Il ruolo tradizionale del Travel Manager sta subendo una trasformazione radicale non più limitata alla semplice prenotazione di voli e alla negoziazione di tariffe alberghiere. L’incertezza geopolitica, la contrazione dei budget per le trasferte e la compliance stanno infatti rimodellando i viaggi d’affari e il modo in cui vengono gestiti.
A mettere la questione sotto i riflettori è l’ultima indagine di BTN Europe su stipendi e soddisfazione lavorativa (Salary & Job Satisfaction Survey): indica che i travel manager supervisionano oggi un portafoglio di responsabilità sempre più ampio, per abbracciare il campo più vasto della mobilità.
L’importanza dei viaggi
Ed è una cosa prevedibile. Le aziende considerano sempre più la mobilità come un elemento chiave per alimentare la crescita del business: un recente sondaggio della ECA International ha rilevato che il 60% delle imprese ritiene la gestione della mobilità globale “sfidante o molto sfidante” e che ben il 95% esternalizza oggi almeno una funzione di mobilità per sopperire alla carenza di competenze e supportare gli obiettivi di crescita. Non solo.
Una ricerca dell’associazione tedesca di travel management VDR ha indicato che la mobilità rappresenta un “focus strategico” per un numero crescente di aziende.
“Il dipartimento di travel management è speciale: copre l’intera mobilità di un’azienda e richiede il coordinamento con molte interfacce interne – afferma Christoph Carnier, presidente di VDR e responsabile del procurement per viaggi, flotta ed eventi presso Merck Group -. Da un lato è importante avere una chiara direzione strategica, ma poi questa deve essere implementata, e per farlo sono necessari compiti operativi”.
La funzione di gestione dei viaggi e della mobilità dunque deve essere sia strategica che operativa, indispensabile dall’interno: l’indagine dell’associazione su 800 società ha rivelato che il 70% sta affrontando attivamente la mobilità dei pendolari ed entro la fine del 2025, si prevede che quest’ultima cifra salirà all’82%.
Dipartimento acquisti o Risorse umane?
Questa evoluzione delle responsabilità del ha innescato un dibattito: dove dovrebbe collocarsi questo nuovo ruolo nelle aziende? Nella maggior parte dei casi, il travel management fa parte del dipartimento acquisti, seppur il compito della gestione dei viaggi non termina con la stipula di un contratto: spesso è proprio in quel momento che inizia il vero lavoro. Diversamente, potrebbe appartenere all’HR, considerando che il procurement spesso trascura l’esperienza dell’utente, ed è necessario avere un ruolo combinato funzionante tra travel e mobility.
Il nuovo Chief Fleet Mobility Travel Officer in Italia
In Italia, il PSCL (Piano Spostamenti Casa-Lavoro) è un requisito per le aziende con più di 100 dipendenti volto a ridurre il traffico pendolare e incoraggiare alternative di trasporto sostenibili. L’attuazione del PSCL è di competenza del Mobility Manager, figura che in molti casi coincide con il Travel Manager.
L’Italia è andata oltre. La norma che segna “un passo cruciale” verso il riconoscimento e la certificazione di ruoli chiave nella gestione dei viaggi e della mobilità aziendale è quella pubblicata dall’ UNI (Ente Italiano di Normazione) nell’aprile 2025: la UNI 11977:2025 definisce le competenze, le conoscenze e le responsabilità richieste per la “gestione della mobilità delle persone”.
Riunisce le competenze per quattro ruoli: Travel Manager, Mobility Manager, Fleet Manager e la figura sovraordinata del Chief Fleet Mobility Travel Officer (o Chief FMT Officer), che combina tutte le funzioni.
–> Leggi qui i manager italiani (per IMA) ed europei (per EMA) premiati agli ultimi Mission Awards 2025.1













