AutoGalleryGreenSguardo sul futuro

Alimentazione a idrogeno: un futuro realistico

Alimentazione a idrogeno? Il tema torna in auge e per Toyota Italia il carburante dell’acqua è più vicino che mai tra le alternative sostenibili. “La mia personale visione è di un futuro molto vicino per le auto a idrogeno e in particolare per le flotte aziendali”, esordisce Massimiliano Loconzolo, fleet & used cars senior manager di Toyota Italia.

“Anzitutto è una fonte inesauribile, è veramente l’alternativa sostenibile per definizione, infine non soffre i limiti di autonomia dell’elettrico”, completa Loconzolo.

L’occasione per riaprire l’argomento “idrogeno” è stata la visita allo stabilimento H2 South Tyrol di Bolzano, invitati da Toyota Italia e ospiti di Würth, leader mondiale nella vendita di prodotti e sistemi di fissaggio e assemblaggio. L’azienda ha sede amministrativa nella provincia di Bolzano e sta provando una Toyota Mirai per il top management.

Spiega il fleet manager di Würth, Manuel Riselli: “Con i nuovi stabilimenti che sorgeranno a Milano, oltre che sull’autostrada A22 (del Brennero) in prossimità di Verona, che è tra le nostre direttrici, potremo pensare a una flotta a idrogeno. Oggi l’unico inconveniente è venire a fare rifornimento in questo distributore (a Bolzano), che non è strategico per posizionamento”.

“L’Italia con il Dafi si è impegnata a livello europeo per avere entro il 2025 una infrastruttura per combustibili alternativi (25 almeno) e le colonnine per la ricarica di veicoli elettrici – continua il manager di Toyota Italia – e proprio H2 South Tyrol ne realizzerà 5: credo che per considerare l’alimentazione a idrogeno un’alternativa realistica sia solo questione di aspettare. Il Nord Italia sarà al centro dell’innovazione, come sapete Toyota ha realizzato un accordo con Eni per accelerare la diffusione delle stazioni di rifornimento e delle vetture a idrogeno. Il primo distributore aprirà a San Donato Milanese”.

Qui vi abbiamo scritto dell’accordo Toyota Italia con Eni.

Alimentazione a idrogeno, il caso H2 South Tyrol

La parte più delicata è stata conquistare la fiducia dell’Autostrada del Brennero Spa. Una volta avuta l’A22 a bordo del progetto, per H2 South Tyrol realizzare il sogno dell’impianto di produzione, distribuzione e stoccaggio di idrogeno è stato sì aprire la porta al futuro, ma una strada in discesa.

La storia comincia nel 2009, con la classica “posa della prima pietra” di quello che oggi è un centro con le pompe per rifornirsi, le bombole per stoccare la produzione, un laghetto di acqua distillata per far comprendere quanto l’elettrolisi dell’acqua attraversata a basso voltaggio porti all’idrogeno gassoso in maniera del tutto semplice. Serve solo corrente elettrica ed è il costo maggiore dell’operazione.

Tutto questo accade accanto all’autostrada che ogni anno porta nel Vecchio Continente le merci tricolore al passo di 50 milioni di tonnellate.

“Nel 2009 decidemmo per l’idrogeno perché in Europa si stava ‘muovendo un interesse’ e l’A22 rispose affermativamente alla nostra proposta – osserva Walter Huber, fondatore di H2 South Tyrol che nacque come un istituto di ricerca nel 2001 -. Capimmo subito che la parte più importante era offrire informazione, perché di idrogeno si capiva poco”.

L’impianto è stato costruito di tasca propria con fondi europei, su un terreno in affitto dall’Autostrada del Brennero. “Siamo al settimo anno di produzione e va bene, siamo andati a regime al 99% in sei anni, con 400 KG di produzione al giorno”. Oltre il 90% dell’azionariato è di tre realtà principali: A22, Alperia e Leitner che realizza impianti di risalita ed eolico. In definizione c’è un riallineamento delle quote.

Qui si produce idrogeno super-puro con tre elettrolizzatori, piuttosto grandi di dimensioni. “Sono passati 10 anni e la tecnologia anche in questo settore è evoluta: oggi potremmo realizzare cabine di produzione molto più piccole”, spiega l’ingegner Huber. Come dicevamo, il 90% dei costi sono da attribuire all’energia elettrica. All’arrivo al centro colpiscono due grandi pannelli fotovoltaici, che sono in mostra (realizzano energia per gli uffici e non di più): sono a simboleggiare che per produrre idrogeno servono due cose. Acqua ed elettricità.

“Prendiamo l’elettricità dalla rete pubblica e questo assorbe i due terzi dei costi di produzione, ecco perché il nuovo impianto lo realizzeremo vicino alla centrale idroelettrica”.

Questo nuovo stabilimento è già finanziato ed è in fase di progettazione. Si sta preparando il bando europeo per l’acquisto. “L’obiettivo è che il gestore dell’impianto idroelettrico apra una nuova attività commerciale, quella di realizzare idrogeno – aggiunge Huber -: vogliamo dare una dimostrazione ulteriore. Cioè che produrre idrogeno non è solo qualcosa di rivoluzionario, ma realistico. Facciamo un passo in avanti”. Anche i costi sono diminuiti: se nel 2009 i fondi impegnati furono 5,2 milioni, oggi ne servono 3,2,

Un nuovo decreto del novembre scorso porta la novità di potere realizzare all’aria aperta gli spazi dove l’idrogeno viene compresso a mille e 500 Bar, per immetterlo nelle pompe di rifornimento.

H2 South Tyrol, il futuro

Ma il futuro di H2 South Tyrol prevede altri progetti. Entro il 2022 dovrebbero essere cinque i distributori per l’idrogeno: 4 per auto in Alto Adige e uno ad Affi, sull’autostrada, in provincia di Verona. Nel piano ci sono anche le colonnine per la ricarica elettrica veloce (3-4 minuti, da 150KW), in tutto 33. Sottolinea Huber: “L’ideale sarebbe avere un distributore ogni 40 chilometri sulla dorsale autostradale, poi si dovrebbe rendere più capillare la distribuzione”. I costi del rifornimento: 13,7 euro al chilogrammo (alla fonte il prezzo è 11,3 euro). “Ma la linea europea dice che dobbiamo scendere a 9 euro”. In Svizzera si attesta sui 10,3 euro. Come detto, i valori sono determinati dal prezzo della corrente elettrica. Con 8/9 KG si percorrono circa 100 chilometri, in estate con consumi aumentati per via dell’utilizzo dell’aria condizionata.

Tra i primi clienti c’è la città di Bolzano che ha un parco di bus pubblici a idrogeno. Per fine anno ne acquisterà altri 10, mentre 12 sostituiranno quelli più anziani nel 2020. H2 South Tyrol ha una flotta auto a idrogeno Hyundai, che noleggia alle aziende per 890 euro di canone mensile.

Alle olimpiadi di Tokyo di cui Toyota è sponsor per la mobilità, tutti i mezzi messi a disposizione saranno motorizzati in tal modo. Infine, ”c’è un nuovo tavolo al Mise per lo sviluppo di questo carburante alternativo – conclude Huber -, è un buon segnale. Altrimenti faremo la fine che dell’industria di video e televisori: le aziende europee sono fallite tutte”.

Utile ricordare il DAFI

Ricordiamo che il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea DAFI è stato pubblicato nel gennaio 2017. Esso esprime l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio e dell’impatto ambientale nel settore dei trasporti. Il 94% dei trasporti in Europa si basa sull’oro nero, l’84% del quale viene importato.

Il decreto di legge ha stabilito anche che entro il 31 dicembre 2020 deve essere predisposto “un numero adeguato di punti di ricarica” accessibili al pubblico. La quantità è fissata tenendo conto del numero stimato di veicoli elettrici che saranno immatricolati entro la fine del 2020.

Inoltre prevede che, alla sostituzione del parco auto, autobus e mezzi di servizio, gli enti pubblici debbano acquistare almeno il 25% di veicoli a GNC, GNL, elettrici e a funzionamento ibrido.

DAFI è l’acronimo di Directive alternative fuel initiative.

Vedi qui il video della nostra visita all’impianto di Bolzano

 

Furti auto a noleggio
Precedente

Furti auto a noleggio: nel 2018 +36%, ma aumentano i recuperi

Free Now
Successivo

Free Now prende il posto di Mytaxi, servizio business per le aziende