Google si aggiudica un’asta fallimentare per acquisire un’enorme mole di dati aziendali, deidentificati, di Spirit Aviation Holdings Inc., la compagnia aerea low-cost americana collassata quest’anno. E’ una notizia rilevante per il mondo dei viaggiatori d’affari, a ben guardare.
10 milioni di dollari per 100 milioni di email (10 centesimi l’una)
L’offerta vincente, pari a 10 milioni di dollari, comprende un archivio che include 100 milioni di email, 500 milioni di chat e file di collaborazione su Microsoft Teams, oltre a dati su ricavi, operazioni di volo, produttività dei dipendenti e verifiche interne/antifrode, secondo un avviso depositato il 14 agosto presso il tribunale fallimentare federale del Distretto Sud di New York.
Nel pacchetto rientrano anche dati su campagne di marketing, risorse umane, strategia e gestione progetti, i prezzi di 7,2 miliardi di voli della concorrenza, circa 7,5 miliardi di transazioni passeggeri risalenti al 2008, curve di pricing, circa 30 milioni di righe di codice sorgente, modelli software e algoritmi, e oltre 175.000 fascicoli di dipendenti risalenti fino al 1986.
Cosa Google non ha potuto comprare dalla compagnia aerea
L’acquisto non comprende dati personali né materiali protetti, come i circa 97,5 milioni di profili passeggeri o i circa 50,2 milioni di record del programma fedeltà Free Spirit.
Prima della consegna, i dati saranno sottoposti a un processo di anonimizzazione da parte di terzi per impedirne il ricollegamento a singoli individui — un punto confermato da un funzionario di PJT Partners, banca d’investimento incaricata da Spirit, secondo cui i dati non conterranno informazioni personali identificabili e saranno “deidentificati”, cioè non associabili a persone specifiche, con l’acquirente che si impegna a non tentare la ri-identificazione.
Google ha dichiarato: “Abbiamo acquisito parte di un dataset aziendale di Spirit Airlines, utile per migliorare i nostri prodotti e modelli di AI. Non riceveremo alcuna informazione personale da questo dataset.”
Chi è Spirit e perchè ha dato milioni di dati a Google
La compagnia americana, con sede in Florida, ha cessato le operazioni il 2 maggio nell’ambito del suo secondo Chapter 11 in due anni, dovuto all’aumento dei prezzi del carburante e al fallimento delle trattative di finanziamento, lasciando circa 8,1 miliardi di dollari di debiti e circa 17.000 dipendenti licenziati.
Google ha superato un’offerta da 7,5 milioni di dollari della società di recruiting per l’AI Mercor.io Corp., nominata acquirente di riserva nel caso l’accordo con Google non si concludesse. Secondo Bloomberg Law, l’offerta iniziale di Google era di 5 milioni di dollari, poi alzata a 10 milioni, 2,5 milioni in più rispetto ai 7,5 milioni proposti da Mercor.
Il mese scorso Spirit aveva già ottenuto l’approvazione del tribunale per vendere i suoi 22 slot di decollo/atterraggio all’aeroporto LaGuardia di New York a JetBlue Airways per 58,5 milioni di dollari. Un’udienza per l’approvazione definitiva della vendita a Google è fissata per il 19 agosto, davanti al giudice Sean Lane.
Verifica dei fatti
Un dettaglio da segnalare è che in questi giorni la CNN riporta che il pacchetto dati includerebbe anche informazioni su transazioni con il pubblico, comprese prenotazioni e dati del programma frequent flyer — un’affermazione che sembra in contrasto con quanto riportato da Bloomberg Law e dagli altri organi di stampa, secondo cui, più verosimilmemte, i profili passeggeri e i dati Free Spirit sono esplicitamente esclusi dalla vendita.
Va inoltre notato che la vendita resta soggetta all’approvazione del giudice fallimentare, quindi non è ancora definitiva.
Risvolti per viaggiatori italiani in trasferta di lavoro e travel manager
Per chi vola per lavoro tra Italia e Stati Untiti, o all’interno degli USA su compagnie low-cost, la vicenda ha un rilievo più indiretto che diretto, ma non trascurabile.
Primo: Spirit operava quasi esclusivamente su rotte nazionali statunitensi e verso i Caraibi, quindi la platea di viaggiatori italiani direttamente coinvolti come ex clienti è verosimilmente ridotta — riguarda soprattutto chi ha volato con Spirit durante trasferte interne negli USA.
Secondo, e più rilevante: il caso crea un precedente su come, in una procedura fallimentare americana, dati aziendali “di sfondo” — email, chat interne, agende, documenti di viaggio e spese — possano essere rivenduti come asset a fini di addestramento AI, sia pure previa anonimizzazione.
Per i dipendenti di aziende italiane che viaggiano spesso per lavoro e usano vettori o fornitori di servizi corporate con sede negli USA, questo solleva un tema di compliance GDPR: la normativa fallimentare statunitense (Chapter 11) tratta i dati come asset patrimoniali cedibili, un approccio distante dai principi di finalità e minimizzazione del trattamento dati previsti dal diritto europeo, e non è scontato che le tutele previste per i cittadini UE vengano applicate con lo stesso rigore in una vendita di massa negli Stati Uniti.
Le aziende italiane che si affidano a fornitori di viaggio, prenotazione o collaborazione (email, Teams, tool di travel management) con sede o server negli USA potrebbero voler rivedere le clausole contrattuali su cosa accade ai dati dei propri dipendenti in caso di fallimento del fornitore.











