Il posto di lavoro non si sceglie più soltanto guardando alla mansione, allo stipendio o alle opportunità di crescita. Anche il modo in cui ci si arriva sta diventando parte della valutazione. Per 6 persone su 10 la mobilità è infatti un elemento fondamentale nella scelta dell’azienda per cui lavorare, mentre per il 90% rappresenta comunque una delle variabili considerate.
È uno dei dati che emergono dalla nuova indagine realizzata da Arval Mobility Observatory, l’osservatorio di mobilità di Arval Italia, su un campione di 819 collaboratori del Gruppo BNP Paribas in Italia. La ricerca, presentata a Milano in occasione dell’Arval Mobility Forum, si inserisce nel calendario della European Mobility Week e prova a fotografare non solo le abitudini attuali degli italiani negli spostamenti casa-lavoro, ma anche le aspettative rispetto alla mobilità dei prossimi anni.
Un’ora al giorno per andare al lavoro
Il peso attribuito alla mobilità si comprende anche osservando quanto tempo viene dedicato quotidianamente agli spostamenti. Più di un terzo degli intervistati impiega oltre un’ora per raggiungere il luogo di lavoro e tornare a casa, mentre soltanto il 40% conclude il tragitto in meno di 45 minuti.
Il tempo, quindi, diventa una variabile decisiva. E quando si parla di mobilità casa-lavoro, la priorità non è necessariamente quella di spendere meno: per gli intervistati vengono prima comodità e flessibilità.
È un cambiamento di prospettiva che porta il tragitto quotidiano fuori dalla dimensione puramente logistica. Se una parte consistente della giornata viene trascorsa spostandosi, il modo in cui quel tempo viene vissuto finisce inevitabilmente per incidere anche sull’esperienza professionale.
L’auto resta centrale, ma la mobilità si fa multimodale
Nonostante la crescente attenzione verso soluzioni alternative, l’auto continua a essere il principale strumento utilizzato per il percorso casa-lavoro. Sei persone su dieci ricorrono a un’auto personale o aziendale, un dato che rimane sostanzialmente trasversale alle diverse fasce d’età.
Accanto alla centralità dell’auto, però, emerge un comportamento più articolato: un intervistato su quattro utilizza già una combinazione di modalità di trasporto, per esempio auto e treno oppure auto e trasporto pubblico.
La mobilità quotidiana, dunque, non è necessariamente una scelta tra un mezzo e l’altro. Per una parte dei lavoratori è già un sistema composto da più soluzioni, utilizzate in funzione del percorso, del territorio e delle esigenze della giornata.
A frenare il cambiamento sono soprattutto le infrastrutture
La transizione verso forme di mobilità differenti dall’auto privata non sembra essere frenata principalmente dall’abitudine. Soltanto l’11% degli intervistati indica infatti quest’ultima come un ostacolo.
Il problema è piuttosto il contesto nel quale le persone devono muoversi. Per il 27% la principale barriera è la mancanza di infrastrutture dedicate, dalle piste ciclabili ai parcheggi per biciclette e monopattini, fino alle colonnine di ricarica.
Un ulteriore 20% indica invece la distanza tra casa e luogo di lavoro o una conformazione del territorio poco compatibile con gli spostamenti a piedi, in bicicletta o attraverso veicoli elettrici.
È un elemento che sposta il tema della mobilità oltre i confini della singola azienda. Le possibilità di scelta del lavoratore dipendono infatti anche dalla città, dai collegamenti disponibili e dalle infrastrutture presenti sul territorio.
Nei prossimi cinque anni l’auto non sparirà
Guardando al futuro, il quadro restituito dalla survey non racconta una trasformazione radicale e immediata. Circa la metà degli intervistati ritiene che tra cinque anni le proprie modalità di trasporto rimarranno sostanzialmente invariate.
Parallelamente, però, una persona su quattro dichiara di voler cambiare il proprio modo di spostarsi. Tra le alternative emergono soprattutto il ricorso a un veicolo elettrico, indicato in particolare dagli intervistati tra i 30 e i 54 anni, e un maggiore utilizzo del trasporto pubblico, della bicicletta o degli spostamenti a piedi, opzioni che raccolgono maggiore interesse soprattutto tra gli under 30.
La direzione, quindi, non è quella di una sostituzione unica dell’auto, quanto piuttosto di una progressiva diversificazione delle possibilità disponibili.
La mobilità diventa una leva per attrarre e trattenere persone
Per le aziende, il dato apre una riflessione che va oltre la gestione della flotta. Se il modo di raggiungere il luogo di lavoro entra nelle valutazioni di nove lavoratori su dieci, la mobilità può diventare anche una componente dell’esperienza offerta dall’impresa.
«Con questa indagine, è emerso che la mobilità non è più solo una voce gestionale o di costo per le aziende, ma rappresenta un’importante leva di attrazione e mantenimento dei talenti», sottolinea Alessandro Floria, Direttore Marketing & Comunicazione di Arval Italia. «Allo stesso modo, è chiaro come le scelte relative al modo in cui ci si sposta dipendono anche dal territorio ed è quindi fondamentale sempre di più un dialogo tra privato e istituzioni pubbliche».
Il tema è stato al centro della tavola rotonda organizzata durante l’Arval Mobility Forum, moderata dalla giornalista Lea Orifici, con la partecipazione di Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professor of Strategy SDA Bocconi, Ivano Gallino, Presidente di AITMM, Nicolò Pirelli, Head of New Mobility di Pirelli, Vincenzo Quintani, Direttore Efficienza Energetica e New Mobility del Gruppo Dolomiti Energia, e Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia.
«In occasione della Settimana Europea della Mobilità, abbiamo voluto prenderci un momento di riflessione sui cambiamenti che il nostro settore sta attraversando», commenta Casiraghi. L’obiettivo, spiega, è continuare a supportare aziende, professionisti e privati «offrendo la nostra consulenza strategica e le soluzioni flessibili e integrate che possano rendere la mobilità sostenibile accessibile a tutti, indipendentemente dalla loro età o dal modo in cui si spostano oggi».
La fotografia restituita dall’indagine è quindi quella di una mobilità ancora fortemente legata all’auto, ma già meno rigida rispetto al passato. Per le aziende, la sfida non riguarda soltanto quale mezzo mettere a disposizione, ma come costruire un ecosistema di spostamenti capace di adattarsi alle persone, al lavoro e al territorio.













