il MICE. Le strutture alberghiere, gli spazi per gli eventi e le possibilità di costruire esperienze su misura permettono di personalizzare ogni proposta, dalla conferenza al programma pre e post evento.
Quando mi chiedono quali siano le possibilità offerte dalla città, preferisco partire dalle esigenze del cliente: capire che cosa cerca permette di individuare la soluzione più adatta. Budapest è una capitale moderna, con radici storiche e culturali profonde, che può rispondere a richieste molto diverse».
Quali sono le priorità per rafforzare il posizionamento di Budapest nel panorama congressuale dell’Europa centrale?
«Il MICE rappresenta un ambito strategico. Vogliamo che Budapest si affermi sempre più come punto di riferimento per congressi e conferenze in Europa centrale.
Stiamo lavorando per rilanciare il nostro fondo di supporto agli eventi, il MICE Fund, e per sviluppare strumenti digitali che facilitino l’accesso alle informazioni e alle opportunità disponibili. Vogliamo sostenere anche gli organizzatori che non arrivano attraverso i canali tradizionali del Convention Bureau, rafforzando al contempo le relazioni con la città e con i partner sul territorio.
La direzione è quella di una collaborazione più stretta tra gli attori coinvolti, per valutare insieme come sviluppare eventi e iniziative. In questo quadro, il segmento B2B rimane centrale e il sostegno al MICE continua a essere una priorità».
Accessibilità, trasporti e sostenibilità sono sempre più determinanti nella scelta di una destinazione. Come si sta muovendo Budapest?
«Il tema dei trasporti è importante sia per la mobilità urbana sia per i collegamenti con le aree circostanti. L’obiettivo è permettere di raggiungere il centro in modo rapido e sicuro, anche a chi soggiorna fuori dalla capitale.
Budapest dispone di una rete articolata di autobus, tram e metropolitana e sta lavorando anche sull’accessibilità per le persone con mobilità ridotta. La città è inoltre ben organizzata per chi desidera viverla la sera e per chi viaggia da solo: nel tempo ha ottenuto riconoscimenti internazionali come destinazione sicura per le donne che viaggiano in solitaria.
La nostra ambizione è rendere la destinazione sempre più fruibile, sostenibile e accessibile, perché vogliamo che possa essere condivisa con tutti. Anche l’app BudapestGO è uno strumento utile per muoversi in città».
Guardando al 2027, quali eventi e appuntamenti potranno contribuire ad arricchire l’offerta turistica?
«L’Ungheria ha una tradizione musicale importante, legata soprattutto alla musica classica, ma negli anni ha sviluppato anche un’offerta di festival contemporanei capace di attrarre un pubblico internazionale.
Tra gli appuntamenti più conosciuti c’è lo Sziget Festival, che si svolge sull’Isola della Libertà, nel Danubio, tra Buda e Pest. Accanto alla musica, Budapest propone manifestazioni culturali e appuntamenti dedicati alla gastronomia, come i festival del vino nell’area del Castello di Buda e gli eventi gastronomici che negli ultimi anni hanno attirato un interesse crescente.
Anche il Wagner Festival fa parte dell’offerta musicale della capitale. Il calendario del 2027 è ancora in fase di definizione, ma questi appuntamenti contribuiscono a costruire un racconto della destinazione che va oltre le sue attrazioni più note.
Vediamo sempre più viaggiatori scegliere Budapest perché sono interessati a vivere un’esperienza precisa, seguire un tema o approfondire una passione. Non si viene soltanto perché la città è bella, ma perché offre qualcosa di unico e particolare. È questa dimensione esperienziale che vogliamo continuare a sviluppare».
La sfida per il prossimo anno, dunque, è trasformare la crescita dei flussi in soggiorni più lunghi e in nuove opportunità per gli operatori. Dalla destagionalizzazione al MICE, passando per i collegamenti aerei e una proposta culturale ed enogastronomica sempre più articolata, Visit Hungary punta a consolidare il mercato italiano e a presentare un’Ungheria da vivere oltre il tradizionale weekend nella capitale.












