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Coronavirus, le reazioni del business travel

Il business travel manifesta le prime reazioni al Coronavirus. Negli Stati Uniti, General Motors ha imposto una restrizione temporanea ai viaggi d’affari sulla città cinese dove è scoppiata l’epidemia. Lo stesso ha fatto Ford “sospendendo tutti i viaggi di lavoro a Wuhan, in particolare, e sta monitorando da vicino la situazione”, spiega la casa automobilistica. Fca non ha emesso alcuna restrizione di viaggio “in questo momento”, ma consiglia ai dipendenti di recarsi in Cina solo per attività essenziali e seguendo un protocollo di precauzioni.

Con 106 morti e oltre quattromila casi accertati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità corregge in queste ore da “moderato” ad “elevato” il rischio nel sesto rapporto di ieri (qui leggi tutte le relazioni).

Gli esperti di rischi di Riskline stanno preparando un white paper dedicato e «sconsigliano i viaggi non essenziali in tutta la provincia di Hubei (dove si trova Wuhan)», spiega l’operations manager Emanuele Scansani. «Non vi sono indicazioni che misure eccezionali come quelle introdotte a Wuhan saranno adottate in altre città cinesi, ma non può essere escluso».

Non strettamente pertinente al business travel, ma indicativo del livello precauzionale che negli States stanno acquisendo le grandi compagnie è il caso di Norwegian Cruise Line.

Il crocierista sta cominciando a controllare i passeggeri in partenza dai porti cinesi. Un portavoce ha dichiarato a Cnbc che non permetterà a chiunque viaggi da Wuhan, o vi è stato negli ultimi 30 giorni, di salire a bordo. Nega anche l’imbarco agli ospiti con una temperatura corporea di 38 gradi.

Coronavirus e business travel, risponde CWT

Da parte delle Tmc che abbiamo interpellato chiedendo se le aziende stanno impostando modifiche ai piani di viaggio, la prima a rispondere è stata Cwt.

Il sales director Italia, Tommaso Palermo, spiega: «Con le autorità cinesi che sospendono i viaggi in uscita da Wuhan e diversi paesi che emettono avvisi consigliando alle persone di rimandare i viaggi non essenziali verso la città, stiamo vedendo molti clienti che implementano restrizioni verso la destinazione dove è scoppiato il virus e, in misura minore, in altre parti della Cina».

Continua il manager: «Cwt collabora con organizzazioni come International Sos per inviare ai nostri clienti e ai loro dipendenti avvisi periodici sulla situazione sul campo: questi vengono inviati via e-mail e anche come notifiche push tramite la nostra app mobile. Forniamo, inoltre, ai nostri clienti strumenti che li aiutano a tracciare e localizzare i loro viaggiatori e qualora dovessero cambiare i loro piani, li aiutiamo a prendere accordi di viaggio alternativi».

Le compagnie aeree, aspettative di impatto finanziario

Da parte del settore aereo viene una prima valutazione circa l’esposizione finanziaria rispetto alla Sars del 2003, che uccise quasi 800 persone.

Durante l’apice dello scoppio dell’acuta forma di polmonite di allora, nell’aprile del 2003, la domanda di passeggeri in Asia precipitò del 45%, secondo Iata. La preoccupazione è dovuta al fatto che l’industria dei viaggi oggi dipende in misura maggiore dal mercato cinese.

Dal 2003, il numero di passeggeri aerei annuali è più che raddoppiato.

La Cina che sta diventando il più grande mercato di viaggi in uscita al mondo. Nel 2003, furono 6,8 milioni i passeggeri sui voli internazionali. Oggi il numero è cresciuto di quasi dieci volte a 63,7 milioni nel 2018, secondo i dati dell’autorità aeronautica del paese.

Attualmente, il fermo dei voli riguarda la città di Wuhan, verso la quale le principali line aeree hanno cancellato le operazioni.

Il virus cinese e i controlli negli aeroporti

Dallo scorso weekend, i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie e la sicurezza nazionale statunitensi hanno iniziato a sottoporre a screening i passeggeri aerei in arrivo dalla Cina. Precauzione che lo scalo di Fiumicino ha subito adottato, come vi abbiamo riportato qui.

Il Ministero della salute italiano ha informato che la task force costituita per far fronte all’emergenza sta organizzando per fare atterrare i voli privati provenienti dalla Cina, e normalmente autorizzati ad atterrare negli scali dell’aviazione d’affari, negli “aeroporti sanitari” attrezzati. Dunque solo a Roma e Milano Malpensa.

Coronavirus, stop ai viaggi outbound per i cinesi

Infine, lo scoppio del Coronavirus ha provocato la sospensione temporanea di tutti i tour di gruppo e dei viaggi all inclusive per i cittadini cinesi, sia all’interno del Paese che all’estero.

La China Travel Service Association ha definito il travel ban sabato sera scorso.

Trip.com, la più grande Ota cinese, ha dichiarato di ampliare la “garanzia di cancellazione” per coprire le prenotazioni in 30.000 hotel e offrire rimborsi per le prenotazioni tra il 24 gennaio e la mezzanotte dell’8 febbraio.

Il comparto turistico italiano riunito nell’associazione di categoria Astoi sta applicando il protocollo che prevede l’offerta di mete alternative ai clienti con prenotazioni imminenti attive. L’invito è di seguire gli aggiornamenti sul sito ufficiale della Farnesina, Viaggiaresicuri.it, che ha aperto un focus sul Coronavirus.

Paola Baggi
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Paola Baggi è la nuova direttrice commerciale di Hrs Italia

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