Disruption Index

AlixPartners presenta Disruption Index 2024

Come affrontare le sfide globali nell'era dell'intelligenza artificiale

Dopo oltre tre anni di incertezze e turbolenze dovute alla pandemia, ai problemi di approvvigionamento, all’inflazione e ai conflitti geopolitici, il panorama economico e tecnologico del 2024 continua a presentare sfide significative. L’aggiunta di nuovi fattori come i cambiamenti climatici e l’avanzamento dell’intelligenza artificiale (IA) contribuisce ad amplificare la complessità del contesto globale.

Secondo i risultati del quinto AlixPartners Disruption Index, un’indagine annuale che coinvolge più di 3.000 CEO e dirigenti senior in tutto il mondo, i leader aziendali si confrontano con una serie di preoccupazioni. Il 66% dei CEO delle grandi aziende globali si preoccupa dell’impatto delle elezioni presidenziali americane sulle proprie imprese, mentre il 68% ritiene che le tensioni con la Cina abbiano influenze significative sulla strategia aziendale.

Nuovi trend 2024

Le nuove tecnologie, e in particolare l’IA emergono come una delle principali opportunità per il prossimo anno, con il 68% dei dirigenti che la considera un’area chiave di sviluppo. Tuttavia, nonostante il grande interesse, il 63% degli amministratori delegati ammette che le proprie aziende faticano a tenere il passo con il rapido cambiamento tecnologico.

“Stiamo entrando in una nuova era di forze disruptive post-pandemiche, più a lungo termine e meno controllabili” ha precisato Stefano Aversa, EMEA Chairman e Global Vice-Chairman di AlixPartners, società globale di consulenza. “Nonostante un aumento della fiducia nella gestione della disruption, la maggioranza dei CEO ritiene che le proprie aziende non si stiano adattando abbastanza rapidamente ai cambiamenti in atto”.

Disruption Index: le sfide che attendono i dirigenti aziendali

L’ansia tra i CEO resta alta, con quasi il 60% che teme di perdere il proprio lavoro a causa delle turbolenze. Si prevede che quasi tutte le aziende dovranno rivedere i propri modelli di business nel 2024, con il 63% dei dirigenti che prevede cambiamenti significativi nei prossimi mesi.

L’IA è identificata come una delle tematiche digitali più importanti dell’anno, con circa un terzo dei CEO che la mette al centro delle proprie attenzioni. Nonostante il 59% degli intervistati stia investendo nell’IA generativa, solo il 28% ha completamente integrato questa tecnologia nei processi aziendali. In Italia in particolare, l’IA è vista con particolare ottimismo, con l’86% dei dirigenti che si dichiara fiducioso sull’impatto che avrà sulle loro imprese, il valore più alto a livello globale. Il 60% dichiara di essere leader nell’utilizzo dell’IA nel proprio settore, mentre il 74% conferma gli investimenti in questa tecnologia.

Commento al Disruption Index 2024

Dario Duse, Italy Country Leader di AlixPartners, ha sottolineato: “L’IA generativa rappresenta un’opportunità di disruption che le aziende possono gestire proattivamente. Le implicazioni a livello di business sono molteplici e includono la crescita della produttività, il miglioramento dell’esperienza del cliente e nuovi vettori di crescita dei ricavi”.

Oltre alle sfide legate alla tecnologia, i leader aziendali affrontano crescenti pressioni ambientali da parte di governi, investitori, clienti e dipendenti. Il 68% dei dirigenti avverte la necessità di posizionarsi chiaramente su questioni ambientali come il cambiamento climatico e la transizione energetica.

Nel contesto macroeconomico, il 41% dei dirigenti ritiene che l’instabilità dei tassi di interesse e l’inflazione rappresentino una minaccia, mentre un terzo dei dirigenti vede ancora il rischio di una recessione all’orizzonte.

Nonostante una visione generalmente più ottimistica del futuro, i top manager italiani rimangono incerti, con il 75% che trova sempre più difficile dare priorità alle forze disruptive, mentre preoccupano i tassi di interesse, la deglobalizzazione e l’invecchiamento della popolazione.

Disruption nell’Automotive

Nel settore dell’automotive i timori espressi dai top manager intervistati sono la diretta conseguenza della complessa trasformazione verso la mobilità elettrica in atto nell’intera industria automobilistica e agli impatti che questo comporta sulla redditività e liquidità delle singole aziende, e sull’intera supply chain.

“Il Disruption Index conferma le evidenze degli ultimi anni rispetto all’impatto economico delle BEV (Battery Electric Vehicle): non generano margini come nel caso dei veicoli a combustione interna e gli investimenti necessari per lo sviluppo sono significativi. Un’altra tendenza sempre più oggetto di attenzione dei manager per i suoi effetti dirompenti è rappresentata dai cosiddetti software-defined vehicle, perché richiedono una revisione totale del concetto di automobile e del suo sviluppo” ha spiegato Dario Duse. “In questo contesto, l’atteggiamento non può che essere prudente, anche in considerazione della sovracapacità che tornerà in generale sull’industria a fronte dei modesti tassi di crescita attesi (1, 2 e 3% rispettivamente per Europa, Stati Uniti e Cina) e in particolare sul prodotto BEV, dove le vendite hanno subito rallentamenti mentre tutti i costruttori si sono ormai attrezzati con un’offerta completa di veicoli a batteria” conclude Duse.

Disruption nell’Aviation

Il settore aereo ha subito una disruption estrema legata alla pandemia Covid-19 nel 2020, quando il traffico aereo è sceso a zero in tutto il mondo. La domanda di viaggi aerei è poi gradualmente risalita nelle varie geografiche; a dicembre 2023 il traffico aereo delle aerolinee europee ha superato per la prima volta il livello del 2019, segnando un +2%.

I segnali di crescita sono confortanti, ma rimangono molte sfide per gli operatori del settore per il breve-medio termine. “Un primo elemento di disruption per le aerolinee europee è dato dai costi di decarbonizzazione, dato che i permessi gratuiti scenderanno del 25% nel 2024, del 50% nel 2025 e del 100% nel 2026. A questo si aggiunge l’obiettivo globale di raggiungere Net Zero Emission entro il 2050, con vari target intermedi definiti dalle singole aerolinee” ha chiarito Michele Mauri, Partner e Managing Director di AlixPartners.

“A parte l’utilizzo del SAF (Sustainable Aviation Fuel), molto costoso e difficilmente reperibile, una leva di riduzione delle emissioni nel medio periodo è quella di rinnovare la flotta, il che ha portato ad un forte aumento del totale portafoglio ordini di aerei di Airbus e Boeing (+23% solo tra fine 2022 e fine 2023). I due produttori hanno deciso di aumentare progressivamente il tasso di produzione degli aeromobili, in particolare quelli per il corto-medio raggio, che però sta portando una forte disruption in tutta la filiera di produzione”.

Un’ulteriore sfida per il settore è poi l’aumento della spesa per la difesa legata ai conflitti e ai rischi geopolitici, che sta alimentando una crescente domanda e un aumento dei livelli di produzione, in particolare per munizioni o specifici equipaggiamenti.

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