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Quanto costa la guerra in Medio Oriente al turismo: 50mila euro per agenzia viaggi

Cieli chiusi, voli cancellati, pacchetti azzerati. FIAVET lancia l'allarme: le agenzie di viaggio rischiano di perdere fino a 6 miliardi di euro nel 2026

L’escalation militare in Iran ha paralizzato in pochi giorni gli spazi aerei di mezzo Medio Oriente. Iran, Iraq, Israele, Siria, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno chiuso i cieli al traffico civile, scatenando un effetto domino sul turismo organizzato italiano.

I numeri li ha diffusi Luana De Angelis, vicepresidente vicario di FIAVET (la Federazione italiana delle agenzie di viaggio, aderente a Confcommercio): dall’inizio del conflitto sono stati cancellati oltre 3.000 pacchetti turistici, con una perdita di fatturato già stimata in 1,5 miliardi di euro.

Il dato che spaventa di più, però, è quello proiettato sull’intero 2026: fino a 6 miliardi di euro bruciati, considerando che in Medio Oriente si recano mediamente 600.000 turisti italiani ogni anno.

La conta dei danni per il turismo in ogni nazione

Il danno non riguarda solo le destinazioni dell’area. Dubai e Abu Dhabi non sono soltanto mete turistiche: sono i principali hub di transito verso Maldive, Thailandia, India e Australia. Con quei cieli chiusi, migliaia di viaggiatori diretti in Oriente si sono ritrovati senza volo e senza alternativa.

Per le agenzie più esposte, quelle specializzate sulle destinazioni mediorientali, le perdite possono superare i 50.000 euro ciascuna. A questo si aggiunge la pressione sui prezzi del petrolio: i rincari del greggio, inevitabili in uno scenario di guerra nel Golfo, si ripercuoteranno sui costi dell’intero trasporto aereo mondiale, colpendo indirettamente anche chi il Medio Oriente non lo aveva mai messo in agenda.

De Angelis è diretta: se l’instabilità dovesse persistere, le festività pasquali rischiano di essere un bagno di sangue per il settore. Le richieste di cancellazioni e rimborsi sono già massicce, e molti clienti stanno spostando le prenotazioni estive verso destinazioni più sicure.

FIAVET si è mossa su due fronti: contatto diretto con la Farnesina tramite l’Unità di Crisi, e attivazione di un gruppo operativo con tutti i presidenti regionali per gestire in tempo reale ogni criticità. Ma la rotta verso l’estate resta incerta, e il settore guarda con apprensione ai prossimi sviluppi diplomatici e militari.

 

 

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