Per chi vola spesso tra Londra, Parigi e Berlino per lavoro, la promessa dell’EU Digital Identity Wallet è allettante: un unico strumento digitale per gestire documenti di viaggio, dati di profilo e verifiche d’identità, riducendo tempi e attriti agli aeroporti e negli hotel. Ma un nuovo report di Phocuswright, basato su un sondaggio condotto nell’aprile 2026 su 1.554 viaggiatori leisure in Regno Unito, Francia e Germania, mostra che l’adozione di questo strumento non sarà uniforme — e le aziende del travel dovranno adattare la propria comunicazione mercato per mercato.
Ecco cinque tendenze chiave da conoscere.
La notorietà cresce, ma a velocità diverse
La conoscenza approfondita dell’EU Digital Identity Wallet è aumentata in tutti e tre i mercati tra il 2025 e il 2026. La Francia guida la classifica con il 25% di viaggiatori che dichiara un alto livello di familiarità. La Germania è il mercato con la crescita più rapida, passando dal 13% al 21%. Il Regno Unito resta il fanalino di coda, fermo al 18%.
Per il viaggiatore d’affari: chi opera prevalentemente sul mercato francese troverà probabilmente più familiarità — e quindi meno resistenza — nell’adozione di strumenti digitali di identità rispetto a chi lavora principalmente nel Regno Unito.
Conoscere lo strumento identità digitale europea non significa volerlo usare
Curiosamente, la familiarità non si traduce automaticamente in intenzione d’uso. Tra i viaggiatori che già conoscono bene il wallet, oltre la metà di quelli in Regno Unito e Francia si dice disposta a utilizzarlo per i viaggi non appena sarà disponibile. La Germania, invece, mostra il gruppo di “neutrali” più ampio dei tre mercati: i tedeschi lo conoscono sempre di più, ma restano indecisi sull’utilizzo pratico.
La fiducia nei documenti d’identità nazionali varia enormemente
Qui emerge la differenza più marcata. Il Personalausweis tedesco gode della fiducia del 54% dei viaggiatori — più del doppio rispetto a quanti si fidano del corrispettivo francese, France Identité. Il Regno Unito, con GOV.UK One Login, si posiziona a metà strada tra i due estremi.
Implicazione pratica: in Germania, un’estensione digitale di un sistema già affidabile avrà vita facile. In Francia, l’ostacolo psicologico da superare è più alto.
Più aumentano gli utilizzi, più cala la disponibilità a condividere dati
La comodità nel condividere documenti di viaggio o informazioni di profilo con una singola compagnia — ad esempio per ottenere un check-in più rapido — oscilla tra il 33% e il 47% a seconda del mercato. Ma questa disponibilità si riduce sensibilmente non appena i dati vengono condivisi tra più aziende contemporaneamente, anche se il beneficio percepito resta lo stesso.
Per chi gestisce trasferte aziendali: i programmi di travel management che centralizzano dati su più fornitori (compagnie aeree, hotel, noleggio auto) potrebbero incontrare più resistenza rispetto a soluzioni “chiuse” legate a un singolo brand.
Un messaggio su misura per ogni mercato
Il report è chiaro: non esiste una narrazione unica capace di funzionare in tutta Europa.
Francia — la fiducia complessiva più bassa nei sistemi di identità richiede una comunicazione centrata su sicurezza e protezione contro il furto d’identità.
Germania — l’alta fiducia nel Personalausweis suggerisce di presentare il wallet come una naturale estensione di un’abitudine già consolidata, non come una novità radicale.
Regno Unito — nonostante la minore familiarità con il wallet europeo, i viaggiatori britannici mostrano già una certa disponibilità a condividere dati con le compagnie di viaggio. Qui la leva vincente è il beneficio concreto (tempi ridotti, meno codice a barre da mostrare), non il richiamo alla cittadinanza europea.
Cosa significa per chi viaggia per lavoro la identità digitale europea
Per i travel manager e i viaggiatori frequenti, il messaggio di fondo è che l’adozione dell’EU Digital Identity Wallet non seguirà un’unica traiettoria europea. Chi pianifica l’introduzione di strumenti digitali di identità — sia a livello aziendale che personale — dovrà tenere conto di queste differenze culturali e di fiducia, evitando di applicare lo stesso approccio comunicativo o operativo in mercati con premesse molto diverse tra loro.
Un tema che riguarda tutta la filiera del travel
Il report completo di Phocuswright — pubblicato ad agosto 2026 e firmato dall’analista Alicia Schmid — copre esplicitamente i segmenti aereo, hotel, agenzie online (OTA) e agenzie tradizionali/TMC, segno che l’identità digitale non è vista come una questione riguardante solo il singolo viaggiatore, ma l’intera catena di fornitori con cui un viaggiatore d’affari interagisce durante una trasferta: dal check-in in aeroporto alla prenotazione alberghiera, fino alla gestione centralizzata tramite un Travel Management Company (TMC).
Tra i temi trattati nel report integrale (accessibile agli abbonati Open Access di Phocuswright) figurano anche:
Casi d’uso concreti nel travel — dove l’identità digitale offre i benefici più immediati: verifiche più rapide, riduzione delle frizioni ai controlli, minor rischio di furto d’identità. La convenienza attira interesse, ma il controllo va spiegato bene — anche quando i viaggiatori riconoscono i vantaggi pratici del wallet, la sensazione di “perdere il controllo” sui propri dati resta un freno che va gestito con comunicazione trasparente, non dato per scontato.
Gli ID nazionali come ponte verso il wallet europeo — i sistemi di identità digitale già in uso a livello nazionale (come il Personalausweis tedesco) potrebbero fare da apripista culturale all’adozione dello strumento europeo, più che il contrario.
Implicazioni di settore — indicazioni specifiche per compagnie aeree, aeroporti, hotel, OTA e TMC su come strutturare l’offerta di identità digitale in base al mercato di riferimento.
Per i responsabili trasferte aziendali, questo significa che le decisioni su quali strumenti di identità digitale adottare — e come comunicarli ai dipendenti in viaggio — dovranno probabilmente essere prese in coordinamento con i fornitori (compagnie aeree, catene alberghiere, TMC), poiché saranno loro a implementare per primi queste tecnologie nei diversi mercati europei.












