Travel manager

Tendenze da conoscere nella “professione più bella in azienda” per un travel manager

Prezzi, geopolitica, AI, pagamenti digitali e nuovi modelli organizzativi stanno trasformando il ruolo del Travel Manager. Dall’Italia segnali importanti: il BT vale 44,4 miliardi e Milano genera quasi 6 miliardi di attività economica

Come diciamo da tempo su queste pagine, piuttosto che al nostro MissionForum, il business travel non sta semplicemente tornando ai livelli pre-pandemia: sta cambiando pelle. È uno dei messaggi più chiari emersi dalla Conference italiana di GBTA, svoltasi a ottobre a Milano.

Insieme a quello più umano di chi, giustamente da questo pulpito, per una platea dedicata, ha ricordato come il travel manager sia oggi la professione più bella, in azienda, per chi la può fare al meglio.

In effetti di motivi ce ne sono: il mercato continua a crescere, pur se le aziende spendono di più senza aumentare in proporzione il numero delle trasferte. Si devono inoltre gestire contemporaneamente costi, geopolitica, sicurezza, tecnologia e produttività. Il dato globale fotografa bene questa trasformazione: nel 2026 la spesa per i viaggi d’affari dovrebbe raggiungere 1.707 miliardi di dollari, in crescita del 7,2%. I viaggi, invece, cresceranno di poco più dell’1%. La spesa, quindi, aumenta molto più rapidamente delle trasferte.

Italia, un mercato da 44,4 miliardi di dollari

Anche l’Italia conferma il proprio peso. Nel 2026 la spesa business travel dovrebbe arrivare a 44,4 miliardi di dollari, circa 38,2 miliardi di euro, con una crescita del 7% sul 2025. Il nostro Paese è così il nono mercato mondiale e il quarto in Europa. Nel 2027 la crescita dovrebbe rallentare al 3,6%.

A trainare la domanda sono soprattutto manifattura, utilities, servizi alle imprese, real estate, trasporti e logistica: settori nei quali la presenza fisica delle persone continua a essere strettamente legata a commercio, investimenti e sviluppo dei mercati.

business travel

Milano: il viaggio d’affari genera economia

Il business travel non è però soltanto una voce di costo per le aziende. Il caso di Milano lo dimostra. Secondo lo studio sull’impatto economico delle grandi città, i viaggi d’affari generano nel capoluogo lombardo 5,63 miliardi di dollari di attività economica: circa 3,8 miliardi di contributo diretto e altri 1,8 miliardi di effetti indiretti e indotti.

Le trasferte sostengono inoltre 26.765 posti di lavoro, producono circa 1,7 miliardi di dollari di valore aggiunto locale e 1,5 miliardi di gettito fiscale. Il 44% della spesa legata al business travel rimane nell’economia milanese. Hotel, treni, taxi, ristorazione, eventi e servizi diventano così parte di una filiera molto più ampia. La domanda non è più soltanto “quanto costa una trasferta?”, ma “quanto valore produce?”.

Il Travel Manager diventa strategico

Cambia anche il ruolo del Travel Manager. La figura sta passando dal semplice coordinamento logistico a quella di “architetto dei processi”, dei dati e dei canali. Il motivo è che il business travel può essere letto come un vero sensore dell’economia reale: dove si muovono persone, manager, clienti e tecnici possono emergere nuovi mercati, investimenti e direttrici di sviluppo.

È la lettura proposta da Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore della SDA Bocconi, secondo cui i movimenti delle persone possono anticipare quelli del commercio e degli investimenti. Per il Travel Manager significa guardare oltre la singola prenotazione e capire perché una persona viaggia, quale obiettivo deve raggiungere e quale valore può generare quella trasferta.

Prezzi, geopolitica e infrastrutture

La complessità aumenta anche sul fronte dei costi. Per il 69% dei travel buyer l’aumento dei prezzi è oggi il principale problema; seguono incertezza geopolitica, processi di approvazione, sicurezza dei dipendenti e interruzioni dei servizi.

Per supplier e TMC, invece, il primo rischio è proprio la geopolitica, seguita dai costi operativi e dalla pressione sui prezzi. Nel 2026 il prezzo medio mondiale di un biglietto aereo dovrebbe arrivare a 756 dollari, +4,7%. L’economy cresce dell’8,7%, mentre il premium arriva a +9,5%. Anche gli hotel aumentano, con una tariffa media giornaliera di circa 168 dollari.

Eppure il mercato italiano continua a crescere: nel 2026 il traffico aereo dovrebbe raggiungere circa 203 milioni di passeggeri. Sul fronte ferroviario, l’alta velocità resta invece uno dei casi di maggiore competitività del sistema italiano.

assistenti ai

L’AI entra nel viaggio

La trasformazione tecnologica è forse il cambiamento più radicale. Il business travel si sta muovendo verso un modello API first, con una diffusione crescente dell’NDC, delle carte virtuali e dei pagamenti digitali. Ma la vera svolta sono gli agenti AI, che non si limitano a cercare informazioni: possono progressivamente selezionare, filtrare, decidere ed eseguire attività.

In questo scenario anche token e identità digitale possono diventare elementi operativi dei processi, non semplici strumenti di pagamento. E la sicurezza informatica dovrà essere progettata fin dall’inizio, secondo una logica di cybersecurity by design.

Il paradosso è che più aumenta l’automazione, più cresce il valore della componente umana. Una macchina può trovare un volo o applicare una policy; molto più complesso è capire se quella persona debba davvero partire e quale risultato debba ottenere.

Il valore del travel manager in discussione

Secondo la Travel Manager Salary & Job Satisfaction Survey 2025 di BTN Europe, la retribuzione media europea rilevata è di 77.156 euro. In Italia si ferma a 40.770 euro, contro 79.182 euro nel Regno Unito e 77.536 in Germania. Il confronto va letto tenendo conto delle differenze salariali tra Paesi, ma il tema resta: se aumentano responsabilità, competenze e complessità, anche il valore della funzione dovrebbe essere riconosciuto di conseguenza.

Lo stesso vale per le TMC, oggi chiamate a gestire molto più delle prenotazioni: tecnologia, dati, assistenza, disruption, pagamenti, sicurezza, sostenibilità e traveller experience.

Sicurezza e fiducia

La sicurezza diventa parte integrante del travel management. Il viaggio d’affari è ormai un sistema che unisce tecnologia, trasporto, sicurezza e gestione delle persone.

Nonostante la complessità, torna anche la fiducia. A settembre il 63% dei professionisti intervistati si dichiarava ottimista sulle prospettive del business travel nei successivi dodici mesi, contro il 41% di aprile. Tra i buyer europei, il 47% prevedeva inoltre un aumento dei viaggi all’interno dell’Europa. Ma non è un ritorno al “viaggiare di più” a tutti i costi.

Dal controllo dei costi al governo del valore

La vera evoluzione è questa: ogni trasferta dovrà dimostrare il proprio valore. Il Travel Manager sarà sempre più chiamato a lavorare con procurement, finance, HR, IT e security, utilizzando dati e tecnologia per capire chi deve viaggiare, perché, con quale rischio e con quale ritorno.

Il futuro del business travel sarà quindi fatto di viaggi più selettivi, tecnologici, sicuri e misurabili. E il passaggio decisivo sarà quello dal semplice controllo della spesa al governo del valore generato dal viaggio.

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