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Ennesimo decollo per Alitalia: Mission Impossible?

  

Un copione già visto. I conti di Alitalia non tornano. Ormai da vent’anni. Sembra una Mission Impossible che,  oltre all’ennesimo piano lacrime e sangue, che poi a ben vedere di gocce di lacrime e sangue non se ne sono viste non molte, vede rispuntare ancora una volta l’aiuto statale per lenire l’impatto sociale del nuovo piano che verrà presentato il 10 gennaio prossimo.

Si continua a parlare di blocco di scatti di anzianità ma voci interne alla compagnia parlato di addirittura 4000 esuberi. Anche se la cifra più indicata sarebbe di 1500-2000 lavoratori. Che avrebbero diritto a due anni di indennità di disoccupazione (Naspi), come tutti i lavoratori del resto, che alcuni media, un po’ più “velenosi” di altri,  sottolinenano che costerebbero 53 milioni di euro alla comunità. Sempre a noi insomma, ai contribuenti.

“L’operazione ripete un copione già visto in passato. Il vero problema è che non c’è e non c’è mai stato un piano di rilancio. Lo Stato ha speso molto per salvare Alitalia, ma questo denaro è servito solo a scaricare parte del costo del lavoro sulla collettività trasformando gli ammortizzatori sociali in un bancomat che finanzia le ristrutturazioni” ha detto Antonio Amoroso, responsabile nazionale Cub trasporti.

Il nodo alleanze in questa Mission Impossible (?)

Oltre all’ormai sempreverde “costo del lavoro”, il piano di Alitalia sarà fortemente influenzato dalle alleanze. Quella con Air France-KLM, che ha portato gli scorsi anni Alitalia a diventare un mero feeder dei voli lungo raggio dei due vettori soprattutto da Linate, è già stata disdetta, a partire dal 13 gennaio prossimo. Ma con il vettore franco-olandese e con Delta, Alitalia ha in piedi anche una Jv Atlantica dove vorrebbe poter avere un peso maggiore (oggi al 15%) con voli a Los Angeles e a Toronto tutto l’anno, più frequenze verso Mexico City e l’apertura della rotta per San Francisco. Una richiesta agli alleati che porterebbe i ricavi derivanti dalla Jv almeno a triplicare.

In ogni caso abbandonata la fallimentare strategia sul corto-medio raggio, arroccatasi partendo dal monopolio sulla Milano-Roma, tratta stravolta dall’Alta velocità ferroviaria, Alitalia da tempo punta a crescere sui più redditizi voli di lungo raggio, che accrescerebbe comunque da gennaio dell’8%, grazie all’entrata in flotta di un nuovo B777 e di altre due macchine long hall attese nel corso dell’anno. E venti a seguire. Sempre che Alitalia…

Un po’ di storia

Secondo quanto calcolato dall’ufficio studi di Mediobanca, in quarant’anni (1974-2014), Alitalia è costata alle casse dello stato circa 7,4 miliardi di euro. E dei 34 bilanci che vanno dal 1974 al 2007, sono stati ben 20 gli esercizi in perdita, per un rosso-monstre pari a 5,1 miliardi. Si sperava che con l’arrivo degli arabi di Etihad la situazione migliorasse ma, oltre ai soliti problemi di mercato di Alitalia sulla Penisola, dove banchettano da tempo,le low cosa, si è visto come il management del vettore di Abu Dhabi non ha certamente il tocco magico, tanto che tutte le sue varie acquisizioni, a partire da Air Berlin, non navigano in acque tanto tranquille, tanto da far tremare sia la poltrona dell’ad di Ethiad, James Hogan, sia del connazionale numero uno di Alitalia, Cramer Ball. Una Mission Impossible?

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