Quali sono stati i trend che hanno definito flotte e mobilità aziendale negli ultimi dodici mesi? E cosa possiamo aspettarci dal 2025, un anno ancora tutto da costruire? A rispondere è l’Arval Mobility Observatory con il nuovo ACT (Automotive Country Trends) 2026 il white paper che aggrega dati e informazioni per analizzare l’andamento dell’anno appena concluso e comprendere le tendenze di quello in corso (che potete trovare integralmente al seguente link).
Un’edizione, quella di quest’anno, che fotografa un sistema in profondo riequilibrio, attraversato da nuove logiche di flotta, da un mercato automotive che alterna fragilità e ripartenze e da una mobilità aziendale sempre più frammentata nelle esigenze, ma più integrata nelle soluzioni.
Come ricorda Massimiliano Abriola, Head of Arval Mobility Observatory & Smart Mobility Lab, “se il 2024 era iniziato con una certa cautela, soprattutto per lo scenario geopolitico e le tensioni sui tassi, oggi stiamo assistendo a un ritorno della fiducia e a un progressivo riequilibrio del mercato. È un contesto in cui le aziende stanno migliorando la qualità delle loro flotte e rafforzando la loro capacità di pianificare scelte strategiche di mobilità”.
L’economia italiana e il suo impatto sulle flotte
Il quadro macroeconomico ha avuto un peso decisivo sulle strategie di mobilità aziendale. Dopo mesi di crescita moderata, l’Italia entra nel 2025 con un ritmo più stabile rispetto al biennio precedente: un contesto ancora prudente, ma meno incerto sul fronte dei tassi e più prevedibile sul fronte della domanda.
Le aziende del nostro Paese hanno quindi ripreso a investire, privilegiando soluzioni che consentano di ripartire i rischi, pianificare i costi e migliorare l’efficienza del parco mezzi. In questo scenario, il noleggio a lungo termine continua ad affermarsi come strumento centrale: nel solo segmento corporate ha registrato in Italia un +14,4% nel 2023, con stime ancora positive nel 2024 e 2025, rispettivamente +2,1% e +2,7%.
La maggiore prudenza economica si riflette anche nell’attenzione crescente alla gestione del ciclo di vita dei veicoli. Il parco circolante italiano continua a invecchiare, con un’età media che nel 2023 raggiunge 12,6 anni, contro gli 11 dell’Europa occidentale. Un dato che spinge molte aziende a considerare forme più strutturate di rinnovo e strategie più attente alla sostenibilità dei costi.
Il mercato automotive: tra crescite, riequilibri e un’elettrificazione a velocità variabile
Il mercato auto europeo è in fase di normalizzazione dopo gli shock dell’ultimo triennio. Nel 2023 le immatricolazioni UE sono cresciute del 13,9%, mentre per il 2024 si stima un incremento del 5,5%, destinato a ridursi a un più fisiologico +3% nel 2025. L’Italia segue un percorso simile, ma con dinamiche più contenute: +18,9% nel 2023, sceso a +3,3% nel 2024 e poi a +0,8% previsto nel 2025.
Il segmento dei veicoli commerciali leggeri ha visto in Italia un aumento del 15% nel 2023, seguito da una previsione di crescita ridotta allo 0,5% nel 2024, prima di risalire all’1,9% nel 2025.
Sul fronte dell’elettrificazione, l’Italia continua a procedere più lentamente rispetto ai principali paesi europei. A livello globale i BEV hanno raggiunto una quota del 10% nel 2023 e dovrebbero salire al 17% nel 2025. In Europa la progressione è ancora più decisa: 25% nel 2023 e un potenziale 33% entro il 2025. L’Italia si ferma invece al 3,7% di quota BEV nel 2023, con una proiezione che parla di 4,6% nel 2024 e 6% nel 2025.
Una crescita lenta ma costante, frenata da una combinazione di prezzi ancora elevati, infrastrutture insufficienti e politiche d’incentivo disomogenee – un quadro che rende più prudente la transizione elettrica delle flotte aziendali.
L’evoluzione del fleet management: più dati, più flessibilità, più governance
La trasformazione digitale sta modificando radicalmente il modo in cui le flotte vengono gestite. L’Arval Mobility Observatory 2026 fotografa un 2025 in cui la priorità non è più solo possedere i veicoli, ma estrarre valore dai dati, ottimizzare i costi e garantire continuità operativa.
Aziende di ogni dimensione stanno adottando servizi evoluti di telematica e manutenzione predittiva, mentre cresce l’interesse verso forme di utilizzo flessibile: auto in pool, noleggio mid-term, soluzioni on demand. La logica non è più solo ridurre le spese, ma aumentare la resilienza del parco mezzi, rendendolo più dinamico e più adatto a gestire picchi di attività e fluttuazioni della domanda.
Nei paesi europei più maturi l’elettrificazione del parco aziendale mostra un’accelerazione evidente: in Francia, ad esempio, i veicoli a energia alternativa rappresentano il 36% delle flotte vetture e il 25% degli LCV, mentre in Italia la quota scende rispettivamente al 13% e al 5%. Una differenza che si riflette nel diverso livello di maturità della governance del parco auto e delle roadmap di decarbonizzazione.
Travel, Fleet & Mobility: soluzioni integrate per esigenze sempre più ibride
La mobilità aziendale non è più soltanto questione di auto. L’Arval Mobility Observatory 2026 descrive un ecosistema in cui travel management, flotte e servizi di mobilità convergono verso piattaforme uniche, capaci di integrare auto aziendali, car sharing, mobilità dolce, micromobilità e trasporto pubblico sotto un’unica regia.
Le aziende – spinte da politiche di sostenibilità, gestione del rischio e nuovi modelli di lavoro – si stanno orientando verso soluzioni più ibride: si riducono le auto in fringe benefit tradizionali, cresce l’offerta di mobilità alternativa, aumenta la centralità del mobility manager come figura capace di orchestrare strumenti diversi.
Allo stesso tempo, l’elettrificazione rimane un obiettivo dichiarato ma non ancora strutturato da tutte le imprese. Nell’area EMEA il 26% dei manager dichiara di voler intensificare la transizione nei prossimi anni, pur tra incertezze normative e vincoli logistici. La sfida principale non è più scegliere l’alimentazione, ma garantire la continuità della mobilità, integrando più soluzioni in modo coerente e misurabile.














