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Vince il No! Ciao Alitalia?

I dipendenti Alitalia scommettono ancora un volta sullo Stato (o “contro” lo Stato a seconda dei punti di vista) e con una valanga di “no” cancellano l’accordo che i sindacati avevano faticosamente trovato la notte tra il 13 e 14 aprile scorso (leggi qui). Ora, secondo quanto detto dal ministro Calenda, si attende l’Amministrazione controllata e il fallimento. E la sua “svendita” a Lufthansa, compagnia alleata di Etihad e che si era già interessata al vettore italiano sotto traccia (leggi qui).

Ciao Alitalia: dal mondo sindacale rispunta l’idea di rinazionaliizare il vettore

Le Banche o l’Ilva sì, Alitalia (ma per l’ennesima volta) perché No? Tra i Sindacati che hanno soffiato sul vento del No, praticamente tutti gli autonomi, si parla apertamente di salvataggio dello Stato (ma l’Ue non accetterebbe…è neppure la gran parte dei contribuenti!): “voglio proprio vedere come farà il governo a non sostenerci. In ballo non ci sono solo i 12 mila dipendenti Alitalia, ma oltre 50 mila lavoratori, se si pensa che per ogni nostro dipendente ce ne sono altri quattro dell’indotto. Il piano dell’accordo non poteva essere condiviso perché in realtà era solo il trampolino di lancio per la dismissione dell’Alitalia al miglior offerente straniero. Siamo al terzo fallimento dal 2008: all’epoca gli aeromobili erano 220 ora 120 e l’intesa prevedeva di lasciarne a terra altri 20” ha tuonato il segretario nazionale del sindacato Cub trasporti, Antonio Amoroso, rappresentante del Comitato per il No, che ha sottolineato come “il nostro governo non ci ha mai difeso come ha invece fatto quello francese con Air France. Loro hanno 8 vettori concorrenti, noi 22. Lo Stato non può abbandonarci: ha trovato 20 miliardi per le banche? Bene, adesso si ingegni a trovare il miliardo che occorre per mettere in salvo noi…”. Non rompete lo schermo, per favore, ma l’ars politica, ed economica, è anche questa…

Ciao Alitalia: i risultati del referendum

I no sono stati schiaccianti: il 67% dei voti Dei dipendenti di Alitalia hanno bocciato il preaccordo per il salvataggio della compagnia, con 6.816 voti, contro 3.206 sì, e quasi il 90% degli aventi diritto al voto. Tra il personale navigante sono stati 3.166 i voti contrati e 304 favorevoli, tra il personale di terra dello scalo di Fiumicino i contrari sono stati 648 contro 407 e in quella della cosiddetta ‘pista’ 957 contro 577. La bocciatura è arrivata anche da Malpensa (278 a 39), Linate (698 a 153) e dagli uffici della Magliana (amministrativi, call center, informatici, con 193 contrari e 39 favorevoli). I “Sì”, invece, hanno prevalso nell’urna 2 (ancora amministrativi e personale non operativo, con 777 voti contro i 443 “no”), nel reparto ‘manutenzione’ (749 a 373) e nelle periferie (161 a 60). Le schede bianche sono state in totale 17, quelle nulle 134.

Oggi il governo che ha accolto la notizia con “rammarico e sconcerto” dovrebbe iniziare l’iter per l’amministrazione controllata a meno che non arrivi (l’ennesima) sorpresa, perché i ministri coinvolti nella vicenda Carlo Calenda,  Graziano Delrio e Giuliano Poletti, che si sono riuniti dopo la votazione, sono stati categorici: “a questo punto l’obiettivo del governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”. Amen.

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