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Trasporto aereo, bene i volumi per Ibar. Ma le tasse…

Un settore con un’andamento positivo, ma con una normativa incerta e un’eccessiva imposizione fiscale. Questi i dati salienti emersi dal Rapporto sull’andamento del traffico aereo in Italia nel 2015, presentato da Umberto Solimeno e da Luciano Neri, presidente e direttore generale dell’Ibar, l’associazione dei rappresentanti dei vettori operanti nella Penisola.

E i due manager hanno colto l’occasione per scendere in campo e difendere gli interessi delle compagnie e dei consumatori. “Il 2015 – ha esordito Luciano Neri – è stato caratterizzato da un aumento dei volumi di traffico e da un contemporaneo calo delle tariffe medie. A crescere soprattutto i voli verso l’India, con un +8,1% nel numero dei passeggeri, e il sud America con +6,5%. Forte calo dei flussi verso l’Africa settentrionale (-11,7%), complice l’incertezza legata alla sicurezza, e dell’Africa in generale. Per quanto riguarda il traffico interno, continua la diminuzione  (-3,3%) provocata dal travaso dei passeggeri dalle rotte nazionali ai treni ad alta velocità”.

Come detto, buone notizie dal fronte tariffario, visto che nel corso dello scorso anno il prezzo medio dei biglietti è sceso del 2,9% per quanto riguarda i voli intercontinentali e del 4,3% considerando i collegamenti con il resto d’Europa.

Il presidente Solimeno ha puntato il dito contro l’eccessiva tassazione, che danneggia tutto il comparto e che in Italia pesa in media per il 42% del prezzo del biglietto: “Nel Lazio – spiega – le compagnie hanno fatto i conti con l’Iresa, una imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili. In un anno i proventi (fortemente contestati dai vettori) non sono stati reinvestiti per diminuire il rumore nelle zone adiacenti agli scali. Senza contare che gli importi sono 5 volte superiori ai parametri stabiliti dalla Corte Costituzionale. Negativa anche l’addizionale municipale destinata all’Inps, che grava su ogni biglietto”.

I vertici Ibar hanno anche sottolineato la croticità derivante dal quadro normativo in cui le compagnie devono operare, dove 2 autorità vigilano sullo stesso settore, creando una inopportuna sovrapposizione. C’è poi la questione degli aeroporti di Milano, Roma e Venezia – verso i cui gestori c’è una procedura di infrazione della Ue sui contratti di programma in deroga -, degli aumenti tariffari accordati con una remunerazione del capitale che è fuori mercato e degli adeguamenti tariffari concessi con preavviso troppo breve, anche in questo caso con danni per le compagnie aeree che sono state costrette a corrispondere importi non ancora incassati.

“Visto che le compagnie aeree sono considerate con un bancomat cui attingere senza fare investimenti – ha precisato il presidente – Ibar continuerà a tutelare gli interessi dei vettori e dei consumatori. Queste nuove tasse incideranno negativamente sui viaggi degli italiani, al punto che si stima una perdita di 750.000 passeggeri nel corso del 2016 con una conseguente perdita di 2.300 posti di lavoro”. (Leggi l’articolo su come la Iata paventi una perdita di 2300 posti di lavoro in Italia)

Intanto un report Iata relativo al mese di gennaio indica che a livello mondiale i prezzi sono diminuiti mediamente del 10%. Il massimo organismo internazionale che sovrintende al trasporto aereo sottolinea anche che il 2015 si è chiuso con risultati positivi per i vettori nordamericani ed europei e debolezza nel settore cargo e degli utili delle compagnie asiatiche.

Se il prezzo del carburante dovesse continuare nel suo calo – dove ha raggiunto il livello più bsso degli ultimi 12 anni – a fine 2016 tutte le compagnie mondiali potrebbero risparmiare 12 miliardi di dollari solo per questa voce, dando ancora più spazio alla diminuzione del prezzo dei biglietti.

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