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Ricorso degli ambientalisti contro gli incentivi per le auto termiche

Dalla politica nazionale non solo promesse elettorali, visto il periodo di elezioni, ma anche un’accusa con tanto di ricorso degli ambientalisti contro gli incentivi auto, soprattutto termiche. Accusa che tocca le economie della vendita in Italia, per come viene “aiutata” ora dagli stessi ecobonus 2022.

Ambientalisti contro incentivi auto

Gli attuali incentivi secondo molti sono deludenti e per qualcuno addirittura fallimentari,visto l’aiuto principale alle auto termiche.

Gli ambientalisti, in particolare, ricordano come a fronte di una spesa che conta già tre miliardi di fondi pubblici stanziati dal 2020 a oggi anche per auto termiche (circa 2,6 statali, oltre a 500 milioni da parte di enti locali) in circolazione ci sia un numero di veicoli a basse emissioni tra i più bassi d’Europa: 8% contro il 20% continentale.

Chi critica l’attuale politica di sostegno alla mobilità rileva sia il noto calo di vendite auto, rispetto al 2019, sia la carenza di uso per autobus e treni, riferito sempre al periodo prima della pandemia. Legambiente, Wwf Italia, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Cittadini per l’aria, con il supporto e il coordinamento della federazione europea Transport & Environment, presentano così un ricorso al Tar, contro il Decreto del 6 aprile 2022. Quello che ha definito gli incentivi per “l’acquisto di veicoli non inquinanti” fino al 2024.

Tra le motivazioni un’analisi che rileva come gran parte dei miliardi spesi siano per auto a combustione (che sono destinate alla pensione con lo stop alla produzione dal 2035) con emissioni fino a 135 grammi (CO2/km). Le associazioni dicono che in nessun altro Paese europeo si finanziano auto a combustione interna, ad eccezione della Romania (fino ai 120 grammi di CO2) e che il decreto rende complicato l’accesso ai bonus per auto elettriche (limiti sui beneficiari e tetto massimo).

Italia e Germania a confronto

Il confronto con la Germania, Paese che ha speso circa tre miliardi come noi, ma solo su elettriche (0-20 grammi) e plug in (21-50 grammi) ci interessa perché due terzi delle auto acquistate sono andate a imprese o società di noleggio e sharing. In Italia è il contrario e mentre sulle strade tedesche arrivano 660mila auto elettriche e 550mila plug in, incentivate, da noi sono quattro volte meno.

Quanto sopra, a parità di spesa pubblica, con una Germania più popolosa (80 milioni di abitanti) e le famiglie italiane che si indebitano senza compiere un analogo passo verso l’elettrificazione. Se tecnicamente e nella pratica ci sono molte motivazioni per la circostanza, dal punto di vista economico, sociale e ambientale, le associazioni lamentano un vero fallimento della politica di incentivi tricolore.

Una nuova ricetta per la sostenibilità

Le organizzazioni ambientaliste autrici del ricorso contro gli incentivi, chiedono al governo la fine di qualsiasi bonus per auto con motori a combustione e di privilegiare interventi a sostegno della riconversione industriale verso la mobilità elettrica.

Con investimenti nelle infrastrutture di mobilità sostenibile a zero emissioni. Tra le misure auspicate quelle di economia circolare, per batterie o microchip, e l’offerta di servizi di mobilità sostenibile, elettrica, digitale, pubblica o condivisa e per la ciclabilità.

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