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Come cambia Airbnb: soggiorni più lunghi per gli smart workers

Come cambia Airbnb con la pandemia? Qual è il futuro della sharing economy? O meglio, cosa resterà degli affitti brevi nelle case, come formula di ospitalità che anche il business travel ha adottato con una certa soddisfazione, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi? Lo abbiamo chiesto a Giacomo Trovato, che dal settembre 2019 è il country manager per Italia e Sud Est Europa di Airbnb. Viene da Amazon, è laureato in economia politica alla Bocconi di Milano e ha conseguito un Mba alla Sloan school of management del Mit di Boston.

Come cambia Airbnb: affitti più lunghi, così il mercato chiede

La piattaforma online di alloggi si concentrerà sugli affitti di lunga durata: lo smart working “forzato”, e in certi casi molto gradito, muta il modo di usufruire del tempo libero e delle modalità di lavoro. Dalle interrogazioni degli utenti, la società americana ha preso spunto per invitare gli host a offrire disponibilità prolungate.

Un cambio di business model a tutti gli effetti? «Non propriamente – risponde Trovato -. Come tutto il turismo, siamo stati investiti dalla tempesta della pandemia e non siamo stati fermi ad aspettare che passasse. Abbiamo studiato i nuovi trend per cavalcarli. Quindi, abbiamo osservato che, durante i lockdown, sono aumentati gli utilizzi non tradizionalmente turistici delle case».

Cosa è accaduto nelle case su Airbnb?

«Già in partenza, la domanda di clienti business travel nelle case era legata a progetti di professionisti che preferiscono comfort per un mese o più in un ambiente casalingo. Dunque, avere una cucina, mantenere l’appartamento nel weekend per la famiglia che si unisce, per fare degli esempi. Questa commistione tra le finalità professionale e leisure è sempre esistita. Anche perché un costo inferiore rispetto a un hotel è un plus. Con la pandemia, il trend si è accentuato».

Una tendenza guidata da cosa?

«Dallo smart working forzato. Con l’ufficio chiuso, si è colta l’opportunità di lavorare da una località più piacevole, a contatto con la natura o in una città d’arte. Ma deve essere una casa con giuste dotazioni: spazi per lavoro e wi-fi idonei. Con il tempo del pranzo e della sera che diventano un relax diverso dalla città di sempre».

Altri trend emersi con la pandemia?

«I soggiorni più lunghi in città, per diverse tipologie di situazioni. La diffusione del Coronavirus ha creato necessità di isolamento, di stare vicini a parenti, ma non nella stessa casa. Inoltre, il nostro programma rivolto a medici-infermieri, lanciato a marzo, ci ha permesso di cogliere esigenze di professionisti sanitari che andavano ad aiutare ospedali in difficoltà».

Così che l’ultimo trimestre 2020 ha visto addirittura un segno un più nelle performance, in un contesto di decrescita forte di tutto l’anno. Che è stato quello della quotazione in Borsa, non va dimenticato.

La quotazione in Borsa di Airbnb a dicembre 2020

Un annuncio che ha stupito gli investitori ad agosto scorso, quando è stata ufficializzata la decisione di lanciare l’Ipo. E dopo che il co-fondatore Brian Chesky aveva detto «viaggiare come lo conoscevamo è finito e non tornerà mai più».

Ma è stata una mossa ottimale: tanti analisti hanno analizzato da quel momento l’azienda, prima e durante la pandemia. Confrontandola con tutto l’ecosistema dell’accomodation, che nel medesimo periodo ha cercato di contrastare il crollo della domanda. Di Airbnb è emersa la “forza” dell’adattamento ad uno scenario in mutazione continua. E la raccolta finanziaria a Wall Street è stata eccellente.

Da 68 dollari di quotazione di partenza, il prezzo è andato a 146 all’apertura delle quotazioni. Gli analisti dicono che sulla base delle prime contrattazioni, la capitalizzazione di mercato è di 101 miliardi di dollari. Più del valore delle tre catene statunitensi Marriott, Hyatt e Hilton insieme. Contro aspettative che la valutavano a meno di 50 miliardi.

Nuove scelte residenziali: lo spazio-ufficio del nomadismo abitativo

Ma torniamo ai trend e al cambiamento delle abitudini di lavoro, di viaggio e persino delle scelte abitative.

«La concezione dello spazio-ufficio in questo 2021 viene messa in forte discussione e nascono nuove scelte riguardo alla casa – continua Trovato -: chi è di altre destinazioni e si era trasferito per frequentare la sede aziendale, ritorna nelle città di origine. Questo interagisce con Airbnb perché quando rientrano nella sede principale di lavoro hanno bisogno di un alloggio di breve termine: vediamo un nomadismo abitativo legato ai cambiamenti del luogo di lavoro».

Intanto negli Stati Uniti c’è un altro “fenomeno” che Airbnb sta osservando. Quello degli studenti nei campus universitari che creano la propria community fuori dalla città dell’ateneo. «Anch’esso un cambiamento dettato dalla pandemia che cerchiamo di cogliere e ampliare: abbiamo creato una pagina per chi cercava soggiorni lunghi, prima dell’estate».

In realtà, la scelta del “long stay” si poteva fare anche prima selezionando date lunghe di soggiorno. La differenza è rappresentata dal fatto che c’è una pagina dedicata, per rendere l’offerta sul lungo periodo più visibile e competitiva.

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I fornitori sono pronti a questa richiesta di soggiorni più lunghi?

«L’85% ha già un calendario aperto per oltre un mese: un dato che è sempre stato di Airbnb. E’ il caso di pensionati che svernano all’estero, un comportamento “estremo”, ovviamente. Ma il dato sta aumentando: perché gli host si adeguano alla domanda. Un 50% stabilisce sconti per soggiorni più lunghi: pubblicano una tariffa giornaliera e un’altra per una settimana molto scontata, infine quella di mese ancora più vantaggiosa».

Oggi Airbnb cerca case più disponibili per questa offerta e host che la incoraggiano.

Nelle prime settimane del 2021, la piattaforma registra richieste per un mese e più a Milano, Roma, Torino, Firenze. Diminusicono le richieste di una o due notti per i viaggi d’affari. «Abbiamo imparato che le videonferenze funzionano e prima di fare un viaggio di un giorno, credo che i professionisti gestiscano preferibilmente la discussione con il partner a distanza».

Airbnb lavora direttamente con le aziende perlopiù, non ha accordi significativi con Tmc. L’interfaccia aziendale di Airbnb for work permette autonomia al dipendente e pagamenti con la carta di credito aziendale. «Non offriamo un soggiorno standardizzato e chi ci sceglie lo fa perché cerca un’esperienza, un territorio da conoscere», sottolinea Trovato.

Nasce Airbnb.org per gli host con un cuore grande

La pandemia non ha impattato sugli host (non sono diminuiti), inoltre è stata lanciata la no-profit Arbnb.org per per offrire alloggi temporanei alle popolazioni colpite da stati di emergenza.

L’idea è nata nel 2012, quando una host di nome Shell ha aperto la sua casa ad alcune persone colpite dall’uragano Sandy. Il suo gesto ha dato il via a un vero e proprio movimento e sancito l’inizio di un programma col quale gli host di Airbnb possono mettere a disposizione il proprio alloggio a chi attraversa periodi di difficoltà.

Da allora, il programma si è evoluto per far fronte a ogni tipo di emergenza e per aiutare a fornire alloggi e assistenza agli sfollati, alle unità di soccorso, ai rifugiati, ai richiedenti asilo.

E più di recente, anche agli operatori impegnati in prima linea nella lotta alla diffusione del Coronavirus.

Dall’Australia alla Francia, più di 100.000 fornitori di Airbnb si sono offerti di aprire la propria casa, aiutando 75.000 persone in difficoltà.

A marzo 2020, Brian Chesky ha istituito un fondo da 250 milioni di dollari per gli host che hanno risentito delle cancellazioni. E un secondo fondo da 10 milioni di dollari, per i super host e gli host di “Esperienze” in difficoltà nel pagare l’affitto o il mutuo.

Airbnb ha rilasciato a giugno 2020 questo protocollo di pulizia per l’HOST.

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